E’ di scena l’infinito

Maestra Maria Antonietta  non mi aveva preparato sulla lezione di oggi, che per me è tutta una sorpresa. C’è di scena l’infinito, cioè l’amore, cioè Giacomo Leopardi da un lato e Gino Paoli dall’altro. Ma cos’hanno in comune questi due personaggi così diversi?

Molto più di quello che si possa credere.

La Maestra aveva fatto sentire una prima volta la canzone “Il cielo in una stanza”  ai bambini che erano stati invitati a mettere i banchi spostati tutti in un lato,   in modo da lasciare spazio nel centro dell’aula. Su invito   dell’insegnante si sdraiano sul pavimento dove ad occhi chiusi possono meglio ascoltare ed abbandonarsi a questa dolcissima poesia musicale che come sappiamo bene tutti è una canzone d’amore pensata da un innamorato per la  sua innamorata…

Oggi la fa riascoltare una seconda volta, riprendendo il filo delle emozioni e delle parole che già in quella prima lezione  i ragazzi avevano espresso su di un foglio, diventato  un grande cartellone che la maestra porta a scuola  e che riassume il brainstorming delle riflessioni espresse sull’onda del sentimento.

Da un lato tutte le emozioni della canzone, dall’altro tutti i contenuti che  legano a filo doppio il testo della celebre canzone con il testo del tutto diverso dell’Infinito leopardiano.

I ragazzi avevano scritto felicità, paura, sogni, abbandono, tristezza, solitudine, dubbio, emozioni, sentimento, immensità, eternità, bellezza, memoria, ricordi, piccolezza, infinito, desiderio, slancio, amore, abbandono….insomma, un turbinio di parole appassionate, che nascevano dal cuore ma anche dalla lucidità di un’interrogarsi vero, forte, generoso, pulito, ardito…

Mentre che la canzone danza  tra le pareti dell’aula ancora tutte intere e solide, mi viene da cantarla senza più freni e trattenimenti, da cullarla con la voce, la mia piccola  voce che non riesce nemmeno ad uscirmi dalla gola, ed è strana questa cosa perchè la voce è così insulsa mentre la mia emozione è così grande…

Che bello! Mi viene solo da pensare “Che bello! che bello che questi bambini abbiano oggi la fortuna di ascoltare tutti insieme questa musica dolcissima, che bello che tra poco potranno sentire la poesia dell’Infinito recitata dalla loro maestra, che bello che potranno sentirla recitata dal giovane attore Germano che ha personificato il giovane favoloso nel recentissimo film che gli è stato dedicato…

Caspita, quando io ero ragazza mica ci facevano sentire a scuola le canzoni d’amore o le poesie dei poeti come se quasi il tempo del passato potesse tornare vivo tra noi, a parlarci di se  stesso e del suo piccolo e grande  dramma interiore che vive eterno fuori dal  passato.

I bambini sono tutti attenti; chi sorride inebetito, chie sorride felice, chi rimane muto perchè non riesce a trovare parole adeguate, chi partecipa con le sue nuove impressioni incalzate dalle domande e dalle note che avanzano libere come farfalle coloratissime,   che ormai si sono fatte padrone dell’aria della stanza.

Persino il nostro dolcissimo bambino speciale  si calma, lui vede poco e non ha il dono della parola, ma quando sente la musica smette d’agitarsi, la maestra Federica l’abbraccia come per fargli sentire la sua vicinanza e la sua condivisione in  questo magico momento. Forse è anche un poco per garantire quel silenzio assoluto di cui capisce noi si avrebbe bisogno….

Che meraviglia  sarebbe una scuola dove si potesse fare tanto teatro, e tanta musica, e tanta arte, e poi naturalmente anche l’inglese, la matematica, le scienze, la storia; una scuola fatta di laboratori continui dove i ragazzi avrebbero l’occasione di scoprire se stessi e i loro talenti ancora nascosti ma già così vivi e veri e pronti alla nascita.

Come filosofa non posso risparmiarmi nell’elogiare la bellezza del poeta che tutto si è guadagnato nella vita attraverso il coraggio  e la sofferenza. Ma poi mi sembra importante  puntualizzare ai ragazzi che Leopardi non è un santino che possiamo tenere chiuso in un cassetto oggi aperto  ma che  poi  verrà richiuso e  dimenticato. Giacomo è stato un uomo vero, un uomo in carne e ossa, un giovane appassionato e con un grande sogno, un patriota che ha contribuito alla costruzione del nostro magnifico Paese, un ragazzo innamorato  destinato ad amori infelici, un ricercatore della verità che consumò tutta la sua giovinezza sui libri, fino a ridursi a uno storpio semiparalitico….

Leopardi è stato  anche semplicemente   un figlio che non voleva fare soffrire la sua famiglia, in primis suo padre che praticamente adorava; non ebbe grande fortuna con la madre che in effetti sembrò dare molto poco amore ai suoi figli, non quanto almeno il piccolo Giacomo  avrebbe avuto bisogno di ricevere. Tutto l’amore che il nostro amico  non riceve dalla madre, il poeta  lo cerca nei libri, nella lettura, nella scienza, nell’arte, nella studio  degli antichi, nella conoscenza, e poi quando non ne poteva  più,  il giovane Giacomo fugge sul colle, il suo rifugio, dove trova sollievo, un infinito senso di pace e di quiete, mentre che l’incognito inarrestabile  del futuro è già prossimo a bussare alla sua porta.

Dico ai ragazzi che dentro ogni bambino si nasconde un poeta che chiede di venire fuori. Non so se i bambini nel momento che mi ascoltano comprendono e condividono; so solo che stanno ascoltando, e che ci penseranno, e che non dimenticheranno, e che arriveranno alle loro valutazioni.

Ma poi insegnare non è anche  questo? Lanciare fiori dal palco della scena sopra la folla astante, e tra tutti i presenti qualcuno raccoglierà una margherita, qualcun’altro una rosa, ed altri ancora delle viole di bosco…Insomma, il nostro cesto dev’essere ricolmo di ogni varietà, perchè non sappiamo se passeranno dalla via ferrovieri, o ingegneri  o altri poeti…

I bambini, sono loro che permettono al maestro di fare il maestro. Tutto qui.

 

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