studiare tanto, rendere poco

il parere del prof. Ferri

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6 thoughts on “studiare tanto, rendere poco

  1. Io credo che sia sbagliato il metodo di studio che alcuni docenti impongono. Non voglio colpevolizzare la classe dei maestri, ma vedi, io in matematica andavo uno schifo per via del modo con cui mi venivano insegnate le regole. con gli anni ho scoperto di essere appassionata di giochi di logica in prevalenza matematici….. sarebbe bastato insegnare con nozioni a mo’ di gioco e in maniera interattiva anzichè spapellare i teoremi in modo come se stessero recitando il 5 Maggio.
    Invece, la filosofia me la insegnavano come se fosse una favola, e a distanza di anni ricordo pressochè tutto.

  2. Sì Aida, hai perfettamente ragione, solo molto tardi la didattica ha scoperto che occorre sapere coinvolgere, che bisogna mettere l’alunno al centro del processo di apprendimento- tutti noi abbiamo pagato il prezzo di un insegnamento subìto e maldestro- meglio tardi che mai…:-)

  3. Ho appena finito di leggere Linguaggio e problemi della conoscenza di Naom Chomsky. In una risposta ad una delle domande poste alla fine delle lezioni, dice qualcosa del genere: l’insegnamento per il 99% consiste nella capacità di interessare all’argomento e l’1% nel metodo in se. L’affermazione segue la descrizione di una visita in una scuola in cui i docenti si vantavano di una metodologia molto sofisticata per l’insegnamento di una seconda lingua – in quel caso l’inglese insegnato a ragazzi di madre lingua spagnola. Chomsky aveva osservato come in quel paese nessuno fosse realmente in grado di capire l’inglese. Quando lo fecero assistere ad una di quelle lezioni si rese conto che il metodo era forse “scientifico” ma gli occhi dei ragazzi esprimevano noia. Da collegarsi a quella (sempre) sua immagine dell’apprendimento della lingua nei bambini: è una cosa che succede loro e non che loro fanno; succede loro se vivono circondati d’amore.

    • Hai detto tutto tu, caro Andreas; la didattica affettiva o emotiva che dir si voglia, la sa lunga sull’importanza del coinvolgere. E’ questo il senso del mettere al centro l’apprendimento e non l’insegnante, senza nulla togliere alle sue specifiche abilità…grazie del tuo commento 🙂

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