Maria ancora ci insegna

Sul mio blog  Aftamundi    ho da poco  messo un articolo su Maria Montessori, intitolato al suo essere stata insegnante d’eccellenza  e madre un poco sfortunata.

L’ho presa ad esempio di come bisognerebbe essere se si vuole insegnare.

Qualcuno potrebbe pensare tra sè: “Ma come, con tutti i pedagogisti contemporanei esistenti, e con tutti i meravigliosi docenti che sappiamo intraprendere  questo lavoro con grande competenza,  proprio la Montessori devi andare a prenderti? Una che è vissuta nel secolo scorso  e che tutto sommato   ha sì avuto delle intuizioni geniali, ma  neanche poi così  straordinarie…?”

Il mio amore per Maria  in verità viene dettato dal suo essere stata così eccezionalmente unica e vera. Unica nell’essere stata la prima donna medico in Italia; unica nell’essersi fatto carico di una maternità  che l’ha trasformata in quello che poi sarebbe diventata; unica nell’avere saputo rinunciare a una carriera ormai bene avviata per rispondere ad una voce che la chiamava altrove; unica  nell’avere avuto delle intuizioni precise  che ha saputo metodicamente e con tenacia trasformare in progetti di fama mondiale (ma anche se non avessero avuto la risonanza che ebbero, il suo merito non sarebbe minore);  unica  nell’essere stata la prima insegnante dalla parte degli alunni e non dalla parte dei maestri; unica nell’avere capito che la pedagogia inizia dall’osservazione.

Come medico ebbe il modo di studiare gli handicap dei bambini cosiddetti  non normali o semplicemente ritardati; come pedagogista ebbe il  merito di pensare una scuola a propria immagine e somiglianza, anzi, a immagine e somiglianza dei bambini.

Come madre,  ebbe la forza di sopportare un immenso dolore  che seppe trasformare  con pazienza  in immensa gioia.

E come donna?  Sembra che dopo la sfortunata  vicenda amorosa con il padre di suo figlio, Montessori abbia relegato il mondo maschile fuori dalla sua quotidianità e l’abbia poi saputo recuperare  in modo diverso  attraverso la figura di suo figlio ormai diventato uomo.

La sua maturazione di maestra nasce con questa infelice maternità, e giunge a compimento  attraverso le vicende personali di altre donne, le madri dei sui alunni, magari molto più sfortunate di lei e con pochissime doti, ma che possedevano  il vero pregio ed il merito indiscusso  di potere essere state madri dedite alla loro prole.

Banalità  che a Maria fu negata  per un destino crudele.

E’ il paradosso della vita di questa donna che mi  appassiona. Madre ma senza poterlo raccontare, donna ma solo per un tragico errore,  medico ma solo per capire di volere diventare altro, e infine  maestra  ma solo per potere recuperare quel figlio perso e poterlo  rivivere da adulto avendolo smarrito  da bambino.

Montessori era davvero una donna capace di tutto; nulla poteva farle paura,  se non il pensare  di perdere la sua particolarissima maternità senza la quale avrebbe perso se stessa. Ha pagato durissimamente la sua naturale abilità.

E dunque voi capirete perchè io ho bisogno di parlare di questa donna come di un esempio per ogni insegnante, oggi.

Un’insegnante che ha saputo fare ricerca, sperimentazione e progetti, senza  neanche un Ministero  collaudato  e pronto  a porsi certe complesse  problematiche (non che la presenza di un Ministero dell’Educazione  oggi ci abbia di gran lunga migliorato la professione). Quindi una pionerista  che ha avuto il vantaggio ed il limite  di avere carta bianca come riferimento per il suo lavoro.  Un’insegnante  che neanche per un solo giorno avrebbe potuto pensare di potere andare a fare questo mestiere senza una laurea in pedagogia (mentre ai nostri docenti  è stata imposta una precisa abilitazione  solo da  pochi anni), anche se ne aveva già una in medicina (con particolare attenzione all’antropologia).

Un’insegnante che non solo pensava alla sua aula come ad un ambiente che già per come fosse stato preparato sarebbe risultato idoneo o non idoneo ad accogliere bambini; un insegnante che  imparava dai suo alunni visti come maestri di vita; un insegnante   che  rispettava le famiglie dei suoi scolari, di cui si prendeva cura nel limite del necessario.

E  quindi non mi venite a dire che la Montessori è vecchia  e che è stata superata dalla pedagogia moderna.

Maria ancora ci insegna.

 

 

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