La storia di Barlett

Teoria di Barlett

la storia alla prima rievocazione:

“Una notte due giovani di Egulac si recarono al fiume a caccia di foche e, mentre si trovavano là, scese la nebbia e l’aria diventò stagnante. Udirono allora grida di guerra e pensarono: “forse si tratta di una spedizione di guerra”. Scapparono verso la spiaggia e si nascosero dietro ad un tronco. C’erano delle canoe che risalivano il fiume, ed essi potevano udire il rumore delle pagaie e videro una canoa che si dirigeva verso di loro. Dentro c’erano cinque uomini ed uno di loro disse: “che cosa ne dite? Vogliamo portarvi con noi. Stiamo risalendo il fiume per andare a fare la guerra alla gente.” Uno dei due giovani disse : “Ma non possiedo frecce” “le frecce sono nella canoa” risposero. “Io non verrò. Potrei essere ucciso. I miei non sanno dove sono andato. Ma tu – disse, rivolgendosi all’altro, – potresti andare con loro”. Così uno dei due giovani andò, mentre l’altro tornò a casa. E i guerrieri continuarono su per il fiume, fino ad una città all’altro lato del Kalama. La gente scese vicino all’acqua, incominciarono a combattere e molti vennero uccisi. Ma ben presto il giovane sentì dire da uno dei guerrieri: “Presto, torniamo a casa: l’Indiano è stato colpito”. Allora pensò: “Oh, sono fantasmi”. Non sentiva dolore, ma dicevano che era stato colpito. Le canoe tornarono a Egulac e il giovane tornò alla sua casa alla spiaggia e accese il fuoco. E raccontò a tutti: Pensate, ho accompagnato i fantasmi e sono andato a combattere. Molti dei nostri compagni sono stati uccisi, come anche molti di coloro che ci attaccarono.” Raccontò tutto questo e poi si calmò. Quando il sole sorse, cadde a terra. E qualcosa di nero gli venne fuori dalla bocca. Il suo volto si contrasse. La gente balzò in piedi e gridò. Era morto.”

e si veda ora la  storia narrata   alla decima rievocazione:

“Due indiani erano a pesca di foche nella baia di Momapan, quando si fecero avanti altri cinque indiani in una canoa da guerra. “Venite con noi – dissero i cinque ai due – a combattere”. “Non posso venire – fu la risposta di uno – perché ho una vecchia madre a casa che dipende da me”. Anche l’altro disse che non poteva venire perché non aveva armi. “Questa non è una difficoltà – replicarono gli altri – perché ne abbiamo in abbondanza con noi sulla canoa”; così egli entrò nella canoa e andò con loro. Poco dopo, in una battaglia, l’Indiano ricevette una ferita mortale. Ritenendo che fosse venuta la sua ora, gridò che stava per morire. “Sciocchezze — disse uno degli altri – non morirai. Invece morì.”  

Che cosa è accaduto? La nostra memoria lavora ai fini di agevolare la comprensione del testo: i dettagli non capiti sono più facilmente eliminati, altri particolari possono essere aggiunti o cambiati al fine di rendere le storie più plausibili e più comprensibili ai nostri schemi mentali.
Ma quali sono i passaggi che consentono di memorizzare un’informazione ed essere poi in grado di richiamarla quando necessario? Nell’elaborazione mnestica è necessario distinguere tre processi o fasi:

1) la codifica (encoding), attraverso la quale l’input in ingresso viene trasformato nel tipo di codice o rappresentazione che la memoria accetta e riconosce;
2) l’immagazzinamento (storage), che consiste nell’attività di mantenere in memoria l’informazione codificata;
3) il recupero (retrieval), che corrisponde alla fase in cui l’informazione viene ritrovata per essere utilizzata.

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