Alberto vuole entrare nell’esercito

Credendo  nella didattica partecipativa,   fare lunghe chiacchierate con i miei alunni  può essere un modo di farla.

Poterli  avvicinare  rendendoli protagonisti,  mettendomi io stessa  dietro il banco  e loro in cattedra,  in un senso per lo più   intenzionale,  non è cosa da darsi per scontata.

Non ho potuto conoscere bene  questo gruppo, dove sono entrata abbastanza  tardi ( a gennaio), e solo per tre ore  settimanali, di cui un’ora di tecnica dove riesco a fare solo  presenza.

In classe il collega di italiano è di quelli  tradizionali, efficientissimo  nel passare  le informazioni capitali,  grande fautore della  lezione frontale,  e  per i ragazzi  non c’è stato bisogno d’altro, a parte alcuni  necessari  bisogni educativi speciali  che ho provveduto  di assistere proprio in qualità di insegnante sul sostegno.

Camminare affianco della diversità è un privilegio. Ti conferma il fatto che siamo tutti dei diversi. E che l’altro è un nostro completamento.

In quinta  C   c’è una seconda collega per gli alunni bes e non solo, che ha molte più ore, che conosce i ragazzi dall’anno scorso, e che è un vero punto di riferimento per loro.

Ridotta  a    una figura aggiuntiva  ( quasi tutte le mie ore sono impegnate  nella quarta F),  come un topolino  indaffarato a portare formaggio nella  propria tana,  sono stata ad assistere, ad osservare,  pronta ad uscire dalla stiva    appena ne avessi ravvisato la necessità.

Mi sento bene nei panni del  piccolo  roditore di passaggio: non è stato forse questo essere minuscolo a mandare ko un elefante?

E così mi è venuta l’idea del  libro,  delle interrogazioni con gli studenti   e con i   colleghi,      dove   la scuola ha bisogno di comunicare molto, ha bisogno di riflessione continua,  ha bisogno  di ricerca, ha bisogno di  iniziative  sempre rinnovabili. Il motto potrebbe essere “La scuola è fermento di idee, è educare alla parola”

Per farla breve,  Alberto da grande vuole entrare nell’esercito, e precisamente nell’arma dei Carabinieri.  Ossia ci proverà il prossimo anno.

Comincio con il chiedergli di dare un voto all’autostima che ha di se stesso:  mi risponde  sorridendo  tra il sei e il sette.

Comincia con il dirmi  che si vive in un mondo dove conta unicamente l’estetica, l’apparire, l’avere successo.  Lui non è così, se ne frega dell’esteriorità,  per lui contano le relazioni umane,  il fare incontri. Gli confermo   all’istante che  c’è stato un filosofo che ha fondato la sua filosofia proprio sul concetto di relazione, che si chiamava Martin  Buber, ed era ebreo, e questa idea della relazione tra un io e un altro Io nasce proprio nell’ebraismo. Tutto accade dentro uno sguardo, un io e un tu,  come guardandosi allo specchio.

Alberto  continua  dicendomi  che appena si sarà diplomato   cercherà un lavoro e naturalmente tenterà il Concorso per entrare nel corpo dei Servitori dello Stato.

L’Esercito  per lui è una speranza personale,  direi anche scelta con coraggio visto  che  non spopola tra i giovani il mettersi dalla parte di chi cerca di rispettare la legge  e di farla rispettare.

  • Per me l’Ordine rappresenta la giustizia,  continua  a raccontare Alberto,  è il difendere i deboli, è il perseguitare le prepotenze-   e questo sogno l’ha ereditato dall’avere un amico brigadiere, che evidentemente   gli ha  trasmesso l’esempio che lui stesso   rappresenta essere  possibile e reale.

Certo che la strada non sarà facile, è  consapevole che le prove saranno dure,  che non c’è niente di certo,  ma del resto bisogna almeno provarci,  e allora   occorre  mettere la testa bassa sui libri, anche quelli che ci danno noia  e non appartengono proprio ai nostri interessi.

Alla domanda “Se ti trovassi in seria difficoltà a chi chiederesti aiuto?”  lui risponde  che  ovviamente chiederebbe aiuto alla sua famiglia,  con la quale ha evidentemente un rapporto di fiducia; ma poi è ovvio,  se ci sono problemi più strettamente  intimi, è chiaro che chiederebbe più facilmente aiuto agli amici, perchè si sa che di certe cose è difficile parlare con  gli adulti,  che hanno superato da un pezzo    le faccende di sesso o romantiche,     e forse non potrebbero capire.

Già, è un vecchio discorso questo delle generazioni che non si capiscono,   ed Alberto  è una strana mescolanza  di ribellione  e di rispetto delle regole. Non ci si deve immaginare un paraculato   che ha deciso di fare  il soldato per avere il posto sicuro, o perchè  è di quelli che accettano tutto dall’alto  senza farsi domande, senza  chiedersi  risposte.

Alberto è un giovane dagli occhi chiari, dal fare gentile, molto controllato, forse per certi versi  restio,  estremamente meticoloso, attento a quello che vede, desideroso di capire, consapevole dei suoi limiti ma anche dei suoi punti di forza, che ama la chiarezza   ma anche  i sani valori  della vita.

Gli chiedo tre ragioni per vivere;  lui risponde dopo averci un pò riflettuto:  l’amore per la famiglia, il rispetto della vita  stessa che è un dono e… non finisce di dirmi la terza perchè si comincia a riflettere  sul fatto della fede, gli chiedo subito  se lui crede, se ha una religione.

Mi  risponde  che  sì, crede in qualcosa, crede che  l’uomo  è frutto di una creazione, crede nell’esistenza dell’anima, crede nella reincarnazione, ma   non crede nella Chiesa.

La  Chiesa ne ha combinate troppe per risultare   attraente   e credibile, evidentemente.  E  mi rendo  conto  che  Alberto non fa nessuna distinzione tra  il credere in Gesù, per intenderci, e  l’essere  un cattolico praticante.  La conseguenza diretta è che se non ti riconosci  nei dogmi e nella Confessione  così come professata dai suoi  artefici,    non puoi  pensare di cercare  cose buone  dentro una pentola piena in parte di veleno.

Non tento minimamente di fargli cambiare idea.  Alberto è un giovane in ricerca, lui si farà la sua  strada, farà le sue scoperte, farà le sue esperienze e arriverà alle debite conclusioni.

Come io ho fatto le mie  di ricerche  ed ho incontrato i monaci,  il loro isolarsi nel silenzio del monastero, il loro dedicarsi alla preghiera, il loro Credere granitico   e direi  folle che ben poco ha  da   spartire con  la gerarchia ecclesiastica che io stessa non capisco e disprezzo.

Ho incontrato  metaforicamente  parlando  i poverissimi della terra che credono  magistralmente   senza avere nessuna cultura  ed hanno la capacità di  sopportare il loro dolore con una grazia che io non  riesco a vedere   nelle cattedrali del mondo. Davanti a un povero felice  mi posso sentire persa; davanti a un ricco infelice,  mi sento  fortunata a non essere lui. Il povero mi insegna la forza, nel ricco vedo solo debolezza.

Quando gli chiedo chi è Dio secondo il suo parere,   mi risponde che è un perfetto sconosciuto. Dio si può amare solo per fede.  E   su questo siamo totalmente d’accordo.

Gli chiedo   una ragione per morire. Mi risponde  scuotendo la testa. La morte non riesce proprio ad immaginarla,  non vede  in   se stesso  possibili  ragioni per morire, ora che si sta affacciando alla vita, anche se ha già diciotto anni quasi diciannove  ed   in tempo di guerra sarebbe stato chiamato a combattere, a servire la Patria.  Insomma, Alberto è un giovanissimo uomo, che dir si voglia. Non è più un adolescente.

Lo so  che  oggi non c’è più l’obbligo  militare   e dal 2005   esiste il servizio civile volontario e  nell’arma si entra per scelta. Nel 2005    Alberto  aveva  sette anni. C’è un piano di legge che farà tornare obbligatorio il servizio di leva nel 2018, e allora Alberto sarà obbligato a dare la sua adesione. E lo farà al volo.

Nella stessa arma  che  questo studente   predilige ed ama,  forse  un giorno si troverà faccia a faccia con  il bisogno di correre rischi, di fare delle scelte, di  dimostrare coraggio.

Sto  cercando di raccontargli la vita  che è una strana  fanciulla  che con una mano ti elargisce e con l’altra  ti obbliga  a  fare  economia.

Ho il compito di prepararlo  ad ogni possibilità,  anzi, il compito di predisporre  che lui possa diventare qualcuno che saprà sempre pensare con la propria  testa.

Cominciamo a riflettere sul fatto diffuso    che  dimostra come  molti  giovani se ne fregano di rispettare la propria vita ( figuriamoci quella degli altri), andando ad assumere droghe anche pericolosissime che distruggono il cervello, il cuore ed ogni organo vitale in poco tempo. Certo non per dimostrare coraggio ma solo  incoscienza o disperazione.

A questo punto gli chiedo da cosa non si separerebbe mai e mi risponde  quello che ovviamente si può dedurre dal già raccontato, ossia dalla propria famiglia e dai propri sogni.

Come vedi il tuo paese Italia?  gli   domando.

L’Italia è il paese più bello del mondo, risponde,     ma abbiamo persone poco affidabili. Siamo incapaci di ribellarci, accettiamo tutto, non ci valorizziamo.  Però non andrei mai via da dove sono nato,  lo amo e voglio potere fare qualcosa di buono per Lui ( o meglio per Esso).

Mi viene in mente,  adesso che cerco di ricomporre le parole  in memoria,    la storica figura di  Salvo d’Acquisto, giovane carabiniere  che  prese la terribile decisione di sacrificarsi per salvare un gruppo disperato di   venti uomini presi in rappresaglia.

Allora c’era un conflitto  mondiale  in atto, c’era la presenza dei tedeschi  nelle campagne romane come in tutta Italia, c’era la lotta della Resistenza contro il fascismo e contro i tedeschi non più nostri alleati.  E  l’Italia ha avuto bisogno di figure eroiche.

Oggi fortunatamente è molto diverso, i nostri  ragazzi  non hanno mai conosciuto la dittatura,  sono cresciuti a forza di libertà sancite dalla Costituzione,  ma anche a suon di delitti  oscuri perpetrati  a danno della stessa  democrazia  e della stessa  convivenza civile.

Nel piano delle domande era previsto un aggancio al problema del terrorismo islamico,  ma   decido di rimanere  sui temi che già stiamo trattando per non mettere troppa carne al fuoco.

Quando gli chiedo l’ultimo libro letto mi risponde “1984  di Orwell”,  e aggiunge di avere scoperto la lettura solo negli anni della scuola superiore, rimpiangendo d’avere perso molto tempo   in cui avrebbe potuto  scoprire molti più mondi.  Lo rincuoro, ha tutta la vita per rifarsi.

Interrogato sulla scuola italiana mi risponde senza esitazioni:   secondo lui  la scuola manca di figure autorevoli/autoritarie, e  quelle che ci sono,   sono troppo poche.

Io so perfettamente che c’è un abisso tra l’autorevolezza e l’autoritarismo,  ma  per il momento li lasciamo tutti e due agganciati, come se fossero farine dello stesso sacco.

Probabilmente, continua Alberto,     i problemi sono tanti e ad un certo punto un professore si arrende, getta la spugna, si adegua.  A  parte  qualcuno  che  riesce  ad  ottenere rispetto, avendolo  dato,  per la maggiore   si naviga nel caos del sopravvivere.

Mi fa capire d’essere molto contento della sua docente di sostegno, quella che ormai  li  conosce    dall’anno prima.   Mi dice che la doc  in questione è una vera leonessa che si batte sempre   per loro.  Rimango io,  in silenzio,  a queste parole,  perchè mi conferma    che  le persone hanno bisogno di conoscersi per potersi apprezzare.

E il conoscersi richiede tempo, tempo, e ancora tempo. Ma anche la voglia di mettersi in gioco.

L’interrogazione  speciale  doveva durare solo  mezz’ora, ed invece si sta avvicinando il suono della campana,  così mi affretto ad aggiungere altre richieste; gli chiedo  delle  parole  per  lui significative, escluse quelle già emerse,  e  Alberto mi risponde   ordigno, coscienza ed  esplorazione.

Della parola ordigno mi spiega l’evoluzione del significato ad essa attribuito; per Svevo la parola ordigno era da intendersi come  un oggetto qualunque  attraverso il quale  potere compiere alcune operazioni tra le più varie;  oggi giorno la parola ordigno  viene associata a un corpo pensato per deflagrare, per generare uno scoppio.

Questa cosa personalmente non l’avevo mai riflettuta:  certo che se alle sue origini  la parola ordigno  poteva avere un senso generico e molto vario,   per poi ridursi nel tempo   ad un unico   senso dominante,   è palese come il linguaggio subisce l’influenza   della storia,   si contestualizza subendo trasformazioni di senso.

E bravo Alberto, che finisce per farmi da maestro.  Del resto in questa sede i ruoli si sono  assimilati, siamo più due adulti che fanno conversazione che due  generi diversi che si  mettono su livelli diversi.

E poi per essere due introversi, io che sono molto riflessiva, e lui che  è molto timido,   ce la siamo cavata.   Ho percepito la sua fiducia nei miei confronti, e di  mio  ho  il  vantaggio  di   sguazzare    nella didattica sperimentale che vuole tentare sempre vie diverse.

Parlando di  coscienza    mi suggerisce “L’arte dell’essere fragili”  di Alessandro D’Avenia,  uno scrittore  che lui stesso ha scoperto grazie alla prof  di sostegno che lo venera    come  collega.

E poi non è che la storia dell’incontro di D’Avenia con Leopardi e con le sue infinite sofferenze patite in vita  che non lasciano  mai indifferenti  i   giovani con una certa sensibilità.

Leopardi seppe fare dei suoi limiti un suo punto di forza, non si arrese mai alla malattia  o  agli scontri  con l’autorità paterna;  non si arrese mai  alla solitudine  o alla fatica  di  realizzare i suoi sogni.

Se dovessimo comprare questo libro scopriremmo  un poeta  meraviglioso pieno di voglia di vivere,  oltre  il  ben noto  pessimismo  e la contingente depressione.

Prima di lasciarci gli chiedo quale personaggio storico ammira, mi chiede se può essere anche poco noto, gli rispondo certo, e a sorpresa  mi  fa il nome di   Adam  Weishaupt, un pensatore che si schierò contro lo status quo delle monarchie  e della religione dominante, cioè il cristianesimo professato dai gesuiti  come  massimo corpo a capo dell’istruzione cattolica.

Il nome non mi diceva  nulla,  ma quando mi parla  di   movimenti segreti  che volevano proporsi come illuminati  e rigeneratori del mondo,  allora capisco il genere.

Mi dice che hanno rappresentato una setta, e questa   parola   lo disturba non poco, perchè significa nell’immaginario collettivo   coloro che tendono ad essere squilibrati, ad essere irrazionali.

Lo tranquillizzo dicendo  che per carattere tendo a non    scandalizzarmi   di nulla, che sono aperta al nuovo e al cambiamento, che persino   il giansenismo nella sua estrema  spiritualità d’animo     è stato definito dalla gerarchia giudicante una setta…., e che emeriti filosofi celebrati nel mondo sono stati degli   emeriti   puri  irrazionali, a partire da Nietzsche.

Nello specifico questo personaggio ha fondato il gruppo segreto degli illuminati di Baviera,  era un illuminista,  chiaramente anticlericale, chiaramente  pro  massoneria,  chiaramente   un contestatore  che a suo modo  credeva in un mondo più giusto dove  l’inganno ed il sopruso    venissero   sostituiti   dalla uguaglianza  tra gli uomini  e dalla giustizia.

Per concludere,  questo  ex allievo dei gesuiti utilizzò la stessa metodologia gesuitica contro i gesuiti stessi.

Volendo tradurre ad una sintesi, Alberto dice no alla Chiesa che ci ha mentito/deluso, dice no al potere politico  che  è  corrotto, ma dice sì all’Arma dei Carabinieri che sono espressione in sè di valore, di giustizia, di rispetto della legge.

In effetti    non ho mai sentito parlare di Carabinieri dentro le feroci dittature, che come corpo militare hanno    quello segreto, quello spionistico, quello fedele a nessuno Stato ma solo al Padrone che li comanda con il terrore.

Torniamo verso il banco,   e  nel sedersi al suo posto    mi ringrazia per avergli dato una buona opportunità.

Sono io che devo  ringraziarlo,  perchè  un  dialogo si fa in due.

Caro  Alberto,  ti auguro le migliori cose, ti auguro  una vita serena,  fortunata,  e un poco   coraggiosa.

Il coraggio,  caro alunno di questa  anonima   scuola di questo  nostro ben  conosciuto  e bellissimo  Paese,    è spesso quello che più manca nel mondo.

Nell’esercito sarai soggetto all’ubbidienza dei tuoi superiori, alla disciplina, a vedere il mondo diviso in due colori. Cerca allora di non dimenticare anche gli altri.

E’ ovvio che tu  credi nella forza dell’Autorità   ma  dovrai saperla distinguere dall’autoritarismo.

E’ ovvio che tu  credi nel rispetto delle regole, ma scoprirai che esistono delle regole non scritte.

E’ ovvio che credi nelle cose  di questo mondo, quelle visibili, e non ti arrischi  nelle stanze  delle cose invisibili  e non scientifiche, ma scoprirai che il problema non è credere o non credere, ma uccidere o non uccidere.

Sei un razionalista, ma hai la propensione  a cercare  saperi  speciali  che credi possano rendere il vivere più nobile, più alto, più glorioso.

Il resto è tutto da scrivere. A te la penna.

 

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