il metodo Feuerstein

HELLOMOTO

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Guarda le due figure sopra, prese dal test di Raven.

Indica qual’è il pezzo mancante, nell’una e nell’altra,  e spiega il ragionamento che devi fare. Non conta il tempo, conta il risultato.

Dopo un’ingresso teorico, molto breve ma concentrato su come funziona la mente e dunque l’apprendimento, siamo arrivati ad esplorare questi esempi pratici, a dire il vero appena accennati, per mancanza di tempo aggiuntivo,  ma che già ci hanno reso l’idea di come noi adulti compiamo operazioni complesse in maniera automatica, mentre tutti i giorni chiediamo ai nostri alunni di fare le stesse operazioni, più o meno complesse, senza che loro abbiano il vissuto, la formazione cerebrale e lo sviluppo cognitivo tipico dell’adulto.

Questo per farci comprendere  che solo se abbiamo capito come funziona l’apprendimento, possiamo lavorare sull’insegnamento, cioè preparare ad hoc la nostra lezione a misura di classe.

Proprio la nostra precisa e determinata classe quotidiana, che non è certo un’astrazione,  ma un insieme di bisogni precisi e categorici.

La relatrice in poche parole, la collega  Maria Russo, esperta nel metodo Feuerstein,    ci ha raccomandato questo:

  1. di non dare consegne che non sono state comprese
  2. di non dare consegne noiose, poco stimolanti o non adatte
  3. di non valutare i risultati senza avere prima valutato la correttezza della consegna
  4. di pretendere e garantire  che ogni alunno possa  avere fiducia nelle sue possibilità
  5. di non dare troppi  stimoli ma solo quelli che servono, ed insistere su quelli
  6. di non avere pregiudizi, mai mai, mai
  7. di dare sempre incoraggiamenti, perchè le capacità sono sempre in sviluppo,  e non c’è nulla che a priori possa essere ritenuto impossibile- lasciare fare al tempo

Dopotutto, aldilà di tutte le specifiche scientifiche oscure e complesse, il funzionamento della mente è molto semplice: c’è un qualcosa che ci entra (l’input) e ci chiede di reagire, di dare un segno a questa accoglienza; il cervello lavora su questo input nella fase di elaborazione dei dati  e produrrà di conseguenza il suo output, cioè la sua risposta.

Nella fase di input lavorano sostanzialmente due cose:  il registro sensoriale ed il registro emotivo.

Il registro sensoriale è fatto di  percezioni, legate alla nostra reale capacità percettiva; il registro emotivo è fatto di relazioni, di emozioni,  appunto, di motivazioni ad apprendere, di coinvolgimenti.

Quando questi due registri funzionano all’unisono, scatta magistrale la capacità di apprendere.

Il docente è il mediatore  che  sta dentro la classe o dentro il gruppo, a seconda dei casi,  e deve appunto mediare quello che accade dentro questo piccolo mondo scolastico.

Cosa ne pensate?

Io ho concluso che valeva assolutamente  la pena di andarci.

Ieri non sapevo nemmeno dell’esistenza di questo Feuerstein; oggi so che è un gigante della pedagogia, che è vissuto per potere dare un presente ed un futuro a molti bambini reduci da esperienze terribili e catastrofiche, che lui stesso è stato benedetto da una mano gentile che lo ha sottratto allo sterminio dei campi di concentramento (essendo di origine ebraica), e che insomma,  è stato davvero un bravo maestro.

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