Storie di monacanazione e altro…

A  scuola è tempo di Promessi Sposi e dunque   la collega  di materia  ha    ben pensato di portare gli alunni   a vedere una storica  produzione della Rai  che racconta magistralmente la  travagliata  vicenda.

Solo nelle scuole ormai si possono vedere di questi filmati,  perchè a casa propria  i ragazzi non lo farebbero  nemmeno se incatenati  sotto tortura.

Gertrude era nata bella, ricca e famosa, ma ahimè  sfortunata, destinata fin dalla sua nascita  ad entrare in convento. Nelle famiglie aristocratiche si usava obbligare le figlie femmine o i secondogeniti maschi ad intraprendere una carriera religiosa, con lo scopo di non disperdere le risorse economiche lasciandole affidate tutte al primogenito maschio.

Detto fortunato    destinatario   avrebbe avuto l’onere e l’onore  di provvedere al buon  nome del casato e alla sopravvivenza della casa nobiliare,  grazie anche al sacrificio della sorella  o di altri membri  che  avessero dovuto  soggiacervi.

La poveretta cerca con tutte le sue forze di opporsi, crede in cuor suo  che sarebbe potuta  scampare  alla condanna di doversi seppellire   viva  dentro le mura di una cella,  ma una volta messa al dunque di dovere  dare il suo assenso definitivo, viene indotta   a cedere alla irremovibile volontà paterna.

Nel momento in cui si fosse cercata di opporsi, a lei  sarebbe rimasta  solo la tortura di venire relegata in casa propria nel buio totale  della  propria stanza, proprio nel seno  della  propria famiglia, isolata totalmente  dal mondo e dagli affetti, peggio che in convento dove almeno entrava la luce del sole e rimaneva la libertà di parola,  considerata  come un’appestata, una persona immonda ed ignobile, persino indegna di portare il nome della stessa  famiglia.

Alla fine il delitto si compie; arriva il giorno della vestizione, dei voti, del rito santo, e tutto si celebra  in pochi attimi per sempre.

Quello che sarebbe dovuto essere un atto d’amore vero e libero  verso Dio, viene trasformato in una imposizione assoluta e  mascherata   agli occhi del mondo.

Tutto quello che segue dopo, il fatto che Gertrude si renderà  colpevole  di un amante violento (come era stato il padre violento con lei), da cui avrà dei figli che gli verranno sottratti, per cui  avrà testimoni scomodi che dovranno subire una triste sorte, per finire a subire uno scandaloso  processo   e poi una condanna altrettanto  lapidaria, doppiamente    murata viva dentro le stesse mura che già per tutta la sua  infelice esistenza  l’avevano vista  annientarsi,  non  è che la matematica conseguenza dell’iniziale  disperato bisogno d’amore di questa donna  che chiedeva solo di potere condurre una vita normale, di donna laica  nel mondo.

Un padre che non vuole ascoltare l’urlo disperato della figlia. Una figlia che alla fine si condanna al delitto, alla pena, all’espiazione,    per essere stata ridotta a cosa posseduta  e non ad essere libero.

Ma Gertrude avrebbe potuto  chiedere aiuto a Dio stesso? Avrebbe mai  potuto sperare in un evento miracoloso  che la potesse  salvare? Già,  i miracoli che all’improvviso ci liberano da torture che sembrano senza fine…

Il miracolo per Gertrude arriva molto molto dopo, quando viene graziata  dal vescovo  Borromeo   che  le concede la possibilità di tornare libera,  e lei avrà modo di condurre i suoi ultimi anni di esistenza    in serenità spirituale e fisica.

Storie d’altri tempi? In un certo senso sì; oggi giorno la  monacazione non esiste più, nessuna ragazza del mondo occidentale è   più  obbligata a prendere i voti,  ci sono tanto di leggi che impediscono il plagio e l’obbligazione  di pensiero e di altro.

Però non per questo le donne si sentono totalmente  meglio di allora, al posto di un obbligo assurdo è comparsa una violenza inaudita verso il sesso debole,  quel sesso che viene ancora considerato da un dirompente macismo  per troppi secoli giustificato  e coperto,   come la parte della coppia che deve rimanere asservita.

Ieri era il padre, oggi è il marito. Ieri era  il diritto  nobiliare o il diritto  del casato,  oggi è   la legge  del  compagno padrone  che se abbandonato  si trasforma   in    giustiziere.

Il tempo della società ugualitaria di fatto  e non solo di  diritto,   dove la donna sarà messa nell’unico posto che le compete, cioè accanto a quella dell’uomo,  è ancora assolutamente lontano, in certe parti del mondo più che altrove.

Ma non disperiamo,  arriverà   il momento della svolta,  e ci sarà più luce.

La stessa luce che vide la povera capinera che tornata  a casa per  un caso fortuito, aprendo la finestra della sua stanza  rimasta chiusa da  anni,  si trovò davanti per la prima volta  il cielo azzurro di una maestosa campagna  soleggiata, finalmente  osservato senza più sbarre, quelle sbarre invalicabili  che da sempre l’avevano tenuta sua malgrado fuori dal mondo, fuori dalla vita, fuori dalla felicità.

E lei rimase attonita, in silenzio, a contemplarlo.

Esattamente come in convento aveva contemplato Dio.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...