Archivi giornalieri: luglio 20, 2019

Heidegger

Cacciari smentisce sia il nazismo che l’antisemitismo di Heidegger, il filosofo che si è trovato per un decimo di tempo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Anche Vattimo e altri , tra cui la sottoscritta, sosteniamo  l’innocenza di questa filosofia che viene segnata dal tumulto del totalitarismo come evento storico devastante. Se Heidegger  dovesse essere considerato colpevole di essersi colluso con il nazismo, allora questo processo non andrebbe fatto al filosofo ma alla filosofia in se stessa., e all’uomo in quanto filosofo, cioè uomo di pensiero che si misura con il tempo il cui tempo non dipende dall’agire di un singolo  ma dall’agire di situazioni complesse, eterogenee ed indipendenti il filosofo stesso.

Il suo legame con il nazismo si  esprime   nella  contingenza inevitabile.  E  questo non fa di Heidegger un nazista.

La sua  critica al giudaismo, molto più discutibile del tema precedente,  non aveva intenzioni politiche e persecutorie dipendenti dal clima di odio  diffuso (e comunque espresse in un contesto di ricerca personale, come se noi andassimo a sbirciare negli appunti di uno scienziato e ci dovessimo   trovare tutti i suoi schizzi, i suoi abbozzi, i suoi quesiti rimasti in corso d’opera…), ma solo speculative, che toccano lo stesso cristianesimo e tutte le grandi questioni etiche. E   questo non fa di lui un antisemita, ma solo un filosofo   cristiano che riflette sulle religioni ed i loro limiti. Cristianesimo in testa.

Premesso questo,  Heidegger si sviluppa in due periodi, il primo esistenzialista, il secondo ontologico.  H rifiuta l’etichetta di esistenzialismo,  preferendo la parola ontologismo. Si tralascia l’ultimo Heidegger legato alla pubblicazione postuma dei suoi quaderni neri (i suoi appunti privati che finiscono per venire pubblicati)   Il  maestro a cui  Heidegger si rivolge  è Husserl  per la fenomenologia, Kant per l’idealismo, Kierkegaard  per l’esistenzialismo. Ma lui non si dichiarerà nè fenomenologo, nè idealista, nè come detto  esistenzialista. In parte le tre cose unite, intorno l’idea ontologica dell’essere e del pensare l’essere.

Il periodo esistenzialista

L’esserci dell’uomo gettato a caso  nell’esistenza  è progettualità senza fine, per Heidegger, che scrive Essere e tempo. Il suo esistenzialismo   fa rifiorire Kierkegaard, il grande pensatore dell’Aut aut, delle scelte di campo radicali, dove non ci si può improvvisare.

L’uomo è l’unico essere che riflette sulla sua esistenza, dice Heidegger.

L’uomo è un essere nel mondo, condizionato e in intimità   con  ciò che lo circonda. L’uomo è aperto all’altro nel senso che non ne è insensibile. L’altro che sia persona o cosa o ente   è utilizzabilità, come noi siamo utilizzabili  dagli enti /cose/persone.

Ogni ente è ciò per cui serve e ciò che simboleggia. Esempio:la chiave di casa mi serve per aprire la porta e significa anche la mia casa. L’uomo è emozione, crea legami emotivi nel mondo. Anche se non espressi.

L’uomo pre-comprende, comprende, interpreta e asserisce. In questo ordine. L’uomo è il suo passato  (ereditato, pre-compreso, ecc)  che si articola nel presente (compreso, interpretato) e si proietta nel futuro (progettualità).

Nulla viene dal nulla. Anche un oggetto semplice e appena costruito  ha già il suo passato.

Le persone in genere vivono inautenticamente, cioè adattandosi alla massa, alla società che li circonda, facendosi trasportare dai condizionamenti. Non hanno un loro progetto personale.  Bisogna invece darsi all’autenticità. Per fare questo bisogna pensare a ciò che prima o poi ci capiterà inevitabilmente, cioè il venire della morte. L’EVENTO  della morte è certo e per tutti, quindi a tutti deve interessare. Bisogna prepararsi a  questo passo. Anticipare la morte non perché ci interessa o si desidera  morire ma perché  ce ne prendiamo carico, con consapevolezza. Non possiamo vivere la vita degli altri. Bisogna quindi rivenire nel senso di riappropiarci  del nostro passato, delle nostre radici. Per compiere l’advenire, quello che sarà.

Prendere  il mio passato e  rilanciarlo  nel futuro. Questo bisogna fare, dice il filosofo.

Tutto questo discorso parla di Essere e tempo. L’essere si compie nel tempo. Ma quale essere? Quale uomo? Cosa può arrivare a fare l’uomo dell’uomo quando arriva ad avere disponibili strumenti tecnici inimmaginabili? E quando si elegge a demiurgo del tempo e della vita?

Il periodo ontologico

Nel secondo periodo   Heidegger   riflette  sull’essere e sul  suo valore ontologico. L’essere è il fondamento dell’ente, e finisce per  scadere sul livello dell’ente, ossia non è l’ente che viene alzato all’essere, ma il contrario. Accade l’ENTIFICAZIONE  dell’essere. Da Platone in poi la metafisica ha compiuto questo errore.

Per Heidegger  invece l’Essere è DISVELAMENTO (il Velo di Maia di Schopenhauer).  L’essere è un orizzonte che si apre e che nasconde se stesso.

L’essere è un sole che sta alle nostre spalle, vediamo l’orizzonte davanti a noi ma non vediamo il sole dietro di noi.  Il sole si nasconde. Non possiamo vederlo in volto.

Ossia siamo vicini, partecipi, ma profondamente diversi. L’uomo  non può pensare di potere possedere l’essere. L’uomo non può compiere questo atto di superbia.

Dire Amo Dio e Dio mi ama è un errore che mi fa credere di possedere Dio.

Invece l’Essere è sopra di me, è più alto di me, è oltre me. Ma mi contiene,  io sono dentro  di lui. L’essere si nega per non finire nelle mani degli uomini.

E’ un passaggio complicato da riflettere con molta molta calma. E’ un pensiero che nasce dal sentimento dell’angoscia, la stessa angoscia di Kierkegaard.

La metafisica  ha sempre dimenticato questa DISPARITA’   tra luce e corpo illuminato. Aveva saputo farlo bene la teologia.  Che però era stata allontanata dalla metafisica. Rigettata nella non scienza. Declassificata a superstizione o oppio dei popoli (e qui si confonde la teologia con la religione umanizzata).

Il culmine di questa metafisica sbagliata è stato prima Hegel e poi Nietzsche, da prospettive diverse. Entrambi hanno obliato l’essere, riducendo l’essere all’uomo (Hegel)  ed elevando l’uomo all’essere (Nietzsche). Questo è quello che fa anche   la tecnologia che sopravanza l’uomo ed il suo bisogno, ridotto in poltiglia, di autenticità.

Heidegger cerca di dare le sue risposte al dominio del nichilismo. Il suo filosofare ritorna ad essere ALTO come la filosofia non lo era più da molto tempo. Le critiche del neopositivismo rivolte al filosofo non riescono a smantellare le ragioni logiche di questa ricerca, che lo stesso Wittgenstein  (neo positivista e grande logico del linguaggio) riconosce nelle loro sostanzialità.

Heidegger  è quel filosofo dell’etica  con l’attenzione alla storia, e quindi con l’attenzione alla politica,  che è il luogo della maggiore caduta.  Bisogna ripartire dall’essere in se stesso,  l’essere  che  c’è, che  si da e si nasconde nello stesso tempo. Dio  non è stato ucciso. E’ lui che si nega  (Kierkegaard).

E l’UOMO  DEVE FAR ESSERE L’ESSERE.  Questo è il suo compito.

L’uomo deve diventare la voce dell’essere, perché   l’essere ci chiama, ci parla.  L’uomo appartiene all’essere, ma non lo sa o se ne dimentica (Socrate e Platone).

Questo è il compito della POESIA la poesia è la casa dell’essere, il poeta è il pastore dell’essere. Il linguaggio del poeta è misterioso, dice e non dice, riesce a dire senza disvelarsi totalmente. Come fa l’arte. Come fa  Dio.

Dio si da ma l’uomo deve cogliere Dio che si da. Altrimenti Dio si da per nulla.

Questo Dio che si da e subito dopo si nasconde perché non vuole essere confuso con un altro qualunque, deve essere ciò su cui riflettere.

La frase finale della vita  di Heidegger  che dice “Ormai solo un Dio ci può salvare”  ribadisce questo concetto, l’impossibilità dell’uomo e la potenzialità dell’essere, così diversi ma così fatti l’uno per l’altro.

Anche H sostiene che i poeti sono pochi e gli uomini sono tanti, ma poi aggiunge che l’educazione può arrivare là dove le competenze sono limitate, come dire, immagina un futuro migliorabile dove tutti potenzialmente potranno accedere alla verità che è verità per tutti.