Il gattino Milù, le rime e l’alfabeto personalizzato

micio-con-gomitoli-di-lana

E’ l’ultimo giorno di scuola.

Siamo in una classe di prima scuola primaria, ed i bambini li trovo tutti seduti al banco con davanti il loro grande maxi quaderno di italiano rilegato con una bella copertina di carta da  pacco bianca  che poi  gli alunni hanno abbellito con le loro decorazioni.

Sì, già   il  VOLUME  dei tanti quaderni riuniti  fa immaginare  il GRANDE  lavoro   fatto durante l’anno!

Grande in tutti i sensi.

Nel guardarlo  mi salta subito all’occhio  l’ultima pagina di chiusura   dove spicca  un foglio stampato  e   colorato che recita:

” HAI FATTO TANTA STRADA TRA SILLABE E PAROLE,

SAI SCRIVERE FARFALLA CAVALLO GATTO E SOLE.

SAI SCRIVERE LE FRASI E SE TI STUFI UN POCO PUOI SCRIVERCI:

–  SONO STANCO, FACCIAMO QUALCHE GIOCO !  –

ADESSO CHE HAI IMPARATO A SCRIVER CIO’ CHE DICI,

CON QUELLO CHE TU DICI TROVAR PUOI TANTI AMICI.

SEI STATO MOLTO BRAVO AD ARRIVAR FIN QUI, E QUINDI TI DICIAMO:

”  VAI AVANTI COSI'”

HO IMPARATO TANTO

EVVIVA

Maestra  Anna è proprio orgogliosa dei suoi scolari; li ha presi ancora quasi  piccoli, da scuola dell’asilo, ma dopo solo nove mesi  li lascia tutti in grado di leggere, scrivere e fare di conto.

Certo, tra di loro ci sono quelli che vanno già veloci e quelli che invece ancora vanno piano, ma il tempo non conta, ciò che conta sono i risultati  raggiungi  compatibilmente  con le premesse.

Guardo  Mamhoud   che con la sua bella testolina  tutta ben brillantinata , mi sembra già un ometto pronto per la sua prima  comunione. Pardon,  Mamhoud è musulmano e dunque non farà la comunione, lui  seguirà  i passi del suo credo, con la sua capacità di metterlo in pratica in un mondo che ne frequenta di diversi.

E’ bello così;  che fortuna hanno i bambini di stare tutti insieme tra tante diversità

Speriamo che crescendo non abbiano a perdere le cose più belle dell’infanzia, che sono la spontaneità  e una certa innocenza.

Arriva Sofia  che deve distribuire i suoi avvisi per la festa di compleanno; ognuno mette sul diario il proprio nome così fa sapere che ci sarà…

Questa di cui parlo   è una classe di venti alunni, di cui quattro stranieri.

Oggi, come molti altri giorni, ci sono anche due ospiti, che sono gli scolari di altre classi  che vengono divise per assenza della maestra di materia.

Dopo i primi minuti della giornata dedicata alla conversazione libera ( ognuno per alzata di mano si propone per raccontare qualcosa che gli è successo…), arriva il dettato, l’ultimissimo dell’anno.

IL GATTINO  MILU’  (testo suggerito dalla maglietta di una bambina, con  illustrato sopra un meraviglioso micio)

-Milù è un pasticcione. Quando usa il gomitolo della nonna si attorciglia al filo.-

Una  semplice frase inventata sul momento  che può sembrare di una banalità estrema, ma non è certo banale per dei bambini che hanno impegnato appunto nove mesi a mettere insieme suoni, lettere, significati e assonanze…Maestra Anna li guida con la voce;  è un modo per fare l’ultimo allenamento sulle doppie, sulle sillabe, sugli accenti e sulle maiuscole;  e poi naturalmente  c’è la punteggiatura…

Insomma, un’oretta di lavoro tra una cosa e l’altra.

Non dimentichiamoci anche   del disegno.

Il   disegno, in questo caso guidato da due alunne volontarie  che vanno alla   lavagna a  disegnare per tutti il proprio,  è importante quanto la scrittura. Nella figura parla l’inconscio, parla il sentimento, parla la pulsione delle cose belle e  ben capite come e delle cose meno chiare…

Mentre  che i bambini  eseguono   chiedo alla collega:  “Questa classe è così tra virgolette tranquilla perchè tu hai dato a loro questa impostazione di lavoro, o anche perchè sei stata tra virgolette fortunata a  trovare un insieme di bambini  che hanno saputo lavorare senza grandi problemi?”

Praticamente nella mia domanda c’era già la risposta. Anna mi conferma  un poco tutte e due le cose.

I  bambini tendono a seguire quella che è l’impronta dell’insegnante.

Ma è anche l’insegnante  che tende a seguire quelle che sono le qualità o le problematiche dei bambini.  Del resto non potrebbe essere diversamente.

Le ore seguenti sono in 2B, e mi capita una lezione  di italiano impostata sulle rime.

Qui c’è  Violetta, una meravigliosa bambina egiziana che porta però un nome tutto italiano.

I  suoi genitori  sono innamorati del nostro paese,  ed  i loro figli si stanno perfettamente integrando, già con le idee precise di quello che vorranno fare da grandi.

I  bambini   in questa  classe sono elettrizzati; sarà che è l’ultimo giorno, sarà che l’insegnante è molto giovane e non insegna  da moltissimo, sarà che la classe è già più grande e con problematiche diverse,  sarà che sono in attesa di  andare in biblioteca a  scegliere i libri da leggere durante l’estate…qui  il clima lavorativo è differente.

Ma si ha idea  di come ci possono essere mille mondi  diversi, mille realtà variegate, ed ogni giorno non si sa mai quello che potremo trovarci davanti?

In  questo marasma    interculturale  e complesso  che è il mondo infantile  (e non solo)  di oggi, ci sono  solo tre punti fissi che possono aiutare a non perdere la bussola:  la consapevolezza di quello che siamo, la consapevolezza di quello che vogliamo perseguire, e la consapevolezza di  quello che progettiamo.

Mi cade l’occhio sulle strofe  scritte alla lavagna da maestra Rosalba:

 

”   Mohamed asciak gira il suo primo ciak

Asia  basile  gioca in cortile

Sofia bon  mangia i pop corn

Daniele botnarasi  compra due vasi

Alice covino mangia un panino

Marco  del  carro è proprio un tamarro

Anha  ehab mangia il kebab

Natascia gambino  accarezza un gattino

Manuel gentile fa un giro in Brasile

Leonigro thomas  va in vacanza a Las Vegas

Greta mattanzio  abita ad Anzio

Alessia Mirillo beve succo di mirtillo

Federica prevenzano  dorme sul divano

Matteo   nittolo  ha un fratello piccolo

Matteo  maschitelli mangia i piselli

Kahalemin violetta mangia  la  torta fino all’ultima fetta

Iris  nezza un cane accarezza

Noemi zaneletti gioca ai parchetti.   “

Tutti i ragazzi sono contenti, ognuno lo è   del suo pezzo di filastrocca.

Dopotutto insegnare è anche questo, un gioco continuo   fatto di parole e suoni, di immagini e colori, di sorrisi e  pianti;  il sorriso di trovarsi, il pianto di salutarsi…

E per me la cosa fantastica di potere vedere tante classi, tante situazioni, tanti problemi…

In attesa di migrare verso un altro plesso, mi fermo un’oretta in sala docenti, dove ho modo di scambiare due chiacchiere con maestra Antonietta, che insegna religione.

Nel parlare mi confida  di avere conosciuto personalmente  il cardinale Martini,  il cardinale Tonini e padre Maria Turoldo;  come dire ragazzi, mica bruscolini…

Un giorno ha poi  conosciuto persone che facevano questa cosa nella scuola, e così  decise che avrebbe fatto la stesso.

Non è un’insegnante di ripiego, per intenderci. Non ha scelto di insegnare il catechismo perchè non ha saputo trovare di meglio…

Nel pomeriggio mi ritrovo a fare giochi in cortile tra i bambini di seconda ed i bambini di quinta. Prima il tiro delle freccette che però sostituisce le pericolose arme contundenti con innocue palline di gomma  autoadesive. Poi il tiro ai birilli.

Si dividono le classi in due squadre mescolate; ad ogni ragazzo di quinta si accompagna un compagno di seconda.

C’è una grande calura e quando arriva il ghiacciolo ci sono anche le insegnanti che  non sanno dire di no a questa piccola delizia.

Quando si ritorna in classe io rimango con Yara, una bambina araba  che si è integrata con grande fatica e per dirla tutta, il suo cuore e la su testa secondo me non hanno mai smesso di lasciare il suo paese.

In classe di Yara c’è maestra Rita, laureata in psicologia e che ha fatto di questo approccio  metodologico il suo stile di insegnamento.

Per lei è tutta una questione  di interiorità; non per nulla fin da quando ha iniziato  ad insegnare  ha utilizzato il metodo dell’alfabeto personalizzato, che sarebbe a dire che si è preoccupata di disegnare con le sue stesse mani tutte le figure corrispondenti alle varie lettere che sarebbero entrate a far  parte di una Storia, di un Libro, tutto speciale perchè tutto da COSTRUIRE COI BAMBINI.

La E di elefante, per esempio,   per questi alunni  non è un semplice grafico da scrivere, saper leggere  ed  imparare a memoria, ma è un segno specifico che i bambini hanno avuto modo di SCOPRIRE  all’interno di un RACCONTO  che la loro maestra via via andava tessendo,  come nella costruzione di una casa, che necessita ogni giorno di mattoni nuovi.

Quando si incontrano suoni particolari che è facile confondere, Rita sa di dovere aggiungere la fase della manipolazione e se è necessario anche quella del gusto, coinvolgendo tutti i sensi  della crescita nel complesso processo dell’apprendimento.

Basta guardarla in faccia per capire che  per lei  è molto importante che i bambini apprendano.  So perfettamente che tutte le maestre dovrebbero essere altrettanto attente ai successi scolastici dei loro scolari.

Insomma, è davvero arrivato il momento di lasciarci.

Cara amica mia,   sarà  solo per poco…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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