E’ di scena Daniele Novara con gli insegnanti

Il Teatro Carcano è effettivamente pieno, le poche sedie vuote sono probabilmente gli assenti che alla fine non sono arrivati, e tutto inizia con l’entrata  sul palco  di Michele Novara, che se non fosse un  insegnante e pedagogista affermato sulla scena del momento, direi che ha proprio la vocazione dell’attore comico.

Sembra siamo in 1000, più almeno 100 che ci stanno seguendo in streaming…

Novara comincia il suo lungo discorso da tre parole chiave, che sono ABBONDANZA, PROMESSA e IMPOSSIBILE. Ci dice che la scuola è tante cose ma in primis Abbondanza di tutto, Promessa di una crescita umana e Sfida dell’Impossibile, visto che quotidianamente si deve lottare contro tutti e contro tutto.

La lezione non serve” è ovviamente una provocazione che vuole far capire a chi ascolta che occorre andare urgentemente  oltre la lezione frontale, che per quanto viene ordinariamente criticata  ovunque, rimane statica ed irremovibile  nella pratica scolastica.

Del resto che cosa mai si potrebbe fare in una stanza disadorna e con qualche sparuto armadietto, piena di banchi e sedie messi per lo più in fila o qualche volta a ferro di cavallo, se non la tanto cara e  tranquillizzante lezione frontale? Io parlo, tu ascolti; io Tarzan, tu Jane… E guai a chi disturba…

ASCOLTARE, ASCOLARE, ASCOLTARE…Gli alunni non possono fare altro.

Perchè è questo che succede tutti i giorni di tutte le settimane di tutti i mesi di ogni anno.

Quando qualche insegnante potrebbe cercare tra non pochi problemi di fare qualcosa di diverso, si troverebbe ovviamente un poco in solitaria, se non addirittura  criticato  dai colleghi che lo  additerebbero  come quello  che “non sa tenere la classe e dunque va in laboratorio”, oppure “invece di fare lezione li fa divertire e perdere del gran tempo…”

Daniele Novara lancia una freccia in favore di una scuola diversa, che sa ripartire da se stessa e dal DIALOGO MAIEUTICO, quell’antica arte che nasce da Socrate e che stranamente non viene mai citato durante tutta l’intera giornata seminariale.

Sullo sfondo di scena  compaiono comunque a farci da luce  le gigantografie di FREIRE, DON MILANI e MONTESSORI, costei  più citata che illustrata. E naturalmente Gianni Rodari e il maestro Danilo Dolci, giusto per ricordare quelli celebri.

Parliamoci chiaro. A questo convegno sono stata felice di starci, ci tornerei subito, e almeno una volta all’anno è importante ritrovare il popolo degli insegnanti che si prende una giornata tuttapersè, in formazione e riflessione su questo complicato e meraviglioso lavoro…Però c’è un però che mi frulla nella testa, ed io lo so che quando mi vengono i frulli ho il dovere di tirarli fuori  altrimenti i piccoli dubbi potrebbero diventare massi giganti e frane irrefrenabili.

Non è che il signor Novara sta cavalcando l’onda di una scuola a pezzi e sa di avere in questo tempo di macerie scolastiche la fertile occasione di propagare i suoi corsi formativi  a tutto incremento di un business che ovviamente gli sta portando un notevole vantaggio economico?  Ma se anche fosse, che male c’è nel farsi pubblicità? Che male c’è nel presentarsi come un esperto che avrebbe scoperto/ripreso  la lampada magica del DIALOGO, grazie alla quale ogni maestra/o  potrà migliorare la sua prestazione professionale? Che male c’è nel presentarsi come se stesso, un laureato in lettere ad indirizzo pedagogico, che strada facendo è sempre stato dalla parte di una scuola vera, innovativa e in ricerca  di soluzioni costruttive  e all’insegna della praticità sociale?

Sul palco si succedono altri esperti, tutti applauditissimi, tutti  fortemente qualificati a dire la loro, tutti esperti in un ramo o in un aspetto che rientrano a far parte della grande Pietanza che è la Scuola, fatta di  Attesa, Affetto, Ascolto, Memoria, Narrazione, Affabulazione, Gioco, Sperimentazione, Cambiamento e direi CORAGGIO,  meravigliose parole che i nostri ospiti sanno riempire con  intelligenza e grande sensibilità.

In questo breve video Il pedagogista Novara si presenta da sè…

Oggi invece che è sul palco a intrattenerci in una lunga giornata no stop,  ci fa ridere spassosamente quando ci legge alcune note date dagli insegnanti agli alunni durante le loro occasionali lezioni turbolente, e dalle note si passa alla lettura delle richieste dei genitori fatte ai maestri/insegnanti dei loro figli,  e poi anche alle richieste degli stessi ragazzi che vorrebbero una scuola decisamente più divertente e moderna, più a misura di bambino, ci verrebbe da dire…

E’ curioso che ognuno di noi si metta  a ridere di cuore di se stessi, come se quelle note non noi direttamente siamo riusciti a darle ai nostri ragazzi;  eppure  non si dice che quando un docente arriva a dare con ponderatezza una nota è perchè l’ha  ritenuta suo malgrado  necessaria, è perchè si  ritiene si sia superato un certo limite di tolleranza, è quando si  ritiene di dover lanciare un segnale non tanto al bambino, non tanto alla classe, quanto piuttosto al genitore che la leggerà e che ne risponderà sul merito…

Si, LO RIPETIAMO A GRAN VOCE, le note non servono a molto, piuttosto vanno prevenute, dentro un clima classe che si comincia a costruire fin dal primo giorno , passo dopo passo.

Michele Novara ci parla anche dei  tanti luoghi comuni che tengono la scuola legata a condizionamenti atavici che si perdono nella notte dei tempi, come per esempio, dove nasce la regola della campanella? dove nasce la regola del cortile spianato come se fosse un cortile carcerario? dove nasce la regola dell’intervallo fatto in classe se non addirittura negato come massimo castigo che potrebbe mai capitare ad un povero studente?  E’ ovvio, dalla scuola del CONTROLLO, dalla tanto amatissima e sovrana scuola del controllo, che non lascia nemmeno andare in bagno da soli, a volte, e che non lascia uscire  da scuola da soli  senza una delibera espressa della famiglia…

La scuola che vive nella paura di ricevere denuncie e ricorsi, la scuola che vive nella paura di trovarsi genitori maneschi  fuori dalle aule ad aspettarli, la scuola che prima di mettere una nota ci pensa bene perchè poi il genitore corre dal Preside a lamentarsi di questo maestro così pieno di sè  che si permette di lasciar note o altre forme di considerazioni….MA CHI SI CREDE D’ESSERE???

Questa parte della Scuola vista dalla parte del docente che subisce un sistema  fuori controllo non emerge nel seminario meraviglioso organizzato da Novara. Non abbiamo tempo oggi per queste sciocchezze marginali. E’ solo  quello che ognuno di noi conserva dentro di sè, è quello per cui ognuno di noi siamo andati a sentire le Buone Nuove che hanno da relazionarci  chi ne sa si spera  più di noi….

La questione  è che Noi insegnanti siamo stati qui oggi convocati in primis  per RICORDARCI CHI SIAMO E RICORDARCI  LE ARMI PEDAGOGICHE CHE POSSEDIAMO per uscire da una situazione complicata e problematica,  ma tutto sommato ASSOLUTAMENTE governabile CON I GIUSTI MEZZI.

Oggi è stato il giorno della CELEBRAZIONE DI QUESTO MESTIERE, e quindi si è parlato di POESIA, senza falsa retorica,  di bambini che si innamorano delle loro maestre e di maestre che si innamorano dei loro bambini, con i quali si è passati cinque anni di vita, di sorrisi e pianti, di scoperte continue ed  abbracci quotidiani…

Oggi è stato il giorno dell’ONORE DEL MAESTRO,  che da figura un tempo riconosciuta e celebrata si è ridotta a figura bistrattata e disconosciuta; ma come se ne può uscirne? Semplice, con la CONSAPEVOLEZZA di se stessi, con la PASSIONE del fare, con la PAZIENZA  dell’attendere i risultati che arrivano in ogni Primavera, passato il lungo inverno, senza la paura dell’errore, perchè  l’ERRORE è il punto di partenza su cui costruire un EDIFICIO FANTASTICO. Non solo gli errori degli alunni, è evidente, ma anche gli  errori dei maestri, in quanto esseri fallibili.

Non dimentico di aggiungere gli errori frequenti  dei genitori, ai quali la scuola spesso è chiamata a riparare al meglio che gli è possibile. E non dimentico di concludere con gli errori dei docenti di quando sono stati genitori, non certo resi  immuni dal cadere in questo pericolo.

Durante il lungo incontro Novara ci mostra alcuni video che parlano di scuole ATTIVE, che si basano sul DIALOGO, e si mettono all’ASCOLTO  dell’alunno, il quale si sente  ACCOLTO ED APPREZZATO, e quindi arriva la risposta, arriva il risultato, arriva la riuscita, che è una riuscita per la vita, per se stessi e per la stessa comunità sociale che può concludere un bilancio positivo e non solo e sempre sottotono…

Mentre che guardo mi rivedo in certi miei atteggiamenti tenuti in classe, e capisco come potere Riaggiustare il tiro; quando un alunno ci sfida non serve scendere con lui sullo stesso piano, è chiaro che saremo noi a vincere sul povero studente che non dirige  le corde del gioco, ma vincendo questa misera partita saremmo invece noi a perdere come insegnanti, portando questo studente a disamorarsi della scuola, e questo non dovrebbe MAI ACCADERE.

Piuttosto vada anche a ramengo il Programma, che intanto dal 2012 è stato dichiarato morto e sepolto; vadano anche a ramengo le Prove Invalsi, che sono prove statistiche e non pedagogiche; vadano a ramengo le note in classe, che irrigidiscono il rapporto maestro/ragazzo, maestro e famiglia, ragazzo verso ragazzo.

Quando arriva sul palco Francesco Dell’Oro,  la giornata si mette a parlare di PEDAGOGIA PREVENTIVA. Ai tempi di Dell’Oro la pedagogia preventiva erano le madri che minacciavano i figli di sganassoni se solo si fossero permessi di andare a scuola senza educazione e rispetto per l’insegnante.  Oggi si sa è tutto a rovescio. I lrisultato  è che l’esperto  ci mostra dei grafici dai quali risulta che siamo il fanalino di coda dei laureati in Europa, che da noi la dispersione scolastica arriva anche oltre il 30%, che più del 70% del monte ore dei disabili viene passato fuori del tempo classe, e che   in definitiva riescono a concludere un percorso formativo universitario  solo i figli dei  laureati stessi, tranne qualche rara eccezione. Come se i bambini possano avere solo nel sangue il dna che farà di loro dei buoni studenti. Ma sappiamo che non è così, ai tempi dei nostri nonni, mentre che loro hanno fatto di tutto per mandare i loro figli a studiare affinchè potessero avere una vita migliore, loro erano quasi analfabeti ma i loro figli ne sono usciti vincitori, riscattando   una vita all’insegna del sacrificio e della conquista della propria LIBERTA’.

Quando ci si mette a parlare di iINTERNET e  di quanto abbia modificato la nostra vita e la vita stessa dei ragazzi,  non c’è nessuno dei presenti che osa dire che il web abbia rovinato le nuove generazioni; non può essere che il BENE   possa diventare il PROBLEMA, è semmai l’uso corretto del BENE che può fare la differenza.

“TUTTO SERVE MA NULLA SOSTITUISCE NULLA”  ossia viva internet, ma questo non vuol dire che la scuola non ha più bisogno di conservare  e  RACCONTASTORIE VIVENTI, non ha più bisogno di FARE DISEGNARE I BAMBINI, non ha più bisogno di FARE RACCONTARE I BAMBINI le loro storie, poiché  il bambino di oggi è esattamente come il bambino di ieri, ed ogni insegnante dovrebbe ricordarsi di quando lui stesso è stato bambino, dovrebbe rivedersi nei suoi ragazzi…

Si parla dei bambini che non sono più capaci di SCRIVERE UN TEMA, forse perchè ci si trova  ad avere ridotto tutto a fare delle crocette o degli schemi semplificativi. Lunghissime ora spese a dettare, a fare tabelle, guidate passo dopo passo, dove il QUADERNO deve risultare PERFETTO, perchè è il quaderno che il genitore VEDE A CASA,  è il QUADERNO   che parla del tempo scuola, ed il maestro pensa in tutta onestà che se fa fare dei buoni QUADERNI allora sa fare UNA BUONA  SCUOLA. Povera illusione. Certo, anche il quaderno è importante, ma non è tutto.

Così si è persa la creatività della scrittura, dove  nessuno più scrive, perchè la scrittura è stata sostituita dal  dettato perenne, e dopo l’  ASCOLTO SCRIVO,  ci sarà il parlare per mappe, magari per gesti, e dopo il parlare per mappe/gesti, ci sarà il guardarsi in faccia senza più parole…

“LA COMPRENSIONE UMANA NON E’ INSEGNATA IN NESSUN LUOGO” è una celebre frase del filosofo Edgar Morin.

“La scuola non va avanti fino a che tutti non hanno capito” è un altro capitale   incipit di Don Milani che con la sua SCUOLA DI BARBIANA  ha posato una pietra miliare nel mondo dell’educazione/formazione. E in effetti ci sono moltissimi insegnanti che di questo motto sembrano avere  fatto la loro ragione di lavoro. Peccato che ci  si è talmente preoccupati di portare al pari i più lenti, dal non esserci accorti che abbiamo lasciato indietro i più veloci, obbligati a lunghe ore di inerzia, noia e irritazione  generale.

Personalmente sono per la scuola personalizzata o multipla, che sa andare a diverse velocità; certo che questo ci obbliga a portare avanti contemporaneamente più obiettivi, che dovranno registrare comunque un progetto scolastico unitario e armonioso, in linea  con il contesto classe e rispondente ai bisogni di tutti gli alunni, nessuno escluso.

Che poi è quello che le Linee guida ci chiedono di fare.

Quando si arriva a Bruno  Tognolini la platea rimane incantata dalle sue filastrocche, una sopra tutte, scritta in passato  dal Poeta   su richiesta di alcune  insegnanti, da presentare in classe  in omaggio ad una maestra venuta a mancare.

Lo scrittore ce la recita con il suo acceso accento sardo, mentre che compare sullo schermo di scena, e tutti noi ci commoviamo, non mi vergogno nel dire che i miei occhi si riempiono di lacrime, ed in effetti fu quello che capitò a tutti i bambini e a tutte le maestre che l’ascoltarono quel giorno, cominciando a piangere tutti senza fine….Tognolini ci rassicura; le parole scritte a volte hanno proprio la funzione di liberare nel profondo le nostre emozioni, e  la lacrima è la più speciale/sincera/catartica   delle manifestazioni emotive dell’umanità.

Forse ritrovo il testo..(…)

No, ho trovato in rete solo queste…più gioiose e classiche…

 

Dopo il momento del Cantaparole e delle sue incantevoli  rime,  devo ricordare  il momento di Alberto Manzi, il celebre Maestro che quando doveva mettere i voti in pagella scriveva “Fa quel che può.. Quel che non fa non può”.  Per questo suo modo bizzarro di valutare, subì un richiamo disciplinare e quanto meno dovette sopportare non poche critiche e pregiudizi nei suoi confronti, tutti superati dall’amore assoluto che i suoi alunni al contrario gli dimostravano in classe e non solo…

Non posso passare avanti senza citare la Psicologa dei bambini, una Bambinologa come lei stessa si definisce,  Silvia Vegetti Finzi,  una mite signora di oltre ottant’anni  che ci legge alcuni passi tratti dai suoi numerosissimi libri, letti in breve  con lo scopo di sottolineare lo stretto legame che esiste tra CIO’ CHE SI DECIDE DI FARE NELLA VITA con QUELLO CHE SI E’ STATI DA BAMBINI. Ogni maestro/insegnante diventa tale perchè ha vissuto qualcosa nella SCUOLA  che lo fa RITORNARE da adulto su di essa. Come un cordone ombelicale che decide di non venire interrotto, perchè continua a vivere dentro di noi.

Se la scuola è massimamente la sua capacità di valutare, allora occorre prendere sul serio l’importanza del voto, ma appunto quale voto? Oggi l’ennesima riforma di turno ci impone l’uso del numero, che va dallo 0 al 10, anche nella scuola primaria, ma poi si sa, ogni Collegio docenti si dà le proprie regole, e allora si trovano delle vie di fuga, di ammorbidimento, e quindi si cerca di conservare almeno alla scuola iniziale  i classici giudizi del sufficiente, discreto, buono, distinto e ottimo. Per i negativi rimane il generico non sufficiente…Ma allora cosa si vuol dire? Che i voti negativi dovrebbero sparire almeno nella scuola primaria? Nessuno dei relatori  osa chiedere ai presenti per alzata di mano quanti della platea sarebbero d’accordo con l’abolizione del voto negativo.

In generale  si puntualizza che bisogna evitare la cultura del voto; i coniugi  Oliverio, entrambi esperti del campo, ci riportano all’esempio della Scuola finlandese, che inizia a dare il numero valutativo  solo dopo i 13 anni, che fanno lezioni di 45 minuti spezzate da una pausa gioco di un quarto d’ora, perchè si sa,  i tempi dell’attenzione sono quelli che sono.

Il Maestro  Alex Corlazzoli che conduce la parte finale di questa meravigliosa giornata, con una battuta  studiata a vuole provocare la risposta degli esperti; profila l’ipotesi di una situazione scolastica ordinaria, che troviamo tutti i giorni nelle nostre realtà,  ossia una classe dove praticamente ci sono due alunni dsa, un alunno autistico, un altro in sospetto di  adhd, quattro che stanno vivendo o hanno già vissuto  la separazione dei genitori, un alunno adottato, due stranieri, due iperattivi  e per finire tre alunni con svantaggi economici…Quel giorno manca anche la collega di sostegno in classe.  Che fare? Come si può gestire la lezione di quel giorno?

La signora  Oliverio risponde: “Mi butto sul gioco, e salvo la situazione. Occorre lavorare molto sull’emotività…” Il signor Oliverio  risponde: “Scappo, non ho scelta…(e tutta la platea si mette a ridere)… ”

Alex Corlazzoli è un giovane maestro di circa cinquant’anni, più o meno, e si infila sul naso un buffo naso rosso da pagliaccio, come faceva Patch Adams che andava a trovare i suoi piccoli malati nelle stanze di ospedale. Anche lui crede nella DIDDATTICA DIVERTENTE, che va contro corrente, che fugge dai luoghi comuni, che vede il maestri accanto al bambino persino nel momento del gioco, quel luogo sacro e inviolabile che è rimasto ai bambini come il loro tempio immortale,  espressione assoluta   della gioia di vivere.

Ci fa anche ascoltare la celebre canzone di Gaber che l’Autore milanese aveva composto in amore/contestazione   della funzione sociale scolastica, qui raccolta come monito a non perpetrare gli errori di sempre. Il nostro Giorgio nazionale non poteva certo mancare sul palco  di casa sua.

Ecco il brano in ascolto ..”Non insegnate ai bambini…”

Le domande che arrivano dai presenti  via rete agli esperti, relazionate  alla chiusa  negli ultimi dieci minuti, solo alcune sono di critica verso i maestri che non sono all’altezza del loro compito,  ma per  la maggior parte si tratta di  richieste d’aiuto da parte degli insegnanti che a quanto pare sono arrivati alla fine della giornata ancora con moltissimi dubbi e perplessità. Certo che sì, come può un Convegno di una giornata rispondere al MONDO SCUOLA  che è grande come l’IPERURANIO?

Le ultime raccomandazioni che ci arrivano dal relatore principe di tutta la giornata, regista in sordina  ma superpresente, Paolo Ragusa, sono queste: ci consiglia  di NON abbandonare I GENITORI, di considerare il COLLEGA  una RISORSA  più che un problema, e di vedere il CONFLITTO come una POSSIBILITA’.

Prima di lasciarci siamo invitati a scrivere un  pensiero su un foglio nero con un pastello di cera bianco, a farne un aereoplanino che poi viene lanciato nell’aria da tutti i presenti, compresi i relatori  tutti convocati sul palco. Dopo il lancio veniamo invitati a recuperare un aereoplanino lanciato da non si sa chi  e finito sul tappeto della platea, in qualche angolo nascosto.

Così faccio: sul mio cartoncino  ci disegno dei fiori tutti intrecciati  e la scritta “Viva la scuola maieutica. io la faccio” In quello che vado a raccogliere trovo scritto “Perchè la scuola dia un Bel Futuro”

Sono pronta ad abbandonare il Teatro, ma improvvisamente mi viene la voglia di   fotografare la mia collega che mi è stata accanto tutto il tempo, una meravigliosa donna dai capeli rossi e con un sorriso speciale. Le tendo la mano subito contraccambiata e ci scambiamo  i migliori Auguri. Lei veniva da Treviglio, ma so di docenti che sono venuti da Firenze e da tutte le parti del centro   Italia, per questo incontro tra Magistri.

La pubblico qui, certa che ne sarebbe felice, perchè è la mia immagine scelta con amore a rappresentazione VIVA  della  SCUOLA del FUTURO.

Ma io direi in parte del PRESENTE che è OGGI!!!  Una scuola che io conosco piena di ottimi insegnanti che tutti i  giorni cercano di fare del loro meglio, oltre gli strumenti che sono quelli che sono, oltre i conflitti che sono quelli che ci fanno anche crescere.

Ciao,  COLLEGA INSEGNANTE.

A TE  in rappresentanza di NOI TUTTI, LUNGA VITA!

 

 

 

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