Un falco ferito che presto volerà

Giacomo  è uno  dei  leader della classe, a volte  vittima della sua stessa esuberanza,  ma in lui c’è un potenziale che chiede  prepotentemente   di incanalarsi, costruirsi, prima che possa esplodere.

E’ spesso vestito di nero, con un giubbetto a pelle, di quelli che mettono i giovani; alto, atletico, ricciuto, due occhi piccoli e  scavati,  come se fossero di una persona più grande.

Difficile seguire un ordine cronologico con lui,   temo che possa trovare il mio interrogatorio scontato, banale, inutile,  e invece  mi trovo davanti un pozzo  che chiede solo d’essere invaso dall’acqua, un’acqua piovana e pulita  con la quale si potrà dare da bere alle campagne che porteranno così i loro  doverosi frutti.

Quando gli domando quali sono i suoi progetti dopo la  scuola mi risponde energico che vuole andare avanti.  Non si fermerà all’avere subìto un corso di studi  che scelse solo per non avere voglia di studiare, e che arrivato a metà strada scoprì essere stato un errore.

Sapevo di questa sua situazione, per avere già accennato al tema in classe.

Ci ha pensato bene, e tenterà Scienze politiche,  visto che lui ama la storia, che infatti ha studiato brillantemente  al confronto delle altre materie.

Adesso  i corsi sono tutti o quasi a numero chiuso, per cui dovrà superare una selezione, con 20 domande di logica, 20 di storia e 20 di cultura generale. Gli dico che potrà prepararsi adeguatamente  perchè ci sono simulazioni sul web,  e la cosa sarebbe fattibile,  quindi  lo incoraggio a crederci, ad assumersi la responsabilità di questa svolta così importante e liberatrice.

A dire il vero Giacomo non mi sembra avere grandi bisogni di incoraggiamento, ma semmai di  contenimento, per il suo carattere troppo impulsivo.

In passato   aveva  cercato di cambiare il corso degli studi iniziato, ma  non gli è stato possibile. Il nostro sistema scolastico obbliga i  ragazzi  a fare una scelta troppo delicata in una età troppo giovane; in altri paesi, come la Germania, solo dopo sei anni di primaria e cinque anni di scuola media gli studenti  sono chiamati ad una scelta di  indirizzo specifica.

Sapere cosa imparare a quattordici anni non è come farlo a  diciassette.

Mi racconta che da adolescente pesava intorno ai 90 chili, era un’altra persona, non solo di testa ma anche nell’aspetto.  Non gli chiedo se abbia scelto di fare una dieta o cos’altro, ma mi fa capire che in lui c’è stata una  naturale   trasmutazione fisiologica e psicologica  in crescendo.

Quando Giacomo si mette a raccontarmi i fatti della sua famiglia,  comincio a mettere insieme i tanti puzzle della sua storia. Figlio di due genitori  oggi  separati, provenienti dalla Calabria  ma poi stabilitisi al nord;   il padre  prima della separazione  e con  lui  nato da poco decide  di andare  a Cuba in cerca di fortuna, la  madre però  decide di non seguirlo, da cui deriverà la loro separazione. Lui si ricostruisce là una nuova famiglia, lei si ricostruisce qua la sua nuova famiglia. La classica famiglia allargata, dove    i suoi genitori riescono a rimanere amici, non hanno mai rotto i legami, che  del resto hanno un figlio a legarli, hanno un bambino che cresce nella figura mitica di questo genitore  che va in un altro mondo  spinto  da necessità  che quando arrivano  vanno  per lo più assecondate.

Questa è detto in poche parole quello che si muove dietro a questo ragazzo  decisamente un pò sopra le righe,  che di buono ha  la schiettezza,  e la sua voglia  frenetica di stare nel mondo e in faccia alla vita  che chiede di essere vissuta.

Alla madre rimprovera solo di non avere insistito  nel fargli prendere una scuola più adatta a lui. Ma la madre non se la sentì di fare il passo più lungo della gamba, e non volle interferire nelle posizioni ancora così poco chiare del figlio.

Gli chiedo del padre, gli chiedo di Cuba, gli chiedo di fare un paragone tra la realtà italiana e quella cubana, lui che a Cuba ci è stato  ed  ha un padre che là si è stabilito per fare affari con il Ministero dell’Interno e con le Forze Armate  cubane.

Mi risponde  che nello stato  cubano   c’è il comunismo, che prima però il comunismo non c’era (prima della Rivoluzione castrista), e che oggi è finito l’embargo  però solo a parole; la vera fine dell’embargo sarà forse tra venti, trent’anni,  quando ci saranno nuove generazioni che avranno avuto modo di crescere dentro uno stato libero  e meno oppresso dalla dittatura.

E’  chiaro che Giacomo non patteggia per il comunismo, e   come suo padre non è comunista,  però  nella vita,  la politica deve  contare fino a un certo punto,  qui si tratta  di fare  impresa, qui si tratta di essere nel posto giusto al momento giusto.

E poi a Cuba  i cubani non si fidano dei cubani, e preferiscono  avere scambi con chi è straniero,  che  dimostra di non essere un pericolo per la loro sovranità, e che  dimostra d’essere  proficuo    per il loro stesso interesse.

Suo padre non ha scelto quest’isola   al posto dell’Italia; è stata piuttosto l’Italia che lo ha spinto a cercare altrove   occasioni che il nostro paese  gli ha negato. Troppe regole, troppe tasse, troppe vessazioni. Possiamo dire che è un uomo diviso tra due realtà, che  un giorno tornerà in Italia, che qui verrà a fare la sua vecchiaia.

Questa è l’idea di fondo.

Parlare con Giacomo della sua famiglia è un passaggio obbligato e  mi serve per capire Giacomo;  se io cercassi di dire a me stessa che queste  informazioni non mi servono, mi direi una grande stronzata.

I ragazzi sono legati a doppio mandato con lo stato della loro famiglia; essa rappresenta le loro radici, l’imprinting  che hanno ricevuto, le propensioni  che hanno assimilato, le simpatie che hanno scoperto,  il dolore  che hanno  vissuto,  i desideri  che hanno visto nascere in sè, a volte persino la prigione dalla quale allontanarsi.

Per le proprie  origini   Giacomo si butterebbe nel fuoco, metaforicamente parlando, anche se  parlando della vita come dono e come la cosa più assoluta    a cui non è possibile rinunciare,  Giacomo mi fa capire che   VIVERE , essere vivi,  è la cosa che più conta.

Mi racconta d’avere visto troppa sofferenza, d’avere avuto un brutto male da piccolo, a cui è scampato. Mi dice d’avere avuto diversi cugini che invece non hanno avuto la stessa fortuna.

Giacomo  non si sta inventando nulla.  Questo ragazzo ha tanti difetti, ma non quello d’essere uno che le cose abbia bisogno di inventarsele.  Proprio perchè    quello che mi dice è vero,  non posso fare altro che ascoltarlo, ascoltarlo, ascoltarlo.

Tornando alla scuola, a quello che comunque   avrebbe saputo insegnargli, mi dice che in classe   ha imparato a sapersi adattare. Mi dice proprio ADATTARE.

Possiamo tenere un  falco in gabbia impedendogli  di volare libero nel cielo?  Certo, solo se questo falco si fosse ferito ad un’ala e fosse costretto ad un periodo di cattività per rimettersi in forma.  Giacomo è come questo falco che sta curando la sua ala ferita.

Forse il tempo della cura ha comportato alti e bassi, ma finirà.

Conosce il limite che non deve superare, lui mi dice;  parlando  di droghe leggere, non prenderebbe mai robaccia da sballo, da farsi fuori la testa.  Gli chiedo perchè i giovani si drogano.  E mi risponde che lo fanno per lo più per provare, poi per sentirsi come gli altri, poi per mille altre ragioni.

So che  anche questa volta è   sincero.  Però  gli torno a dire che  la droga è in sè sempre  una forma di resa, è in sè una forma di sottomissione a un signore tiranno    che pretende di governarci.

Come può un falco destinato a volare  scendere a patti con  un verme schifoso   che rischia di insudiciare lo splendore del suo volo?

Pensiamo per un attimo   agli animali che spesso ci affascinano  con la loro eleganza e bellezza;  conosciamo forse uno di loro che nella  prassi quotidiana  ricorre ad assumere stupefacenti per una qualunque ragione?  Forse che  il mondo animale è più equilibrato del mondo umano?

Giacomo non può che darmi ragione.

Proprio in questi giorni il telegiornale ci ha informato che nella camera dei deputati i nostri signori politici fanno uso di cocaina.  Come posso convincere Giacomo che la droga non si prende e basta? Proprio per principio?

Ma siccome è quello che credo,  glie lo dico:  penso che  debba concentrarsi unicamente sulle cose  pulite, unicamente pulite,  come il suo autentico   amore per la storia, per l’archeologia, che aveva già da piccolo.

Anche lui lo pensa, anche lui lo sa.

Non c’è bisogno di andare ad assumere sostanze  eccitanti o rilassanti che siano. per dare il meglio di noi stessi.  Anzi,  la vera ebbrezza  è quella dell’uomo  perfettamente lucido, perfettamente sobrio, perfettamente integro, perfettamente  sano, perfettamente vivo, perfettamente se stesso,    e non si può essere tali avendo assunto anche un solo grammo di roba  x  od y  che sia.

A sorpresa Giacomo  mi confida il suo amore per le lingue antiche, come il greco ed il latino, dal momento  che     insegnano l’origine delle nostre stesse parole, in quanto   rappresentano l’archeologia vivente del nostro parlare.

Sempre parlando di Cuba, mi dice che il nostro paese e quello cubano  hanno molti punti in comune;  entrambi conoscono l’arte dell’arrangiarsi, del doversela cavare.

Lui forse farà come suo padre, forse andrà là   con lui , ma di certo non lascerà mai il nostro paese che è il più bello del mondo.

Tornando al suo gruppo familiare,  mi spiega intrecci di coppia che sinceramente non ricordo bene,  dove però capisco  che le cose dimostrano di funzionare.

Di sicuro funzionano meglio del femminicidio,  commento io,  che Giacomo ridefinisce omicidio e basta.  Perchè andarsi a inventare sottotermini di sottogeneri   quando  già esistono le parole giuste, le parole vere, le parole appropriate?

Mi dice che lui la sua ragazza  non la picchia,   in quanto  le donne non si devono  aggredire con le mani o altro.

Questa cosa risuona come  paradossale: siamo qui a ribadire che le donne non si devono menare,  come a sentenziare qualcosa  che evidentemente non si può dare nel sociale  per scontata.

E’ una questione di  essere credibili.  Come si può costruire un legame sulla violenza?  Le persone devono imparare a sfogare la loro possibile ira contro le cose, e non contro le persone.

Passiamo a parlare del problema del terrorismo islamico, e dell’Europa che è stata a suo dire  fallimentare,  un’Europa   che sta seminando  ondate separatiste tra gli stati membri interni.

Mi rendo conto mentre che  scrivo   che stiamo costruendo insieme qualcosa di  nostro.  Di condivisibile. Da potere/dovere  condividere.

Tornando  al filo del discorso,  Giacomo mi dice  che   non crede  nella possibilità   di   integrarsi in maniera indolore. Ci sono state le Crociate,  e  adesso c’è il terrorismo dell’islam, insomma, secondo lui   è un passaggio obbligato.

Sulla vicenda di Charlie Hebdo  mi dice che in quel caso i giornalisti hanno sbagliato, perché   pubblicando quelle vignette sono andati    ad offendere una religione, un tabù, una persona ritenuta intoccabile, un Profeta,   come se qualcuno  prendesse   a insulti il nostro Gesù (anche se  di fronte  ad un attacco  del genere  noi cristiani   reagiremmo  in altra maniera).   In questo caso     la conseguenza doveva venire calcolata.

Non accenna     agli altri episodi  di terrorismo, come ritenendo questo particolare;  mi cita solo quello   perchè lo ritiene espressamente  colpevole da parte occidentale.

Gli faccio notare che non sono le religioni il problema ma sono   le politiche di guerra e di sopraffazione generale.   Se fosse per le singole persone  le guerre probabilmente sparirebbero dalla faccia della terra; le diverse  credenze hanno dimostrato nei secoli di sapere convivere,   sono i politici al governo   che  pianificano  gli scontri,  per ragioni di interesse, di odio o  di fanatismo.   E lui è uno di quelli che forse un giorno  diventerà    un politico, è uno    che un giorno   forse dovrà schierarsi in un senso o nel suo senso contrario.

Mi dice che la religione è la nostra identità; mi dice che  noi nasciamo per caso dentro un credo che poi ci porteremo addosso fino alla fine, come un marchio, la nostra stessa capacità di respirare.

Lui è contento  d’essere cattolico, dice di credere ma di non praticare.

E’ incredibile come noi spontaneamente abbiamo il bisogno di dire  “io credo“,  dal nostro più profondo essere. Certo, stiamo parlando di faccende  grandi, stiamo parlando di  scegliere se ci piace sentirci figli di Dio o figli di una scimmia. E  stiamo anche parlando  di secoli e secoli di storia da cui noi siamo usciti.

In    quel “Io credo”  c’è  soprattutto   le nostre radici, il modo in cui ci hanno insegnato a guardare noi e il mondo, il modo in cui ci hanno indotto a sognare, a ridere, a scrivere, a pensare, a vestirci, a sentir musica…

E’ ovvio che è più bello sentirci provenienti dall’immenso,  è ovvio che è più bello distinguerci dalla semplice natura che per quanto bella, stupenda, incantevole e magica possa essere ,  rimane   qualcosa   di  oggettivo e non di soggettivo, e non di  unico, irripetibile e non    catalogabile.

Insomma, per l’integrazione,   il rispetto reciproco  è alla base di tutto.

Se si va ad uccidere nel nome di Dio,  si è solo dei mentitori; nessun Dio degno di chiamarsi tale  ci chiederebbe di uccidere un altro uomo nel suo nome.

Tornando alla questione del rispetto,Giacomo mi traccia   spontaneamente questo parallelo:    verso Berlusconi la politica non ha avuto rispetto, ma distruggendo lui e la sua immagine si è anche infangata l’immagine del nostro Paese, che Berlusconi rappresentava.

Si poteva toglierlo di mezzo con maggiore rispetto (non solo di lui ma di noi stessi), con più intelligenza.

E poi il fango  che crediamo di  buttare addosso al nostro avversario, per quanto vero, ci  torna tutto addosso. Non ci si fa mai una bella figura.

Per non dovere dire  da me stessa  che Berlusconi è rimasto vivo e vegeto, ancora sul campo con la sua genialità politica che ancora non ha smesso d’avere buone intuizioni, anche dopo la catastrofe,  errori   personali  permettendo.

-Tendenzialmente non approvo  il comunismo perchè ti dice come devi pensare.

In uno stato democratico  nessuno   ti deve  dire  come devi pensare.

Non sono un estremista,  ma questa cosa  di   pensare che un altro   è migliore di te  solo perchè si dichiara di sinistra,  non mi entra nel cervello.-  mi fa capire Giacomo anche non usando proprio queste parole…

Se così fosse,  come dagli torto? Del   resto la storia dà ragione  a questo pensiero, la sinistra è crollata ovunque, sta avendo problemi ovunque, ed è di fronte a delle gravissime  necessità a cui rispondere.

Gli replico che questo pensiero è molto diffuso oggi   tra i giovani, che per lo più non sono  informati ma indottrinati,  che   si trovano arrabbiati con una politica che sta seminando da tempo   solo disoccupazione e aumento della   povertà. Dentro questo calderone delle responsabilità   ci possiamo mettere un pò tutti, poichè  non è che quelli di destra magari abbiano avuto o abbiano ad oggi  la formula magica;     è  una  questione di  distinguo.

E’ anche questione di libertà.

I miei ragazzi per me sono tutti uguali, pur nelle loro estreme differenze. Se io come insegnante faccio passare il messaggio che alcuni argomenti sono tabù, solo perchè vanno contro il pensiero dominante, solo perchè non si allineano con il pensiero unico,   io faccio un cattivo servizio alla scuola e alla mia professione.

Conosco l’energia indomita che muove i ragazzi che si professano  non di sinistra, è una forza ribelle che chiede di potere esprimere le proprie riflessioni senza venire tacciata di    intolleranza.  Non saremmo forse noi intolleranti nei loro confronti, dando  riprova che  anche nella sinistra c’è una volontà distruttrice  e antidemocratica?

Penso di potere tirare le fila, anche se potremmo continuare a chiacchierare per altro tempo. Giacomo ha molta dialettica, non gli manca lo spirito della conversazione.

Gli chiedo una ragione per morire e mi risponde di fiato. Non c’è nessuna ragione per morire, la vita è sempre sopra tutto, prima di tutto, perchè unica e  irripetibile.

Come l’uomo che la vive.

Gli chiedo di parlarmi della libertà.

Mi risponde che la libertà è qualcosa di prezioso che va data o esercitata  a dosi graduali.

Si è liberi di guidare la macchina   ma solo se hai preso la patente.

Si è liberi di fare tutto ma solo se siamo in grado di sapere/scegliere  cosa stiamo andando a fare, altrimenti la nostra scelta ci travolgerà.

Insomma ci vuole conoscenza, consapevolezza.

Per esempio, Giacomo era libero di scegliere la scuola per sè, ma la sua libertà l’ha buttata via o male esercitata, per ignoranza, per inconsapevolezza, per immaturità.

Perchè era troppo piccolo per sapere. Perchè non era pronto.

Forse davvero occorrerebbe spostare questa tappa ad età più matura.

Adesso è sempre Giacomo che si prende la responsabilità di se stesso, e la sua maturità   gli  fa capire che  questa volta   non  butterà  via la sua libertà.

A  questo punto mi taccio, lo ringrazio per essere stato collaborativo,  schietto e generoso.

Lui allora ringrazia me.

Rimetto la mia agenda rossa degli appunti   nel mio zaino di professore.

E tra me e me penso  che fino a che le persone si sapranno parlare  senza aggredirsi,  ci sarà speranza per tutti.

Fino a quando le persone si sapranno parlare comprendendosi, ci sarà  vita sulla terra.

Fino a quando  le persone   si sapranno  parlare  ragionando   progetti,  eviteremo  la  guerra,  lotte inutili,   stragi  intere   di  popoli e di classi ormai  esistenti  solo nelle pagine ammuffite dei libri.

Peccato che poi arriva la politica che cerca di rovinare tutto.

Forza   Giacomo, tu che farai scienze politiche, dacci una ragione per sperare.

Ci sarebbero  due   sole parole  che vorrei ancora  discutere  con  lui.

Si chiamano  COSTANZA  ed  UMILTA’;  per perseguire un sogno ci vogliono    la costanza  e l’umiltà

Te le  auguro entrambi, te ne auguro  in  giusta misura;  e crepi il lupo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...