Archivi giornalieri: luglio 8, 2019

Sul tema Uomo e Dio

Il legame Uomo Dio è un tema centrale nel mio pensiero.

Nessuno può dire cosa possa diventare un filosofo se non alla fine del suo percorso.

Nel mio caso la presenza della parola Dio è sostanziale nelle mie riflessioni, scelte, comportamenti e aspettative.

Tanto ho fiducia in ciò che comunemente abbiamo deciso di chiamare Dio, tanto sono scettica verso ciò che comunemente chiamiamo progresso e capacità umana di fare del Bene al proprio prossimo.

Tuttavia credo nello sviluppo della società, almeno possibile, dal momento che del domani non c’è nessuna certezza e tutto potrebbe accadere in un senso positivo.

Come dire, da qualche parte del mondo ci possono essere singoli uomini che stanno per fare qualcosa di straordinario, o semplicemente di fortuito, e questo potrebbe dire in qualunque momento l’ultima parola in merito l’andamento delle sorti.

Questo è reso possibile dall’essere libero di scegliere e di determinarsi.

E’ la presenza stessa di Dio che garantisce questa stessa libertà.

Nessun uomo o società per quanto organizzata  potrebbe avere in sè la possibilità  di controllare/determinare  per un tempo indefinito  la vita di milioni di esseri, che alla fine si autodeterminano, come atomi impazziti e fuori controllo, mentre sono semplicemente fatti per la libertà.

Certo non tutti nella stessa misura.  Ci sono gli individui di primo genere, di secondo genere, e così via. Uso la parola genere ma potremmo usare la parola natura, o categoria, o sostanza.

Tra questi diversi tipi di uomini, ci sono quelli che decidono di vivere senza Dio, quelli che decidono di vivere con la Chiesa, e quelli che decidono di vivere con Dio.

Distinguere tra la Chiesa e Dio è diventato importante.  Si entra in un dibattito delicatissimo  che non vuole diventare facilmente eversivo e distruttivo nei confronti di una Istituzione che se venisse a mancare lascerebbe a  molti  un grande vuoto, compreso me stessa.

La critica che viene fatta non è verso il ruolo storico che l’Istituzione religiosa  ha espresso nel corso dei secoli; la critica sta a monte, nell’avere nel tempo unito e persino identificato  Dio con l’Istituzione, che invece è solo la costruzione tutta politica di un modo di sentire/pensare legato alla religione e alla dimensione spirituale della vita.

Non è la Chiesa come Statuto politico ed economico che a me interessa. Quell’ analisi la lascio agli storici, ai politici, ai governi, ai movimenti civili…In questo momento è il filosofo che parla, e che si rivolge ontologicamente parlando alla parola/significato  Dio.

Quel Dio che è diventato risorsa preziosa  per richiamare la stessa Chiesa ai suoi doveri di rispetto dell’uomo e di rispetto di Dio. Penso a Lutero quando ha deciso di denunciare la corruzione dilagante nel Papato di Roma, penso a Giordano Bruno che viene messo al rogo solo perchè semplicemente  vorrebbe fare notare ai suoi superiori che la fede e la teologia  non si devono mescolare alle cose  meccaniche  del mondo. Penso a Galilei che si fa umiliare fino a diventare ceco e arrivando ad abiurare una teoria giusta e corretta, per quando perfettibile.

Penso agli anni bui dell’Inquisizione, che  ha condannato a morte molti innocenti colpevoli di essere persone qualunque e additate da meschini  individui privi di dignità. Penso alla Chiesa che si è sempre ancora preoccupata di conservare il suo potere, piuttosto che conquistare anime smarrite. E non dico altro.

I casi ricordati sono solo l’apice di un processo appunto storico che con Dio e con la sua ragion d’essere non hanno nulla a che fare.

Un collega mi ha donato un libro che si intitola Dove è Dio? , poi si è raccomandato che non lo mostrassi, quasi vergognandosene.  Il libro è fortemente politicizzato, ma  è la domanda che a me  conquista, in se stessa.

Se Dio fosse davanti a noi e si lasciasse intervistare, cosa risponderebbe di se stesso?

Da giovane pensavo che Dio fosse nell’aria, nella natura, nella vita che vive la sua danza misteriosa. Oggi so che Dio è nel cuore dell’uomo che decide di cercarlo, di volerlo, di conoscerlo, di scoprirlo, aldilà di ogni possibile muro od ostacolo.

Dio è una questione privata, ma nello stesso tempo è una questione corale, perchè Dio parla al singolo come al gruppo, alla moltitudine, meglio se moltitudini variegate e mescolate, dove le voci sono tante e diverse, ed hanno la possibilità di incrociarsi contaminandosi.

L’essere che conosce profondamente se stesso non ha paura di perdersi nelle mescolanze dei popoli. Certo, anche questo  è un problema da consegnare alla politica e alle sue priorità. Per mescolanza dei popoli intendo dire che come essere radicato nel mio credo interiore  non temo l’incontro con il diverso, che può avvenire in qualunque luogo e in qualunque tempo.

Chi sa chi è,  rimane sicuro in mezzo alle differenze, e pasce tranquillo nella propria dimora.

E’ chi non sa chi essere,  che teme la confusione che può portare solo altra confusione.

Non sto parlando alla politica, ripeto, la politica agisce mentre la filosofia comprende.

Se poi la politica che agisce ha alla base anche una filosofia che comprende ed unisce , tanto meglio.

Insomma, tornando alla domanda iniziale, Dio è l’Altro da me, è il mio generatore, espressione pura di pace e di vita, di una vita destinata alla morte cioè al trapasso, per ricongiungersi al suo principio vitale originario.

E’ il pensiero dei pensieri, è la luce delle luci, è la vita di tutte le vite, è la speranza di giustizia per tutti e per sempre, e certo non è un qualcuno che perdonerà i nostri peccati prima di morire, solo perchè qualcuno ci garantisce che così accadrà…

La filosofia è uno stimolo vitale

Respirare è vitale, mangiare è vitale, dormire è vitale, prendersi cura del proprio corpo è vitale.

E poi? Bastano queste ovvie operazioni quotidiane per garantirsi una vita degna d’essere vissuta?

Tutti conosciamo già la risposta. Sappiamo che non basta. Qualche sprovveduto sarebbe pronto a replicare che donerebbe un rene (o non so cos’altro)  per avere quella cosa/sogno che coltiva nel suo angolo di terra, E sbaglierebbe, non perchè non sia lecito sognare, ma perchè non è lecito mettere in crisi un organismo indispensabile e  perfetto per ottenere qualcosa di superfluo, che in quanto tale arriverebbe da se stesso a tempo debito senza bisogno di sacrifici inutili.

Per i sogni esiste il tempo, che è il tempo dell’attesa e della durata, ma per l’essenzialità il tempo è solo quello dell’oggi, dell’adesso, dell’ hic et nunc.

La filosofia è per mia esperienza un bene superfluo  che  contribuisce a rendere la vita degna d’essere vissuta. L’essere un bene superfluo non significa che potremmo decidere di farne a meno, significa soltanto che nell’ordine delle priorità è solo al secondo posto e non al primo.

La vita stessa si articola su più piani di sviluppo, e non possiamo immaginare una vita completa che non comprenda  beni prioritari e beni secondari.

Metto la filosofia tra i beni che offrono stimoli vitali, pur non essendo lei stessa un bene prioritario,  ma utile allo sviluppo dei beni prioritari  che di per sè  sono come una casa senza abitante,  cioè inutile.   Lo strumento principe del pensiero  è la parola che viene vissuta, pensata, detta, scritta, disegnata, sognata, intuita, progettata, tramandata, raccontata, musicata e lanciata nell’universo.

Ne elenco alcune di queste massime:

La ragione è immortale, tutto il resto è  mortale     PITAGORA

Non credere a nulla, non importa dove lo hai letto o chi lo ha detto, a meno che non sia affine alla tua ragione e al tuo buon senso.      SIDDHARTHA

La vera sapienza è sapere che si sa ciò che si sa e sapere che non si sa ciò che non si sa.   CONFUCIO

La strada che scende e la strada che sale sono la stessa identica cosa  ERACLITO

Fra i molti ostacoli che mi impediscono la conoscienza vi sono l’oscurità dell’argomento  e la brevità della vita umana.   PROTAGORA

L’uomo è un microcosmo dell’universo.   DEMOCRITO

Una vita senza ricerca non è degna d’essere vissuta.   SOCRATE

Ogni cosa in questo mondo è Llombra della sua forma ideale che sta nel mondo delle idee.    PLATONE

Imparare è ricordare   PLATONE

Ogni azione prodotta dalla natura, per natura non può essere migliore.  ARISTOTELE

Tutti gli uomini hanno un innato desiderio di sapere  ARISTOTELE

Così ogni azione  dipende da una o più delle seguenti sette cause: le possibilità, la natura, le costrizioni, l’abitudine, il ragionamento e l’appetito.    ARISTOTELE

Non c’è niente nella  mente che non sia stato prima nei sensi.  JOHN LOCKE

L’uomo più ricco è quello che si accontenta di poco.   DIOGENE

Ama e fa quel che vuoi.    AGOSTINO DI i IPPONA

Ciò che ha reso Adamo capace di obbedire ai comandi lo ha anche reso capace di peccare.   AGOSTINO DI IPONA

La conversazione segreta è un incontro diretto tra Dio e l’anima, libera da ogni costrizione materiale.   AVICIENNA

Noi crediamo che Tu (Dio)  sia qualcosa di cui nessuna cosa possa pensarsi superiore.

ANSELMO D’AOSTA

Sono morto come minerale e risorto come pianta. Sono morto come pianta e ancora risorto come animale. Sono morto come animale e risorto come uomo.     MUHAMMAD  RUMI

So che tutto ciò che so non è Dio, e che tutto ciò che io posso consepire non ha con Lui somiglianza.       NICOLO     CUSANO

La massima felicità è raggiunta quando un uomo  vuole essere quello che è.                      ERASMO DA ROTTERDAM

 

 

La filosofia antica

La FILOSOFIA nasce nel mondo greco, prima con la presocratica, poi con la sofistica contro la quale si schiera Socrate, e quindi con l’ellenistica.
TALETE, ANASSIMANDRO, ANASSIMENE, PITAGORA, ERACLITO E PARMENIDE, EMPEDOCLE, ANASSAGORA E DEMOCRITO sono i grandi autori che cominciano a farsi domande sull’origine del mondo, sul senso delle cose, sul senso della vita, su come la filosofia che già nasce con la parola metafisica per potersi distinguere dalla fisica, potesse dare il suo contributo alla qualità della vita.
Per lo meno, è ovvio che stiamo parlando di una certa branca del sapere, che non ha nulla a che vedere con il pensiero orientale o di altri parti del mondo, quel pensiero che noi Occidente ereditiamo e facciamo nostro.
Pitagora è entrato nell’immaginario collettivo per il suo pallino del NUMERO, che lui vede come l’unico segno di perfezione possibile, addirittura rivestendolo di un significato religioso. Da Pitagora seguirà da un lato la celebrazione della MATEMATICA come sapere perfetto, e anche la tendenza ad unire il mondo dei numeri al mondo del mistero e della magia.
Eraclito è diventato celebre per il suo PANTA REI, e per la teoria del DIVENIRE, diventando il primo sostenitore del TUTTO SI TRASFORMA, ineluttabilmente. Di visione pessimistica, viene associato al pianto. Può essere considerato il padre dello stoicismo.
Parmenide viene considerato il padre del dualismo essere e non essere.
Empedocle il padre della chimica.
Anassagora il padre dello spiritualismo.
Democrito è il primo a sostenere che tutto è fatto di materia, e che la forma di materia prima è l’atomo. In altre parole è il fondatore dell’atomismo che significa materialismo, da cui deriva la negazione dell’esistenza dell’anima in quanto corpo immateriale e un modo di guardare alla realtà che è fatto di meccanicismo. Viene considerato il padre della fisica. Di visione ottimistica, viene associato al riso. Considerato il padre dell’epicureismo.
I due autori significativi della sofistica saranno PROTAGORA e GORGIA. Possiamo vedere in Protagora il primo umanista del pensiero, colui che asserisce L’UOMO COME MISURA DI TUTTO. Gorgia è più celebrale, meno pragmatico, già intuisce la precarietà del vero, del certo, dichiarando come sola cosa certa la sola INCERTEZZA.
Con l’Ellenismo le due scuole di pensiero dominanti, cioè lo stoicismo e l’epicureismo, si rincorrono, la prima elogiando l’arte del sopportare senza lamentarsi e del vivere in maniera equilibrata, fino a perseguire l’atarassia; la seconda elogiando l’arte del rifuggire il dolore, cioè il controllo delle passioni fino alla giusta via di mezzo.
Dopo i due giganti del pensiero greco, ossia PLATONE E ARISTOTELE, che molto devono all’insegnamento di SOCRATE, il padre stesso della filosofia in quanto tale, la filosofia cosiddetta antica si conclude con PLOTINO, AGOSTINO, SCOTO E ANSELMO D’AOSTA.
Plotino è il primo che aggancia la filosofia alla religione, ossia all’idea dell’esistenza di un Essere fuori della ragione, fuori della scienza, fuori della materia. E’ un salto spericolato ma inevitabile.
I primi padri della Chiesa faranno il resto, ossia metteranno accanto e poi prima della stessa filosofia la stessa teologia, che diverrà dominante e prevaricatrice.
Ecco, nella filosofia degli infanti del pensiero c’era già tutto, già erano stati seminati i germi di quello che poi accadrà nella filosofia moderna, ossia il contrasto tra ciò che l’uomo volesse fare da se stesso per se stesso ed il contrasto tra ciò che l’uomo non si vuole decidere a farsi bastare, mettendo accanto a se e sopra di sè l’idea di una Presenza Altra, Indimostrabile, Sconosciuta, Scomoda, Negata, Perseguitata, eppure tanto ineliminabile.
TOMMASO D’AQUINO  ha cercato di salvare capra e cavoli, ha cercato di dirci che l’una visione legata alla fede non entrasse in conflitto con il bisogno tutto animalesco di comportarsi secondo ragione. Ha preteso di dirci che proprio la ragione ci dà le prove dell’esistenza di Dio.
Il risultato è stato negativo. Non ci credeva nemmeno lui, perchè così facendo o si riduce Dio alla misura dell’uomo, o si eleva l’uomo alla misura di Dio, il che è francamente non razionalmente asseribile.