INSEGNARE è metterci alla prova

Poco tempo fa mi confrontavo con una collega su un problema di classe.

Si tratta di un bambino certificato per problemi comportamentali. Ha vissuto un abbandono molto pesante da parte dei suoi genitori, è stato adottato all’età di cinque anni, e dopo due anni di vita scolastica dentro una normalissima classe che immagino abbia  fatto di tutto per accoglierlo,  ha cominciato a dare seri problemi di bullismo (non  senza segnali di percorso)

In classe provoca le insegnanti, risponde male, butta per aria quello che decide di buttare, fa  piangere i compagni con diversi dispetti, senza che si riesca a calmarlo, perchè sferra calci e pugni, oltre sputi e altro.

Anche con l’insegnante di sostegno avuta da pochi mesi,  le cose non vanno meglio, perchè lui intende questa presenza come la sua possibilità di uscire di classe per andare a fare quello che vuole fuori, accontentato in tutto.

La famiglia è disperata. Il corpo docente smarrito.   L’Uonpia ha stabilito per lui non più di 12 ore, e non intente darne altre, perchè il bambino è normo dotato, ha solo problemi di comportamento (mi si dice che diventa aggressivo perchè non riesce a fare le cose, ma è tutto da vedere, visto che non ha problemi di apprendimento)

Voi in qualità di insegnanti o di addetti ai lavori, o anche solo di genitori, cosa proporreste  per uscire d’impaccio da questa  situazione che non può che peggiorare nel tempo, se lasciata a se stessa?

Grazie della risposta…

 

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3 thoughts on “INSEGNARE è metterci alla prova

  1. Sfrutterei la sua voglia di uscire dalla classe per un percorso graduato di riabilitazione alla vita d’aula.
    Prima fase: uscita dalla classe solo dopo aver svolto un breve esercizio. (5m) facile per il ragazzo/ insegnante di sostegno fuori della classe ripropone qualche esercizio breve intervallato da spazi di riposo gioco guidato.
    Seconda fase :subentra quando la prima è consolidata . Uscita dalla classe dopo una attività in classe di 10 minuti (sarebbe opportuno un esercizio con un compagno, nel caso può essere scelta anche un’attività individuale facile per il ragazzo)/ uscita premio e attività come sopra con l’insegnante di sostegno.
    Terza fase: attività di gioco lavoro di gruppo con la classe. Compito di segretario della docente al ragazzo problema. Supporto dell’insegnante di sostegno che aiuta e nell’eventualità sposta alcune incombenze fuori della classe se l’aggressivitá del ragazzo dovesse aumentare . Il dentro e fuori della classe in questa fase dovrebbe cadere e il ragazzo dovrebbe essere libero di abitare i due spazi .
    Quarta fase :viene ripetuta la sec.fase con graduale aumento dei tempi e rafforzamento dell’interazione con un compagno, il medesimo o un altro.A volte i “docenti fingono di dimenticare che i 10 minuti sono trascorsi” Si risponde affermativamente alla richiesta del ragazzo di uscire.
    Quinta fase : attività di 15 m. In classe – dimenticanze degli insegnanti- si sollecita a raggiungere il tempo prefissato e si risponde alle richieste di uscita anticipata cercando di dilazionarla nel tempo….
    Sesta fase ripetizione della terza fase….ecc.
    L’ideale sarebbe aumentare senz’altro il tempo di permanenza in classe, ma soprattutto far percepire lo spazio esterno come contiguo e utile per scaricare l’aggressività eccessiva accumulata in classe.

  2. A proposito, la faccenda è finita che l’Uonpia ha ritenuto non più idonea questa classe alla serenità di questo bambino, e ne ha richiesto il collocamento in un’altra…Cosa che è stata disposta, non senza dispiacere, dal Dirigente

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