La lezione sul Riassunto

Maestra Luisa è una professionista della scuola primaria, e per professionista intendo dire che lei la  scuola elementare l’ha scelta e l’ha fatta sua. Ormai insegna da trent’anni e non ha affatto perso l’entusiasmo nel fare questo mestiere. Ho la fortuna di lavorare con la sua classe, e non so se sono stata fortunata, so solo che  i suoi alunni sono quelli che ogni maestro vorrebbe avere come propri studenti. Intendiamoci bene, non perchè siano perfetti, ma perchè sono gestibili, e quando una classe è trattabile si riescono a fare buone cose davvero….

Oggi è stata la lezione del riassunto. Luisa deve avere già  spiegato ai ragazzi che ogni racconto più o meno lungo si  compone di una introduzione, di una serie di svolgimenti e di una conclusione finale. Ecco, questo brano che potrebbe essere lungo due paginette si deve ridurre  ad una quindicina di righe. I bambini capiscono immediatamente  che riassumere significa semplificare.

Dopo che la maestra ha letto tutto il racconto  lentamente e in un sol fiato, invita i bambini a fermarla ogni volta  nella rilettura fosse  arrivata a chiudere una sequenza, ossia ogni volta si fosse  chiuso  un episodio preciso che lasciasse    spazio a quello successivo.

L’insegnante invita i bambini a fare dei tentativi; insomma, come si può passare da un episodio narrativo lungo sette righe ad un pensiero riassuntivo non più lungo di due? Semplice, ci si prova, e così a turno i ragazzi si propongono per delle idee, oppure è la maestra stessa che interpella bambini precisi per farli  parlare.

Mentre che il brano veniva letto, si erano trovati dei brevi passaggi in discorso diretto.  La maestra li fa sottolineare, dicendo però che nel riassunto i discorsi diretti non si devono ripetere e si trasformano in discorso indiretto. La maestra evidenzia anche la presenza di parole ripetute, e ricorda ai ragazzi che bisogna sostituire ogni parola doppione con parole sinonime, a garanzia della ricchezza del linguaggio.

A questo punto la maestra invita alla coerenza verbale, e quindi si fa notare ai ragazzi che se si sta usando il passato remoto questo tempo deve rimanere fino alla fine.

Ci sono due ore di lezione programmata; so che Luisa l’ha preparata ieri sera fino alle dieci, dopo avere lavorato a scuola fino alle sette;  tolti i primi cinque/ieci minuti   che servono per metterci in pista, tutto il restante è giusto giusto sufficiente ad arrivare a dire tutto quello che  senza dubbio sarà necessario puntualizzare per  tutti.

I bambini ormai conoscono maestra Luisa, di lei sanno lo stile, il carattere, l’umore e la precisione esecutiva/organizzativa delle sue lezioni. Sanno che non si possono distrarre, che sono tutti lì in classe per imparare, e che non verranno mollati fino a che il frutto della loro intelligenza/capacità   non sarà stato spremuto a sufficienza.

Finito il lavoro di trascrittura del brano, Luisa invita alla rilettura del nuovo rminiracconto, e solo a questo punto usa la parola RIASSUNTO  che fino ad ora aveva cercato di evitare. Improvvisamente chiede che cosa andasse aggiunto a quelle quattro/cinque frasi messe giù di getto sotto i vari  interventi dei ragazzi. Maestra Luisa fa notare che le frasi vanno legate tra loro attraverso l’aggiunta di connettivi, che sarebbero quelle parolette del tipo… Un giorno, allora, quindi, poi, infine….Bisogna evitare di lasciare le frasi scollegate.

Ecco che Manuela, una studentessa modello, usa la parola sintesi quando maestra Luisa chiede che cosa avessero fatto con questo lavoro. La parola  sintesi è assolutamehte appropriata, ma a maestra Luisa non piace molto, come se fosse stata sbagliata. Forse che  i bambini/ragazzi ci disturbano quando danno la parola che non ci aspettiamo di sentire? Forse che al di là della lezione  canonica sul come si costruisce  un riassunto, non si debba mettere in conto il fatto che la prima cosa è insegnare ai ragazzi a pensare in autonomia? Poco male, Maestra Luisa è troppo attenta a tastare il polso alla classe, e si preoccupa solo di vedere che tutti i bambini abbiano saputo seguirla e comprenderla. Solo che non posso risparmiarmi di elogiare Manuela col pensiero.

A questo punto Maestra Luisa invita i ragazzi a scrivere sul quaderno la comprensione del lavoro fatto, ridotto a una serie di punti focali; in questa fase è importante l’uso del colore, i ragazzi sono invitati a distinguere i passaggi  ricorrendo a colori diversi. Qualche bambino non ha i pastelli adeguati e allora si cerca di rimediare  andando in prestito…

Durante la lezione l’insegnante non è mai stata dietro la cattedra; Luisa si muove tra i banchi, o davanti la lavagna, o saltando da destra a sinistra secondo necessità. Certo, la lezione è dello stile frontale, ma sempre intercalata da continue domande e da continue osservazioni che non permettono ai bambini di distrarsi o di abbandonare  la presa.

In classe c’è anche Pietro, un bambino speciale costretto   in carrozzina e senza l’uso della parola; il suo progetto educativo prevede degli spazi di condivisione con i suoi compagni  cosiddetti normali, ed anche se ogni tanto lancia i suoi urli di smorfia che sembrano reclami lanciati alla luna, i bambini non si scompongono, sono abituati, sanno che Pietro fa quello che può, e stanno zitti e rispettosi.

Naturalmente Pietro è in classe con l’educatrice che lo assiste in ogni suo passo, in ogni sua esigenza di movimento, e il tutto ha la durata di mezz’ora, fino a quando Pietro si sposta nella saletta dedicata  alle sue assolute  esigenze motorie e fonetiche.

Fatto questo, Luisa invita i ragazzi a riscrivere le frasi riportate sulla lavagna  e suggerite  dagli alunni  durante la lezione, prima scritte senza i connettivi e poi completate con l’aggiunta delle parolette colleganti scritte in  rosso come se fossero delle correzioni  e che sotto riporto tra parentesi.

Ecco il risultato finale:

(Nella foresta) tutti gli uccellini erano senza colore e con loro viveva un serpente verde.

(Un giorno) il serpente mangiò tutti i fiori colorati del bosco, diventò tutto variopinto e pensò d’essere il  serpente più bello del mondo.

(Ma) gli uccellini   lo accusarono  di  avere mangiato tutti i fiori e  lui si pentì.

(Così)  il serpente si nascose e si strappò la pelle colorata che tornò verde.

(Infine) gli uccelli presero la pelle colorata del serpente e la indossarono  diventando multicolore.

Proprio banale, non credete? Eppure questo testo così semplice solo in apparenza,  contiene tutti i presupposti contenutistici che porteranno alla fine della quinta classe questi ragazzi alla loro competenza linguistica. Una competenza costruita passo dopo passo, giorno dopo giorno, inciampo dopo inciampo, conquista dopo conquista.

Ecco il risultato raggiunto. Il brano iniziale era almeno quattro  volte più lungo. E poi si cerca di vedere se può essere aggiustato con qualche miglioria espressiva..

Come compito i ragazzi dovranno riscrivere il pezzo in perfetto ordine e per concludere maestra Luisa fa scrivere ai ragazzi in chiusura di pagina:

Abbiamo ottenuto un testo più breve di quello iniziale, cioè un RIASSUNTO. Riassumere significa  “Dire in poche parole”

Che fatica ragazzi, insegnare…. Certo che con una classe come questa diventa quasi  una passeggiata!!! Viva i ragazzi della quinta C. E  viva la loro maestra.

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