Archivi giornalieri: luglio 16, 2019

I grandi del pensiero

Avremo già sentito dire che dopotutto sono solo una manciata di uomini che hanno contribuito a costruire la storia del pensiero. Per  semplificazione di orientamento mi riferisco alla filosofia  così come la studiamo a scuola, nel nostro mondo occidentale, tralasciando il mondo orientale per cui si dovrebbero avere delle competenze che le Università nazionali  non forniscono per nulla.

I cinque grandi potrebbero venire individuati in questi emeriti, ossia Platone, Aristotele, Cartesio, Kant ed  Hegel.  Sono assolutamente certa su questi nomi,  non certissima  del fatto  di tenere  Nietzsche  fuori dal pugno,  ma  insisto nel volerlo considerare di certo  il sesto uomo inseribile  tra i grandi che ci hanno obbligato a guardare alla vita  con uno spirito nuovo, se non fosse per il fatto che la filosofia non si è fermata ad Hegel, anche se lui lo avrebbe voluto.

Volutamente ho escluso nella  classificazione  i pensatori religiosi o dal forte orientamento religioso, che più  che filosofi potremmo considerarli Padri dell’umanesimo, e quindi meritano di venire trattati più come  mistici  che come pensatori in senso  stretto.  Mi riferisco ovviamente a Pascal, Vico, Rousseau (che non è un mistico ma un grande umanista), Kierkegaard, Schopenhauer e forse ancora qualcuno. Ho escluso anche Marx e Freud che sono sì considerabili dei geni, ma  speciali e da trattarsi separatamente.

Platone deve tutto a Socrate, il suo maestro, non che iniziatore stesso della Filosofia come Scienza propria ed autonoma. Platone elegge Socrate a martire della verità, e supera lo stesso passando da una vita romantica e leggendaria, allergica  alla monotonia, verso un vita pronta  ad assumersi tutte le necessarie responsabilità. Da qui la fondazione dell’ACCADEMIA, il dedicarsi all’insegnamento, che in quanto tale si pone il fine di formare uomini giusti, i soli meritevoli di venire messi al governo di una polis.  Ecco la Repubblica, il primo testo politico della storia, che Platone cerco di concretizzare pur riuscendoci,  ma causandosi un’infinità di nemici.

Platone capisce che è l’Idea ad avere un valore, che è l’Idea a permettere agli uomini di capirsi e di evolversi, e che questa Idea è in se perfetta ed eterna, preesistente alla vita stessa che invece è in sè precaria e incerta. Conoscere è un RICORDARE, dice Platone, ricordare quello che il mito di Er spiega con la narrazione della biga alata che viaggiando per il cosmo iperuranico  incontra le Idee.

Conoscere è anche liberarsi dal pregiudizio, dalle false verità, dagli idoli, dalle apparenze, ma è anche un diventare adulti, capire che spesso si può rimanere soli, e che proprio per il nostro volere essere giusti  si può finire accusati dei più orribili delitti. Il mito della caverna lo insegna perfettamente.

Aristotele segue subito Platone, suo maestro, ma se ne distingue, poiché  mentre il primo si era occupato  dell’idea, del mondo invisibile,   lui invece si vuole occupare della realtà, del mondo visibile. Non rinnega i grandi sommi insegnamenti platonici,  ma proprio perché li rispetta si rende conto di dovere/potere  parlare di quelle cose che Platone aveva trascurato.

Ecco che con Aristotele la filosofia sposa la SCIENZA, cioè l’indagine dei fatti, dei fenomeni, che possono venire compresi grazie alla LOGICA, cioè all’uso del linguaggio che è quell’arte tutta razionale di mettere insieme nomi che vanno a formare frasi di senso compiuto.

Si può subito ben capire quanto questi due grandi abbiano posto le basi di un cammino che non si è più arrestato. Ancora oggi sono di uso comune termini come platonismo e neo platonismo. Ancora oggi sono di uso comune termini come aristotelismo e razionalismo legati all’empirismo e al positivismo.

Tutto rimane  più o meno così  fino a che arriva un signore  che  non si accontenta più  dei soliti schemi, che nel frattempo si erano andati complicando e smarrendo.  Sente il bisogno di voltare pagina, facendosi delle domande scomode. Si chiede fondamentalmente su cosa si appoggia il sapere. Il suo dubbio fondatore è questo: e se invece ci fossimo sempre sbagliati? e se ci fosse un essere maligno che mi ha sempre fatto credere che due più due fa quattro, ma invece non è vero? e se io fossi un sogno? Io chi sono? sono sveglio o sto immaginando?…

Questo signore si chiamava Cartesio, usciva dagli studi gesuitici, gente pratica  che non ama raccontarsi frottole,  e arriva ad una conclusione; di tutto posso dubitare, ma non del fatto che dubito, quindi io sono il mio dubbio, ossia io ” COGITO ERGO SUM”.

Platone aveva detto “Tu sei l’Idea che ricordi e persegui”. Aristotele aveva detto “Tu sei l’unico essere razionale in grado di potere conoscere e controllare il mondo”. Adesso Cartesio ci dice “Tu sei il tuo pensiero che dubita e con esso conosci, ma solo se il tuo pensiero segue un METODO preciso, sicuro, a prova di inganno”

Non bastava dire  “Cogito, ergo sum.”, sarebbe stato troppo semplice, bisognava quindi dare delle ISTRUZIONI PER L’USO. Le quattro regole del metodo erano  chiare: dubitare, analizzare, sintetizzare, controllare di avere fatto tutto giusto. Cartesio era passato dal metodo deduttivo aristotelico al metodo induttivo.

Le critiche al metodo  sono state numerose, ma erano tutte fuori luogo. Cartesio non aveva fondato un nuovo dogma, l’ennesimo di turno; aveva osservato un’evidenza, anzi, un’auto-evidenza che in quanto tale era  INTUITIVA, IMMEDIATA, FUORI DI DUBBIO.

Insomma, il fondamento perfetto di un sapere che voleva porsi come fuori discussione.

Lui stesso capisce di avere fatto qualcosa di geniale, ed infatti dopo Cartesio siamo diventati tutti razionalisti. Lascia solo un problema aperto, ossia il dualismo tra res cogitans e res extensa.  Se io sono una res cogitans però dentro un corpo che è la mia res extensa, come si collegano le due cose? Che ruolo ha il mio corpo? E che ruolo ha la mia anima? Per Cartesio vige il meccanicismo (e non poteva essere diversamente) , ogni corpo è destinato alla fine perché è soggetto alle leggi di natura, ma prioritario è il cogito, che sopravvive alla morte essendo immateriale. E Dio? che ruolo ha Dio in tutto questo? Dio è il Bene più alto, però inconoscibile.  Di lui non si può dire nulla. Certo esiste, è lui il garante della mia ragione, che altrimenti rimarrebbe fallimentare perché dubitabile.

Bene,  più di questo Descartes  non riesce a fare. Di grande è che lui riesce a mettere la RAGIONE al centro di tutto. No ai falsi idoli, no al dogmatismo, no alla superstizione, ecc, e lo fa dandoci un metodo, cosa che prima non era mai stata fatta.

Facile dire “E che genialata sarebbe?”

Chi crea una cosa che prima non c’era e che si rivela efficace, compie un passo in avanti, questo è il punto.

Gli altri due grandi saranno due giganti, entrambi padri della modernità, al pari di Cartesio, ossia Kant ed Hegel. Ma poi arriverà Nietzsche,  che da genio fuori dal tempo, riunificherà il tempo contemporaneo che lui riesce a prevedere (essendo lui stesso figlio dell’800),  con il tempo antico che nemmeno aveva vissuto. Solo a lui è riuscita una cosa così titanica.  Ma lo vedremo dopo….