bambino tetraplegico

CASO: I^  superiore IPSIA. Ragazzo tetraplegico dalla nascita con difficoltà di comunicazione

inserito in un gruppo classe dove si verificano episodi di bullismo. Famiglia presente, ma tessuto

sociale disagiato. Presenza di alunni stranieri in classe.

DOMANDA: definisci lo stato emozionale della classe. Pensa quali dinamiche emotive possono

nascere e come si può fare per gestirle. Quali dinamiche emotive possono nascere nel discente

disabile e come si possono affrontare.

Qui siamo di fronte  a un caso fisiologicamente grave ma con un quoziente intellettivo nella norma.

Il tetraplegico  è impedito nella sua normalità fisica e motoria, ma non nella sua normalità cognitiva, e nemmeno nella sua normalità affettiva, che spesso viene resa ancora più sviluppata dal bisogno.

Può  facilmente diventare oggetto di bullismo da parte di alcuni ragazzi fragili del gruppo classe,  che prendono il compagno come bersaglio per  ovvie quanto discutibili    ragioni di opportunità e di rivincita.

Come intervenire?  Ovviamente lavorando sul gruppo classe e sul gruppo genitori, perché in questi casi anche l’azione indiretta  delle famiglie  può molto  contribuire   a migliorare le cose.

Per supportare la disabilità del ragazzo tetraplegico ci sono strumentazioni apposite, risorse specifiche a lui destinate;  per debellare gli atti di bullismo bisogna preparare un  complesso e ben  articolato lavoro di squadra, compreso di possibile  progetto rivolto allo sviluppo dell’integrazione che deve diventare inclusione e accettazione dell’altro.

Occorre fare comprendere che ci possono essere realtà persino  peggiori della tetraplegia, nella vita.

Occorre fare comprendere che  anche se tetraplegici si può avere una vita in parte normale e con adeguate soddisfazioni.

Occorre fare comprendere  che  se dalla tetraplegia non si guarisce,  è pur vero che con la tetraplegia si può convivere.

Occorre fare comprendere che  non bisogna avere paura della malattia, della disabilità, o meglio, che si può gestire detta paura  impegnandoci a conoscerla meglio  ed arrivando nel giusto tempo ad accettarla.

Nel gruppo classe deve assolutamente sparire il fenomeno del bullismo, vero ed unico reale problema educativo del contesto con il quale  non si può assolutamente convivere in serenità.

Fare tutta una campagna contro i comportamenti scorretti e  ingiusti, magari attraverso situazioni cinematografiche e di racconto/testimonianza  che portano le riflessioni  necessarie  in primo piano e per via traversa o trasversale.

Fare discutere discutere e ancora discutere verso questi comportamenti scorretti, senza mai cadere nella colpevolizzazione del singolo o nella messa alla gogna del colpevole.

Fare opera di prevenzione  dopo avere assistito/ricevuto confidenze su  azioni di bullismo, cercando di prevenirne immediatamente    il degeneramento.

Chiedere se necessario l ‘ausilio di uno psicologo; aprire sportelli di ascolto;  invitare alla elaborazione dei vissuti;  creare  occasioni di dibattito, di approfondimento, di  esternazione delle emozioni nascoste o rimaste latenti. Qualunque forma di sensibilizzazione può essere utile, anche quella in forma anonima o confidenziale.

Lo scopo prioritario è quello di creare un clima classe il più possibile normalizzato e  produttivo, dove si tutela categoricamente  il più debole e nello stesso tempo  si scoraggiano sul nascere  possibili forme di aggressività e di  chiusura, ma al contrario, si incoraggiano  forme di elaborazione, analisi, osservazione, approfondimento, discussione, riflessione ed espressione  sul tema della diversità legata alla disabilità e sul tema della diversità legata alla unicità della persona.

 

 

 

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