ragazzo psicotico

CASO: classe II istituto professionale. Ragazzo psicotico inserito in comunità terapeutica

dall’età di nove anni, madre incapace di accudire i figli sia dal punto di vista pratico che

emotivo. Gravi problemi relazionali che sfociano in comportamenti aggressivi verso oggetti.

Il  ragazzo è incapace di contenere le emozioni molto forti. Problemi di dislessia e discalculia.

Atteggiamento non collaborativo. Livello di attenzione inesistente.

 

DOMANDA: descrivi una programmazione metodologica e i relativi interventi didattici per  l’alunno disabile. Definisci strategie di intervento e tipologie di valutazione. Stabilisci unobiettivo per la classe e le relative modalità di intervento e valutazione. Spiega quali metodi   didattici innovativi possono essere applicati.

 

Il caso in questione è tra i più difficili che potrei trovarmi ad affrontare e quindi mi crea    da subito delle difficoltà che devo vincere: devo vincere l’idea che sarà un disastro e che non riuscirò a concludere nulla di buono.

Per prima cosa  osservo il contesto  e cerco di trovare vie di uscita.

C’è qualcuno nel gruppo classe che è in grado di interagire con questo alunno?  Cosa ha combinato nel passato? Che strategie sono state applicate? Con quale risultato? Cosa dovrei assolutamente non ripetere? Cosa invece non è mai stato tentato?

C’è qualcosa che il ragazzo ama fare? A cui è interessato? Ma come lo coinvolgo?

Ma questo ragazzo ha un nome, possiamo chiamarlo per nome, nel senso, parliamo di questo adolescente, con tutta la sua storia, di cui non sappiamo nulla, di cui dobbiamo imparare tutto…

Posso cominciare a lavorare sulle emozioni. Lui non sa controllarle. Allora  comincio a fargli provare emozioni piacevoli e lo invito a disegnarle o a esprimerle in qualunque maniera.

Appresa questa pratica,  (scusate, che brutta parola, non stiamo mica parlando di una macchina, o di una x o di una y…),  lo invito a farlo con le emozioni difficili,  magari per grado, evitando quelle più dure o evitando che quelle più dure lo portino ad andare fuori controllo.

Fino a che se la prende con gli oggetti, ci può anche strare, ma la  situazione non deve degenerare in una violenza verso le persone.

Lavoro sulla sua discalculia e sulla sua dislessia;  lo affianco a un solo compagno, quello che mi sembra più adatto o innatamente  più  congeniale, in caso contrario  lo affianco all’insegnante di sostegno  previsto non certo per il deficit dsa ma per il deficit neurologico, che lo supporti nella lettura  e nel calcolo evitandogli  ogni genere di stress inutile e di sovraccarico alla sua già fragile condizione psicofisica e neurologica. Gli fornisco gli strumenti compensativi e lo esonero dalle pratiche  non  utili ed efficaci.

Lavoro  solo in un secondo momento sulla sua relazione con il gruppo classe. E solo se dovessero sorgere condizioni spontanee e naturali, diciamo, provvidenziali, da  potere sfruttare…

Tutto questo prevedo  mi richieda   la presenza massiccia dell’educatore e/o del sostegno; sostanzialmente  credo che fino a che non avrò conquistato la sua fiducia,  non   verrò a capo di nulla in un modo  significativo.

Devo riuscire ad entrare nel suo mondo, nelle sue paure, nelle sue fobie,  nei suoi desideri inespressi, come anche nelle sue fantasie, nelle sue attitudini, nel suo mondo  silenzioso ma pieno di rumori.

Devo  farmi aiutare dal altri colleghi, da altri supporti,  per non sentirmi isolata e destinata al fallimento e per potere avere l’occhio dell’esterno, dell’altro, di chi vede le cose da un punto di vista più distaccato.

Sarebbe stata preziosa la famiglia che però in questo caso non esiste o quasi, anzi, è proprio l’assenza della famiglia la principale  causa di tutto questo grande disagio emotivo e scolastico.

Potrebbe essere utile tenere un quaderno dove annotare gli eventi più significativi, i miglioramenti, i fallimenti, le giornate no, le giornate si…; osservare quando e come il ragazzo   entra in paranoia e diventa appunto aggressivo; scoprirne i preavvisi  per saperli  prevenire.

Insomma, si tratta di costruire una relazione  complessa e delicata fatta di mille imprevisti, di molti dubbi e pochissimi punti fermi.

Credo comunque che di punti fermi ne possono bastare anche pochi, giusto quelli che servono per essere e sentirsi sulla strada giusta…

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