La Natura: madre o matrigna?

La Natura è stata la seconda protagonista degli esami di Stato.

I  candidati hanno dovuto riflettere tra  l’idea di una Natura amica e consolatrice, oppure l’idea di una Natura che ci è ostile, indifferente,  nemica.

Tra gli autori celebri che l’hanno   raffigurata come  un mondo indifferente e sconosciuto troneggia Leopardi, ma poi anche Montale,  Pascoli  e  celebri pittori  impressionisti come Turner,  mentre   di contro il naturalista  e  storico    Pellizza da Volpedo  ce la dipinge come  sovranamente bella, armoniosa e  gentile, proprio in quanto naturale e non legata alla perversione  umana o alla sua insita forza distruttrice.

I ragazzi devono  riflettere su  questa antinomia, su questa contrapposizione   tra tesi e antitesi dove per diverse ragioni si potrebbe sostenere l’una tesi contro l’altra e viceversa.

Alcuni studenti si illuminano, vuoi perchè Pascoli Leopardi e  Montale hanno fatto parte del programma,  e vuoi perchè il nome di Pellizza da Volpedo  sarebbe potuto essere noto  a qualcuno appassionato di storia, visto che fu proprio lui l’autore del celeberrimo Quarto Stato, quell’immagine che troneggia nei manifesti socialisti e in metà delle sale comunali di tutta Italia  e non solo.

Qualche studente prima di  sceglierla    come traccia  deve chiedere dei chiarimenti.

Qualcuno la sceglie perchè non viene catturato da nessuna delle alternative, pur molto interessanti e molto abbordabili.

La  prova richiede di unire la  decodifica  delle  due abilità espressive, quella linguistica e quella visivo-spaziale legata all’immagine.

Certo che in un professionale non hanno fatto arte, non hanno l’abilità di cogliere immediatamente il significato  delle due immagini frontali, la prima che illustra una campagna  ai piedi delle montagne  invasa da una bufera di neve  annunciatrice di  pericolo, e la seconda che  illustra un gruppo di bambini/giovani   idilliacamente   accolti  da una distesa di prati  in fiore   dove gli alberi sembrano presenze amiche  poste    al controllo della quiete del luogo.

I ragazzi più  intraprendenti    potrebbero avere fatto un riferimento allo stesso  Caproni che nella sua lirica ci parla invece di una natura   felice  e  solare, dove il vero problema è solo l’uomo,  portatore  di distruzione.

Si sarebbe potuto  fare una dissertazione   sull’idea di progresso  e di  bellezza naturale fuori dal tempo. Mentre il progresso  non conosce arresto ( argomento di un’altra traccia), esprimendo   una specie di immortalità  artificiale,   la bellezza senza tempo di un albero  che rimane se stesso e immobile attraversando incolume il passare dei secoli  ,  è di per sè espressione di una  immortalità del tutto naturale,  che congiunge allegoricamente      il passato con il futuro.

Si sarebbe potuto fare una riflessione sul futuro della Terra, sul suo stato attuale di salute, su quanto la terra di cento anni fa abbia subito trasformazioni in peggio causati dall’azione  devastante delle opere antropologiche.

La riflessione sulla natura amica avrebbe potuto venire  allargata  al problema  assolutamente attuale del cibo, il cibo pulito e buono che ci fa crescere bene, ed il cibo contraffatto e  corrotto   che ci fa ammalare e involvere.

Da qui nascerebbe   il bisogno di fare delle scelte, delle politiche globali, degli accordi sovranazionali, dei patti  intercontinentali  tra i paesi, nel rispetto  della Terra  e del suo bisogni  universali.

Ma poi i ragazzi forse queste cose non le hanno viste, più abituati a leggere il testo in quanto tale, e non abituati a fare agganci intertestuali,   e quindi è  molto probabile  abbiano fatto delle riflessioni solo  sui poeti stessi, magari argomentando il pensiero del pessimismo leopardiano  paragonato  al  pessimismo di Montale, o paragonato   con il senso di disillusione del Pascoli.

Qualcuno di mia conoscenza  si è focalizzato sul pessimismo di Leopardi, sostenendo la tesi controcorrente ma non troppo, che Leopardi non è stato affatto un pessimista, ma un uomo pieno di ardore e di voglia di vivere, in barba alla sua misera  condizione che lo vedeva  precario   nel  vigore  fisico.

Mentre che Alberto riflette sul cosa scrivere,  spesso lo trovo assorto, e mi viene spontaneo dirgli “Vedo che stai covando le idee, bene, covale come si deve…”

Alla battuta di mette a sorridere  come un bambino che sta davanti alla sua marmellata preferita.

 

 

 

 

 

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