Tutti al mare…

 

 

 

 

Per una ragazzo di 10/11 anni andare in gita con la propria classe al termine di un lungo periodo passato insieme,  è senz’altro un’impresa da ricordare.

Loro sono i fanciulli delle quinte A  e  B; in gita ci sono andati due giorni, quasi 38 ore di vacanza continuative,  tradotte fanno 2280 minuti, e tradotte in secondi fanno 136.800 attimi di felicità.

Quando una classe della scuola primaria va in uscita didattica   praticamente lo sa tutta la Scuola, ma forse tutto il paese…; sono in fibrillazione continua  i genitori che accompagnano i loro pargoli alla partenza e che poi li verranno  a riprendere al ritorno dopo una lunga attesa senza fine….

E i ragazzi hanno partecipato tutti, nessuno escluso, tutti allegramente uniti  “nel cuore e nello spirito”   in questa speciale avventura (dove  per l’unico assente è stato mandato un saluto caloroso e  collettivo  via rete).

In gita siamo andati alle Cinque terre, il programma era camminata il primo giorno sui sentieri tra Corniglia e Vernazza, e poi il secondo giorno  tra Vernazza e Monterosso. Ma dopo la camminata della prima tappa, e dopo alcuni piccoli imprevisti vari (bambini che si sono svegliati con il mal di pancia o il mal di testa, oppure con i piedi doloranti per avere camminato con scarpe inadeguate ecc…), le maestre con le guide del Cai hanno deciso di cambiare il piano di marcia.

La sentenza è stata unanime: niente camminate lunghe e faticose su per sentieri ripidi e sotto il sole cocente, piuttosto una piacevole attraversata  per i borghi con il treno panoramico, che qui in questo lembo di Liguria è davvero generoso di luce, colore, sensazioni e turismo internazionale.

I ragazzi esplodono in un grido di approvazione; Luca non dovrà ridursi allo sfinimento, Arianna avrà il tempo di riprendersi dal mal di testa, Giacomo  potrà far riposare meglio il suo ginocchio già fasciato, le bambine più delicate non dovranno preoccuparsi di sentirsi male in mezzo ai boschi dove solo un elicottero potrebbe raggiungerle, i più  sfaticati si potranno risparmiare tante energie, e siamo tutti, maestre comprese, più rilassate.

La loro forse prima notte lontano da mamma e papà è stata vissuta dai più come una sorta di notte prima degli esami. Nessuno ha avuto l’idea di dormire troppo presto, e tutti hanno avuto l’intenzione  di darsi un gran da fare a organizzare il loro tempo lontano dagli sguardi indiscreti delle  stesse insegnanti.

Dopo la cena, dopo una piccola festa con ballo offerto dalle ragazze e dopo  la  consegna di medaglie offerta dalle maestre, non c’è rimasto che il ritiro nelle stanze dove era in programma un pigiama party.

Qualcosa avevamo  captato trai passaggi fugaci dei ragazzi che uscivano da una stanza per entrare in mucchiata nelle altre, ma anche ascoltando i loro discorsi che  venivano scambiati sul pullman incuranti delle orecchie che ovviamente non potevano non sentire. Praticamente per una buona mezz’ora il piano dell’Hotel che ci ha con tanta pazienza ospitato,  si è trasformato   in una specie di manicomio allegro, dove gli adolescenti in erba si sono trasformati in piccole formiche indaffarate  a costruire in tempo veloce il loro castello di sabbia.

Noi maestre  ci siamo messe con le sedie sedute nel corridoio, a Guardia vigilante della situazione. Sembravamo quelle megere  vestite di nero che si trovano nei paesini abbandonati di qualche borgo sperduto del paese mentre che recitano il rosario,  e   intanto che stavano lì a raccontarcela, ogni tanto qualche porta si apriva per poi subito richiudersi, tra il deluso e il divertito…

Ad un certo punto  siamo  andate a dormire, più per necessità fisiologica che per certezza di potere abbandonare la veglia. I ragazzi invece, speranzosamente chiusi nelle stanze l’uno a guardia dell’altro,  chissà a quale ora si sono decisi a chiudere gli occhi…

L’indomani  al mattino alle 6  già le prime ragazze erano per il corridoio a bussare alle porte delle altre stanze, e così abbiamo capito che il riposo era finito e che occorreva rimettersi in pista. Quarantaquattro studenti, quarantaquattro valigie da recuperare, quarantaquattro stanze da controllare prima di lasciare l’Hotel, quarantaquattro raccomandazioni a  che non lasciassero nulla in giro,  dimenticato. Non avevamo previsto invece  che proprio  l’albergo si fosse dimenticato di preparare a Noi   il mangiare a sacco, e così  abbiamo tardato la ripartenza di almeno un’ora.

In questa occasione di festa tutti si sono trasformati  in fotoreporter; chi munito di piccole fotocamere, chi di macchine fotografiche usa e getta, e chi munito di veri e propri dispositivi tecnicolor tra i più avanzati. Mi sono divertita un mare a riprenderli, cercando di coglierli nella loro spontaneità e spensieratezza  fanciullesca.

Improvvisamente i ragazzi turbolenti si sono trasformati in agnelli, le bambine riservate  in simpatiche ragazze pronte alla battuta, i fanciulli ombrosi in  presenze rilassate e dagli occhi  ridenti.

Dentro di loro chissà quali pensieri stavano affollati: e quando più mi ricapiterà di andare in vacanza con Giorgia, o con Jacopo, o con Davide, o con Fabrizio…?, avranno pensato tra sé…Certo, forse mai più, perchè molti di loro sono pronti a salutarsi e a perdersi nel tempo, destinati  a percorsi tra i più diversificati.

La visita del borgo di Manarola è stata vincente: arrivo nel paesino, attraversata della stradina centrale fino all’incrocio col mare, camminata lungo il sentiero panoramico fino al suo termine, sopra di uno spiazzo baciato dalle onde che si frangevano rumorose e profumate contro gli scogli.

Qui si è fatta colazione, anzi, il nostro meritatissmo   pranzo al sacco, ed una mela si è precipitata tra le urla divertite  dei ragazzi  nelle acque schiumose, diventando cibo per i pesci.

Quando siamo arrivati a Monterosso per l’ultimo bagno previsto, i ragazzi non vedevano l’ora di ributtarsi tra le onde. Prima il rito della crema, poi le infinite raccomandazioni, e infine tutti di corsa nell’acqua.  I maschi erano ovviamente muniti dell’irrinunciabile palla, le bambine di efficienti occhialini per andare a caccia di pesci  o di conchiglie biancheggianti. Le ragazze   non hanno perso l’occasione di esibire i loro coloratissimi costumi, ed i ragazzi le loro abilità nel fare il tuffo più atletico (senza il  pericolo di scogli insidiosi).

Se avessimo avuto il secchiello e la paletta giuro che anche le maestre avrebbero finito per mettersi lì a costruire corridoi serpeggianti sulla riva di quel lembo di spiaggia ridente. Un bagnante che ci aveva visto anche il giorno prima ci ha chiesto “Ma è sempre la stessa classe di ieri? Non vedo Luca?”  Poco prima proprio Luca mi aveva confidato con  i suoi occhi a mandorla lucenti    “Maestra, è il mio primo bagno in Italia…” Insomma, ecco, non siamo passati inosservati, una colonia di  ragazzi tutti insieme in fila per due (si fa per dire),  tenuti  a freno dalle voci  e dai fischietti dei loro istruttori/maestri, c’è da crederci  che  si fanno sentire e ricordare…

Solo una cosa è altrettanto  certa, tutti, in maniera diversa ma speciale,  ci porteremo dentro per sempre questa meravigliosa avventura.

“SIATE IL MEGLIO”… DI VOI STESSI,  RAGAZZI, QUESTO E’ IL NOSTRO AUGURIO!!!

Un augurio  di cuore   che abbiamo voluto lasciare scritto sulla loro maglietta con la fotografia  IMPRESSA  SOPRA di tutti i compagni.

Ecco, siamo tornati a casa sani e salvi, tutti felici e contenti, come era giusto che fosse, e come  dovrebbero essere tutte le vacanze di questo mondo….

CIAO CIAO CIAO A TUTTI VOI

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