La maschera del dragone

 

L’attività a cui mi sottopone Maestra Irene   è di quelle creative, che nulla hanno a che fare con la matematica, ma la mia collega è fatta così, ama alternare le pedanti e non proprio creative lezioni scientifiche  con momenti più leggeri e accattivanti, come le attività di laboratorio.

E quale laboratorio meglio pensato sotto carnevale della costruzione di una maschera multicolorata che ha come soggetto la figura mitologica, fantastica e folcloristica del più celebre animale cinese?

Irene è una persona gentile, dalla vocetta non proprio altisonante, e due occhietti vivaci e ridenti; è la maestra della quarta B che oggi ho il piacere di osservare durante la sua attività didattica,  lei ed i suoi alunni; io per i bambini sarei una maestra curiosa che  sarebbe andata a vederli lavorare mentre che fanno lavoretti speciali che poi porteranno lunedì prossimo alla comunità degli   anziani che la classe ha deciso di gemellare con sè da qualche anno.

Insomma, una storia complicata, di quelle che possono accadere solo nelle scuole che per vocazione non si contentano di ripetere sempre le stesse cose, sempre le stesse lezioni, sempre le stesse cerimonie già risapute…

Improvvisamente il vocio naturale dei bambini appena rientrati dalla mensa si placa davanti all’aula che viene oscurata , con le tapparelle che si abbassano, giusto per dare la giusta luminosità alla Lim che viene accesa alla ricerca delle immagini più spettacolari di questa maschera.

In classe c’è un bimba cinese, di cui purtroppo non ho chiesto il nome,  che viene invitata da Irene a  dire nella sua lingua Buon Capodanno, e poi ecco comparire alla lavagna la scritta in ideogramma cinese  di questa bella festività universale che si festeggia in tutto il mondo ma con usanze diverse.

Nel Paese della  grande Cina il Capodanno arriva con il nostro Carnevale, ma non cade ogni anno sempre lo stesso giorno, come accade per noi il primo  di gennaio; loro seguono il calendario lunare, come a noi accade di fare per la Pasqua, e a secondo di quando è luna piena nel mese che chiude l’inverno, il Capodanno cinese può cadere prima o dopo le date dell’anno  passato..

Maestra Irene fornisce ai ragazzi, che sono tutti molto attenti e conquistati dal racconto, le informazioni generali su quello che questo evento e simbolo/maschera  significa per loro; il drago orientale non ha nulla a che vedere con il drago occidentale. Per noi era ed è rimasto  espressione di terrore e di distruzione, per loro era ed è rimasto   espressione di gioia, vittoria, forza, fertilità e buon auspicio.

Non c’è cinese in Cina e non solo che non abbia un’immagine dragoniana nella propria casa, o un qualcosa di rosso appesa alla porta, in segno di accoglienza e di partecipazione a qualcosa che è per tutti loro beneaugurale.

Nella figura del drago cinese (asiatico per eccellenza)  si unificano almeno altri nove animali, che Maestra   Irene illustra dettagliatamente, e che qualche alunno si premunisce di annotare tra i propri appunti; la leggenda vuole che ci siano anche draghi alati, e draghi con il dono dell’invisibilità, e comunque draghi tutti possenti e invincibili capaci di conquistare il beneplacido contro  ogni avversità. Ecco, il drago avrebbe un corpo pantagruelico da serpente, zampe di pollo, testa da coccodrillo,  non so cosa da coniglio,   denti da tigre,    lunghi baffi da pesce gatto, corna da cervo,  unghie da aquila,  il ventre da rana, e per finire   una lunga cresta sul dorso che lo fa sembrare  un essere mitologico sbucato fuori dalla profondità dei millenni passati.

Aldilà di altri dettagli più o meno variabili, il Drago incarna lo spirito Yang, che è quello benefico, fecondo e associato all’acqua, generatrice di vita e abbondanza.

I bambini sono catturati dalle figure, oltre che dalle parole sapientemente centellinate dalla maestra,  che sembra stare volutamente   tra il racconto di una favola ed il racconto di un’usanza più che reale che si consuma ovunque nelle comunità cinesi sparse per il pianeta e dentro la Grande Muraglia; così  facendo  portano  allegria  e dinamismo  anche alle popolazioni a loro diverse.

Mentre che guardano  le figure sul web    alcuni bambini  indicano alla maestra quelle che vogliono vedere ingrandite, dove  per lo più i colori dominanti sono il rosso e l’oro, ma non mancano gli azzurri, i verdi, i rosa, i viola ed il turchese.

La lezione laboratoriale consiste nella costruzione di una maschera, ossia Maestra Irene ha portato il dragone da dipingere,  che poi verrà  diviso tra testa e coda e incollato su una striscia di cartoncino rosso disposta a fisarmonica; i bambini si divertiranno a dargli movimento e vitalità grazie all’ausilio di due bastoncini, ognuno impersonando il proprio spirito fantastico e amante dell’avventura.

Non c’è che dire, gli ingredienti per passare due ore lontane dalla fatica del fare di conto ci sono tutti, ma poi è attraverso queste attività che un tempo si sarebbero dette alternative  che si costruisce il clima classe, che i bambini possono meglio esprimersi nelle loro sensazioni e necessità relazionali.

Mi do da fare, e nonostante la presenza di Aurora, la maestra di italiano, c’è lavoro per tutti: tra l’arricciamento della struttura,  il ritaglio,  l’incollaggio e lo stare dietro ai  bambini più lenti o più dispersivi il tempo vola via in un batti baleno.

Rimane giusto il tempo di fare due foto alle maschere che riescono ad essere terminate, e la nostra alunna cinese si mette in bella posa dietro la sua maschera similafricana  che ci ha portato in visione dalle sue escursioni metropolitane.

Insomma, le classi oggi sono multietniche; si parla della Cina con veri alunni  cinesi in carne ed ossa, si parla dell’America latina con veri alunni brasiliani, e si parla dell’Africa con veri alunni africani.

La cosa più straordinaria  è che, almeno nella scola primaria, si lasciano fuori dalla porta tutti i conflitti sociali che  spesso si sentono esplodere per le strade o alla televisione. Come insegnanti cerchiamo di fare sentire i bambini tutti uguali e tutti bene accolti.  Spesso sono proprio quelli non stranieri  che ci danno qualche pensiero aggiuntivo, ma questo ci sta, è il rapporto tre a dieci che per oggi detta la differenza e l’equilibrio.

No, Maestra Irene non vorrebbe sentire discorsi sulle diversità viste come un problema; in classe ci siamo sentiti privilegiati ad avere un pezzo di Cina con noi.  E poi si esce tutti per donare il libro scritto dai bambini con l’aiuto di maestra Aurora ai bambini della terza classe, che ignari dell’iniziativa rimangono sinceramente sorpresi di tanta generosità. Il libro è pieno di figure da colorare, oltre che di tanti piccoli mondi fantastici e ricchi di rime alla Rodari; stamparlo già colorato sarebbe costato   troppo, ma intanto è diventato un libro personalizzabile, ed è questo il valore aggiunto.

Insomma, le maestre sono quelle persone che là dove vedono un problema cercano di superarlo con il sorriso in volto; un pò si arrabbiano, un pò si stancano, un pò vanno in perdita, ma poi basta poco per far tornare la voglia di stare tutti insieme.

Se poi si riuscisse   a farlo sempre con educazione, allora sarebbe la scuola perfetta!!!

 

 

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