Archivi giornalieri: maggio 18, 2019

Marcuse

Marcuse è un filosofo che lavora negli Stati Uniti ma proviene dalla Scuola di Francoforte.

Collabora com Erich Fromm che è uno psicanalista.

Nel 1968 negli USA  inizia la contestazione hippie come grande fenomeno rivoluzionario giovanile fatto di oceanici spettacoli di piazza, adunate intercontinentali di nuove generazioni che inneggiano al motto “Fate l’amore, non fate la guerra”

Questo  movimento in apparenza   spontaneo  nasce da infuenze pregresse, che trovano i loro pressuposti in  Marx , Freud ed Hegel. Da Marx hanno ereditato le rivendicozioni di una condizione lavorativa più giusta, dove l’uomo ed il suo diritto di essere umano deve essere al centro;  da Freud hanno ereditato la libertà sessuale ed il sesso visto non più come tabù ma come espressione incondizionata; da Hegel hanno ereditato lo strumento dialettico, che vede tutto in sviluppo ed in perenne mutamento, ma soprattutto  il rifiuto   della ragion di stato che tutto dominava ed appiattiva.

Il 68 è inoltre erede dei   più grandi dissesti mondiali e culturali, che hanno visto lo scontro tra fascismo/nazismo e mondo borghese, lo scontro tra totalitarismo sovietico e imperialismo americano, lo scontro tra avanzamento tecnologico e perdita delle proprie radici.

Scrive due testi centrali, EROS E CIVILTA’   e  L’UOMO A UNA DIMENSIONE.

Lo stesso HEIDEGGER e  RUSSEL  hanno avuto il loro ruolo in questo nuovo incedere della società libera che scende nelle piazze a  reclamare un nuovo modo di vivere, senza più tabù, restrizioni, convenzioni/istituzioni  accettate come  indiscutibili.

Mentre per Freud la repressione era interna nell’uomo, nel suo inconscio e nel suo super es, per Marcuse la repressione da smantellare era ed è esterna, dipendente dalle   strutture sociali.

Tutto viene messo in discussione, il fine della vita non può essere il lavoro e la famiglia così come ce l’hanno imposta, e quindi al provvido PROMETEO che simboleggia l’uomo lavoratore si oppone il nuovo  ORFEO O NARCISO,  ossia l’elogio del piacere contro l’elogio del dovere.

La società, per Marcuse, va semplicemente rovesciata: al centro di questa RIVOLUZIONE UMANA E SOCIALE sta l’uomo emarginato che non vuole più essere emarginato, sta l’escluso, il reietto, il non ricco che però se ne frega del diventare servo del sistema.

Appare un progetto estremamente semplificato, immediato, che fa istintivamente  presa sui semplici o sulle persone che si sentono direttamete chiamate a diventare protagonisti. In un certo senso così sarebbe ma sarebbe una lettura riduttiva.

Purtroppo questo movimento che si presenta così liberante e liberatore, per non dire libertario, cade in trappole o in vuoti di contenuto. In parte viene fatto scadere dalla grande circolazione di droga che richiede e che permette, in parte viene fatto scadere da sperimentazioni di vita comunitaria che da un inizio idilliaco finiscono per  rimanere vittime di varie eccessi, tra cui la mancanza totale di regole.

Insomma, come dire, si è voluti passare da un eccesso di rigorismo ad un eccesso di permessivismo.

In Italia, ma solo in Italia, il 68 ha invece avuto anche scadimenti legati al terrorismo di sinistra e di destra,  ha cioè avuto chiari intrecci politici, dovuti alla nostra particolare storia legata al fascismo e alla resistenza partigiana, legata ad un socialismo/comunismo che non seppe fare la sua parte come e quando avrebbe dovuto, contro un certo paese che si è ostinato per le più varie ragioni a rimanere di destra,  senza riconoscere la bontà più presupposta che esercitata della sinistra.

Ma questo merita un articolo a parte.

 

Decolonizzazione e Neo colonialismo

DECOLONIZZAZIONE  E NEO COLONIALISMO

La fine della seconda guerra mondiale ha significato doversi prendere cura di un mondo che era profondamente mutato nei suoi equilibri e nelle sue aspettative di crescita.

La nuova parola d’ordine dopo RICOSTRUIRE   diventa DECONOLIZZARE, ossia lasciare le terre ai loro popoli, l’Asia agli asiatici, l’Africa agli africani ecc…come l’Europa agli europei, un Europa che cominciasse a pensare al plurale, a sentirsi un organismo unito e non in perenne conflitto.

All’Europa di oggi si è potuti arrivare anche attraverso il principio sopra descritto,  e quindi i nuovi Stati uscenti dal  conflitto avevano come priorità quella di RICOSTRUIRSI SENZA PIU’ AGGREDIRSI, al costo di dovere abbandonare del tutto   le  proprie logiche aggressive   ottocentesche.

IL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI    è stata una politica voluta dalle due superpotenze, che si attendevano di guadagnarci da questa ridisegnazione degli Stati, e una politica voluta dalle stesse colonie dove sono andati nascendo i movimenti nazionalisti ed indipendentisti.

Questo processo di deconolizzazione dura dal ’45 al ’75, e moltissimi Stati prima asserviti   acquistano la loro sovranità.    Non senza conflitti, non senza battaglie, non senza scontri e resistenze, soprattutto  da parte francese, per il principio conosciuto che vede la Francia come potenza accentatrice mentre gli inglesi hanno avuto nella storia una politica coloniale più pragmatica e meno assolutistica.

In breve, l’INDIA  ottiene l’indipendenza dagli inglesi  nel  47 insieme al PAKISTAN, da cui si divide, attraverso la storica impresa pacifica del loro leader, Gandhi a religione indù, e di Nehru a religione musulmana. Questo complicato processo di separazione determina la guerra del KASMIR  e la stessa divisione del Pakistan in governo occidentale e governo orientale (BANGLADESH)

Il VIETNAM  (parte dell’Indocina che scende in rivolta)  si prende   l’indipendenza dalla Francia nel 45 attraverso il suo leader comunista  HO CHI MINH, ma     solo nel 54 ottiene   l’autonomia,   dopo anni di lotte sanguinosissime, che vedono la rivoluzione comunista concludersi positivamente.  E’ la prima volta che un paese OCCIDENTALE E DOMINATORE   riceve una pesante sconfitta militare, e questo segna un punto di svolta.  Al tavolo delle trattative nascono 4 stati  indocinesi: CAMBOGIA, LAOS, VIETNAM DEL NORD (COMUNISTA) E VIETNAM DEL SUD (protettorato USA).

Seguono altri Stati nascenti, come le FILIPPINE, lo SRI LANKA. la Birmania, Singapore, la Malesia e l’Indonesia.

Nel MEDIO ORIENTE nel 45 ottengono subito l’indipendenza il LIBANO e la SIRIA, e poi IRAQ, TRANSGIORDANIA E ARABIA SAUDITA.  Tutti questi paesi si uniscono nella LEGA ARABA,  a cui si aggiunge l’EGITTO E LO YEMEN.

L’EGITTO   era uno stato libero già dal 22, ma nel 52 vive un colpo di stato interno contro il suo dittatore FARUK  che trasforma la monarchia assoluta in  REPUBBLICA COSTITUZIONALE. Il  nuovo governo nelle mani di NASSER nazionalizza il canale di SUEZ, causando la reazione di Regno inglese  Francia e Israele. I primi bombardano IL CAIRO e gli ultimi assediano il SINAI. La situazione si fa esplosiva e si risolve con le minacce di intervento URSS E USA. Sono le due superpotenze  che obbligano Nasser a rivedere la politica su SUEZ, a dimostrazione del fatto che ormai siamo in un mondo a DIRETTIVA    URSS-USA, dove il potere europeo non conta più molto.

NEL NORD  AFRICA   FRANCESE    ci sono colonie che ottengono pacificamente l’autonomia ed altre no. Tra le prime c’è il MAROCCO E LA TUNISIA,  tra le seconde c’è l’ALGERIA. In Algeria scoppia una guerra interna  che inizia  nel  54,  tra il FRONTE NAZIONALE ALGERINO e i francesi sia interni che esterni. Da questo fatto inizia il terrorismo islamico che arriva in Europa. La guerra si conclude nel 62, tra DEGAULLE   E L’ALGERIA INDIPENDENTE.

NEL CENTRO  AFRICA gli stati che arrivano all’indipendenza sono il SUDAN nel 56, NIGERIA, SIERA LEONE, UGANDA, RUANDA, BURUNDI nel 62 ,  MALAWI, ZAMBIA, TANZANIA, GAMBIA e  BOTSWANA nel 68.  Nello ZIMBAWE  si arriva all’indipendenza solo negli anni 70, dopo una durissima guerra interna.  Lo stesso per il KENYA.

La lista dei paesi africani che arrivano a reclamare la loro autonomia sarebbe ancora lunga…ma due  parole sulle ex colonie italiane vanno dette:  ETIOPIA, ERITREA, LIBIA E SOMALIA ottengono il loro Stato tra il 41 (Etiopia)  e il 60 (Somalia).

Un discorso a parte merita il SUD AFRICA  che vive il doloroso episodio dell’APARTHEID RAZZIALE. Nel 63 le NAZIONI UNITE impongono   L’EMBARGO ECONOMICO per indurre il governo dei bianchi ad abbandonare il razzismo,  ma solo  una lunga  azione politica e di resistenza  pacifica portata avanti dal loro leader NELSON MANDELA   riesce a porre fine alla segregazione razziale.

Altro discorso mirato va fatto per la nascita  dello STATO DI ISRAELE.

Nel 1948  nasce Israele che accoglie migliaia di profughi ebrei che decidono di andare a vivere in una terra da dove non sarebbero più stati perseguitati e cacciati.  Questo ritorno nella terra dei padri però crea un nuovo conflitto interno, tra ebrei e palestinesi, che si vedono togliere una parte di terra che considerano propria. Inizia una serie di guerre fatta di tentativi da parte israeliana di allargarsi, e fatta di resistenza da parte palestinese. Il primo scontro si conclude con la sconfitta araba.  Uno scontro specifico accade tra Telaviv  e Israele, dalla cui guerra nasce lo stato indipendente di Giordania, mentre GERUSALEMME  occupata sia ad ovest che ad est  viene dichiarata capitale di Israele. La tensione cresce altissima, l’Onu propone la nascita di DUE STATI AUTONOMI, ma la Palestina si oppone. Segue la guerra dei sei giorni nel 67 dove Israele occupa dei territori  e poi del Kippur nel 73, che  vede URSS pro Palestina e USA pro Israele. I palestinesi non accettano la sovranità degli ebrei, e gli ebrei non vogliono ritirarsi dai territori. Non solo, questa zona interessa tutti, per la forte presenza di petrolio, e una serie di paesi mediorientali tra cui l’Iran prende parte alle trattative tra le due super potenze già in campo.  Come risposta a tutto questo  in Palestina nasce l’OLP cioè l’organizzazione per la liberazione della PALESTINA, capeggiata da Arafat, che inizia la strategia del terrore e sostenendo la distruzione di Israele. Israele non rimane certo a subire, reagisce con tutta la propria forza militare e gli appoggi statunitensi.

Per quanto riguarda il sottosviluppo e i cosiddetti  paesi del TERZO MONDO, si può dire che questi nuovi popoli  NON ALLINEATI alle due super potenze e alla ricerca di una loro cooperazione indipendente, sono in via di sviluppo  e necessitano veramente di tutto,  da una amministrazione statale adeguata a una classe dirigente non corrotta, da un’economia agricola  sviluppata  alla necessità  di tecnologia e sovrastrutture,  dal controllo della natalità esponenziale  ad un programma di alfabetizzazione  capillare, dal bisogno di politiche stabili  ad appoggi economici adeguati.

Tutto questo diventa terreno fertile per il riproporsi di nuove forme di NEOCOLONIALISMO,  che propongono vecchi schemi di sfruttamento e di sottomissione dei popoli. Un esempio classico di questo nuovo colonialismo è dato dalle SETTE SORELLE ossia i sette stati industrializzati che si mettono a capo  delle risorse petrolifere e ne fanno un monopolio a discapito dei paesi in via di sviluppo. 5 stati USA + Regno unito + Olanda sarebbero gli stati capitalisti. Inoltre in sede di politiche commerciali i paesi svantaggiati vengono penalizzate da politiche capitalistiche che fanno solo aumentare il divario tra  paesi ricchi e paesi poveri.

In AMERICA LATINA  gli USA mettono in campo un loro proprio NEOCOLONIALISMO, con lo sfruttamento delle immense  risorse locali. Contro questa ingerenza estera  l’atteggiamento politico è quello paternalistico, populistico, demagogico e plebiscitario, volto all’assistenza pubblica, alle politiche sociali e al riscatto di concessioni straniere.  Un esempio ne fu la dittatura argentina populista di PERON, volta all’autarchia e alla nazionalizzazione, che governò dal 46 al 55.

Altro esempio di rivolta al capitalismo   è la rivolta di CUBA dal dominio USA. La dittatura di Batista del 59 con un colpo di stato,   fa di Cuba  nel 61  un centro comunista pro URSS in piena vicinanza USA, al quale gli USA rispondono   con l’embargo commerciale e con lo sbarco di anticastristi; Cuba resiste  e si arriva sul punto di un terzo conflitto mondiale, sventato da politiche  diplomatiche e strategiche all’ultimo minuto. La Russia ritira le navi cariche di missili che avrebbe dovuto sbarbare a  Cuba, e  Cuba diventa un paese leninista marxista in piena area occidentale capitalista, protetto comunque dall’Urss che sarebbero intervenuti in qualunque momento in caso di attacco Usa.

 

La contestazione dentro gli anni della coesistenza pacifica (prima parte)

La CONTESTAZIONE  negli anni della coesistenza pacifica

I momenti critici della lunga coesistenza pacifica tra i due grandi blocchi  sono stati la rivolta ungherese e la presa del Canale di Suez, poi Cuba. Con Cuba si rischia il terzo conflitto mondiale e allora si pianifica un protocollo che assegnasse ad un preciso incaricato la responsabilità di decidere un possibile conflitto nucleare. Il conflitto era voluto da Castro e Che Guevara, ma viene  bloccato dalle grandi super potenze e dalla diplomazia internazionale.

RAGIONI DELLA CONVIVENZA:  Le due super potenze sono rimaste in dialogo  sia per dimostrare le rispettive superiorità, sia per discutere di problemi comuni, sia per la paura di possibili conflitti che sarebbero stati disastrosi.

Dal 1963 si pratica una linea telefonica diretta tra Washington (Casa Bianca)e Mosca (Cremlino), che arriva ad un accordo principe, cioè al divieto di fare esperimenti nucleari per cielo o mare.  Il trattato SALT1  del 1972  proibisce ad entrambi la costruzione di nuovi MISSILI INTERCONTINENTALI. Sempre nel 72 le due Germanie riconoscono le reciproche frontiere.

Questi accordi per la COESISTENZA PACIFICA si suggellano  con l’ATTO FINALE DI HELSINKI tra il 72 e il 75, dove si concorda che gli USA non avrebbero mai invaso le zone ad influenza sovietica  ma i russi avrebbero rispettato i diritti umani dei paesi sotto il loro controllo. Questo secondo vincolo strideva con la realtà dei fatti, ed è l’elemento primo che determina  l’indebolimento del consenso generale pro URSS.

Di fatto la convivenza pacifica tra le due Germanie risulta essere costellata di continui omicidi/suicidi e tentativi di fuga. Il MURO  di Berlino costruito in una notte perchè la gente lo passava di notte (il confine virtuale) cercando di scappare verso la parte opposta, diventa un simbolo di oppressione che finalmente viene distrutto dalla popolazione in festa nel novembre del 1989, a seguito di una lunga pianificazione mirante alla fine del comunismo. Non che il crollo del muro abbia risolto tutto, anzi, alcuni problemi sono finiti per lasciar spazio ad altri.

Nel frattempo, dopo la fine della rivoluzione a Cuba, il generale Che  va a combattere per nuove rivoluzioni in BOLIVIA, COLOMBIA, PERU, URUGUAY, VENEZUELA E GUATEMALA,  fino a che verrà fatto eliminare dai suoi avversari politici.

Nel 1973 in CILE scoppia un colpo di stato appoggiato dagli USA che permette l’ascesa al potere del socialista  ALLENDE. Allende muore e gli succede il generale  PINOCHET, che diventa l’autore di una sanguinosa operazione di morte verso i dissidenti e gli oppositori. Centinaia di giovani oppositori al regime  vengono fatti sparire (caricati su aerei da dove venivano lanciati nel mare) senza lasciare traccia, e prenderanno il nome di DESAPARECIDOS. Dopo il  CILE  la dittatura militare si sposta in ARGENTINA, poi  in Brasile  e in Uruguay.

Queste dittature di destra dei paesi latini  rimarranno fino agli anni 80.

Un territorio che ha visto invece la guerra in casa da parte dei due blocchi sarà il VIETNAM, già diviso in due repubbliche opposte. Scoppia una guerriglia comunista vietnamita  contro il sud (quello pro Usa) a cui reagiscono gli Usa con l’invio prima di armi e poi di militari. L’ordine di guerra parte da JOHNSON,   successore di Kennedy, convinto che perdere il Vietnam significava perdere tutta l’Indocina (come infatti accadrà)

La guerra americana in Vietnam si rivela da subito un errore. I vietcong  si rivelano tenaci oppositori, conoscevano il territorio, e  impostano una resistenza nella giungla, dove i mezzi corazzati non potevano entrare, e dove ne i bombardamenti continui ne l’uso del gas infiammabile al napalm   riesce a stanarli. Il Vietnam organizza l’offensiva dei TET cioè dei contadini del sud  e riesce ad avere la meglio,  a cui segue la reazione americana, ma ormai  la popolarità degli americani  in patria  arriva al minimo consenso storico. Nixon sotto il bersaglio della CONTESTAZIONE POPOLARE  si trova a decidere se passare ad uno scontro mondiale coinvolgendo l’Urss e la Cina, o programmare il RITIRO. Nel 73 gli USA si sganciano da questa area a patto che il nord avrebbe riconosciuto l’autonomia del sud. E’ la prima grande sconfitta degli USA.

Nel 1976 il Vietnam  del nord vince sul Vietnam del sud e si  unifica  unificato in una sola Repubblica comunista. Lo stesso accade a LAOS E CAMBOGIA. Tutta l’Indocina quindi diventa leninista marxista, dopo l’inutile sacrificio americano di 50.000 uomini. In Cambogia seguirà anche la dittatura di POL POT che sarà una delle più crudeli e sanguinarie.

Nel frattempo le due superpotenze si trovano a sfidarsi  NELLA CONQUISTA DELLO SPAZIO.  Nel 1957  è l’URSS a lanciare il primo satellite artificiale, lo SPUTNIK. Nel 61  YURI GAGARIN riesce a compiere l’orbita completa intorno alla terra.

Gli americani reagiscono intensificando le loro ricerche e nel 1969  si ha il primo sbarco sulla LUNA per opera di AMSTRONG , che poi la propaganda sovietica  cercò anche di smentirlo, ma rimane un evento storico (salvo dimostrazioni attendibili del contrario per ora non dimostrate)

Se negli USA la popolarità interna cresce, questo  non accade nell’URSS, dove inizia un sempre più capillare movimento di rivolte e di CONTESTAZIONE CONTADINA, afflitta da condizioni di vita miserrime, dalla mancanza di cibo e di beni di prima necessità. CHRUSCEV nel 1964 è costretto alle dimissioni. Succede   BREZNEV  che mantiene intatto l’apparato totalitario e burocratico. Comincia all’interno a diffondersi il dissenso da parte di intellettuali come  SOLZENYCIN  che scrive il suo ARCIPELAGO GULAG.

Più il sistema si irrigidisce, più cresce la MANCANZA DI FIDUCIA DA PARTE DELLA POPOLAZIONE, che ormai non crede più nel comunismo.

Intanto nei paesi satellite  cresce una certa volontà di rivolta,  fino alla PRIMAVERA DI PRAGA  in Ungheria  del 68. Il capo della rivoluzione reclama libertà sindacale, l’autonomia dei partiti, l’abolizione della censura, la liberazione dei  prigionieri politici e la nascita di uno  STATO FEDERALE.  Fortissima è la repressione, ma la cosa suscita un fortissimo eco in occidente che ormai comincia a dissociarsi in toto dalla politica sovietica, partiti comunisti in testa. Lo stesso tentativo di rivolta soppresso nel sangue  accade in Polonia.

Negli USA    intanto sale al governo un presidente particolare, JOHN FITZGERALG KENNEDY, con un forte programma progressista.

Sono due i grandi errori commessi da Kennedy, quello del rischio del terzo scoppio, che evidentemente nessuno aveva saputo prevenire, e quello della BAIA DEI PORCI, che mirava a sollevare il popolo cubano contro FIDEL ma invece gli anticastristi in fuga verso la Florida e fatti sbarcare apposta nella baia, falliscono miseramente, perchè il popolo si schiera per   il cambiamento rivoluzionario. I suoi servizi segreti evidentemente gli passano informazioni non corrispondenti al vero.

Kennedy poi verrà ucciso da un fanatico e probabilmente la sua fine prematura e tragica, oltre che straordinaria, lo fa entrare nella storia con meriti più ingigantiti che sostanziali.

Una pagina a parte verrà dedicata proprio alla GRANDE CONTESTAZIONE GIOVANILE del   68, che nasce proprio in Usa e che poi si svilupperà anche in Europa e non solo.