un posto di lavoro

Caro Preside,

sono un insegnante precario, uno dei tanti che ogni anno bussa alla porta della tua scuola per avere un posto di lavoro, potremmo dire, stagionale.

Non sono nemmeno tanto giovane, perché la mia prima primavera l’ho già passata, e un po’ per scelte personali che non mi metto a raccontare, un po’ per traversie legislative devastanti che il Ministero ha messo in opera dalla metà degli anni 2000 ad oggi (ma in maniera sottile  anche da molto prima),  ogni anno è sempre la stessa tragicommedia.

La  segreteria manda    centinaia di mail  per tre quattro posti disponibili, attingendo da graduatorie che non sono mai corrette, che non sono mai pronte, che non sono per nulla adeguate al merito, e tuttavia quelle sono, e   solo attraverso quelle noi riusciamo e possiamo  intrufolarci nel tuo condominio di gente.

Ci troviamo in decine di persone accalcate intorno alla tua scrivania, mentre tu scorri nomi e telefoni e non ti risparmi in spiegazioni ed approfondimenti sui criteri di nomina, sempre troppo precari, sempre troppo incerti, sempre  troppo intralciati  da normative  complicate e burocratiche.

E questo accade quando tu sei presente, quando tu per davvero fai il tuo lavoro, che è quello di dirigere la didattica della tua scuola, il movimento degli insegnanti, le loro assegnazioni sulle classi e sui destini dei tuoi bambini, i bambini che dovrebbero essere la tua unica e prioritaria preoccupazione, di te che sei stato insegnante, di te che sei entrato per una  intera vita  dentro le aule  insieme a noi, che nel tempo sono diventate sempre più numerose, sempre più difficili, sempre più ingestibili.

Caro preside,  io sono un insegnante che sta aspettando. Sta aspettando di essere chiamato e di potere prendere la nomina che mi garantirà il lavoro per cui io mi sono preparato, per cui sto ancora studiando, per cui devo preparare l’ennesimo esame, l’ennesima prova di ingresso, ma di cui non mi lamento, perché è questo il  mestiere che voglio fare, è questa l’occupazione che mi interessa e per cui intendo impegnarmi.

Ebbene, aspetterò ancora, magari l’uscita della graduatoria definitiva, quella che il Ministero dovrebbe avere pronta per l’inizio dell’anno scolastico, quella di cui  prima  il Ministero  comunica l’imminente convalida, ma poi la ritira, perché c’è sempre un perché…

Intanto io sono già pronto con tutti i miei  bravi ricorsi:  quello contro le ferie non mi sono state pagate ma rubate; quello contro la possibile   inadeguata valutazione dei miei titoli, visto che consideri i docenti che vanno ad insegnare una materia specifica come l’alternativa, su alunni di classi dello stato, su genitori di pari dignità, su un progetto formativo che tu hai disciplinato e previsto nel nome della stessa pari dignità confessionale, come insegnanti di secondo o inesistente  livello; quello contro il depennamento dalle graduatorie permanenti, che altrimenti io adesso stavo già lavorando mentre sono ancora a spasso;  e quello che presto arriverà ad aggiungersi perché non c’è dubbio che  la politica dei tagli alla scuola che ancora si sta compiendo e di cui non abbiamo ancora visto tutto,   non può produrre che questo.

Caro preside, io aspetto, dunque, aspetto che tu mi venga ad interpellare, preoccupato di fare bene il tuo lavoro che deve sì proteggere il diritto dei tuoi alunni ad avere insegnanti continuativi, ma nello stesso tempo il diritto dei loro maestri ad avere la loro debita occupazione e a sentirsi  gratificati dei loro sforzi, e a sentirsi  riconosciuti nel loro intento.

E mentre tutto questo accade e si trascina più o meno pesantemente nel tempo che non sembra avere nessuna logica e nessuna giustificazione se non  quella della inefficienza della macchina amministrativa, i genitori non si accorgono di nulla, nulla sanno o di nulla si preoccupano, credendo che la scuola sia una cosa che sta in piedi da sola, credendo cha la scuola è una scatola  che già tutto contiene di quello che serve ad una buona istruzione, e che comunque non sta in loro potere fare alcunché, se non  quello di lamentarsi quando la misura è colma…

Le cose che mancano  ad essa per potere definirsi dignitosamente sana, sono tante.

La prima in assoluto,  graduatorie pronte all’inizio dell’anno scolastico.

Poi direi  insegnanti  obbligati alla formazione continua, quando invece per prendere un giorno di formazione   dobbiamo magari   andare a mettere in difficoltà la collega  che fa affidamento assoluto sulla nostra presenza; poi direi, molte più ore delle tantissime che ci hai tolto con la scusa di razionalizzare i curricoli  scolastici; di conseguenza molti più insegnanti tra cui quelli che ti sei preoccupato di sopprimere  e di cancellare dall’organico. Infine,  colleghi tutti uguali, chiamati a dimostrare sul campo quello che valgono e non  per vie  traverse di cui non mi voglio minimamente occupare perché non mi interessano,  e per altro destinate a fallire, perché dove non c’è autenticità c’è solo il vuoto.

Dico Tu, ma sappiamo che tu non centri nulla; la chiamano scuola dell’autonomia, perché Tu ne sei il rappresentante legale a tutti gli effetti, ma di cosa saresti mai autonomo se il tuo portafoglio dipende dalle finanziarie annuali e  dalla  spending  rewie,   dalla legge di stabilità  e dalle riforme sul  lavoro  di cui si sente molto parlare e per nulla fruttificare?

So perfettamente  che qualunque nefandezza tu potresti mai perpetrare ai danni dello Stato, lo Stato non ti verrebbe mai a licenziare. So perfettamente che tu sei un sovrano perchè sei semplicemente inamovibile, se non alla peggio soggetto a trasferimento, e nulla più. Ma  una volta ogni  tanto cerca  di  usare la tua autorità ed il tuo potere per fare una cosa a beneficio della gente reale che ci vive e ci lavora, risorse e strumenti permettendo…

Lo so, è la solita storia;  le risorse non ci sono e siamo in recessione; la crisi economica è devastante e tutta l’Europa è nella nostra stessa condizione…

Questo è quello che la politica ci racconta per farci stare rassegnati.

Per quello che per me conta,  è che avevamo una scuola efficiente e brillante, quella dei moduli, che è stata già dal 2006 smantellata, prima con le due finanziarie Prodi,  poi col governo Tremonti, quindi col governo Monti e infine con lo stesso governo  Renzi.

Non c’è nulla di nuovo  sotto il sole (o meglio, la pioggia d’ottobre) se non la nostra ferma intenzione di avere il nostro posto di lavoro che ci spetta di diritto.

E l’avremo.

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5 thoughts on “un posto di lavoro

  1. Il problema insegnanti è, dopo gli esodati e la disoccupazione giovanile, quello più importante. Hanno creato un sistema tale da non riuscire a venirne fuori. Che Dio li aiuti.

      • Lo dico perché nei fa mi sono informata per le supplenze. Volevo iscriversi in graduatoria. Poi mi hanno detto che fra i 52 esami che avevo dato per la mia laurea ne mancava uno che serviva per ottenere le supplenze della cattedra di diritto ed economia

      • Conosco anche questa novità; devi sapere che mentre prima poteva capitare che qualcuno insegnasse senza il titolo, (e comunque altrove continua a succedere), oggi, come tu mi racconti, ti hanno detto che te ne mancava uno, proprio quello previsto per quella cattedra, e dunque? hai studiato per nulla? No, una via di uscita ci sarebbe; iscriversi di nuovo in una università per un solo esame, ne esiste la possibilità…

        Peccato che per farlo ci vuole voglia tempo e risorse, quella voglia tempo e risorse che spesso fanno di tutto per farcela scappare… e poi ci sono maestre che nella loro vita hanno fatto un solo esame, quello della maturità, ma insegnano da trentanni e si lamentano pure…
        comunque, per il resto tutto bene… 🙂 baci baci

      • Il tempo c’è e anche la voglia. Mancano le risorse che a mio parere, con le aspettative di essere chiamata per supplire, reputo non necessarie. L’esame, poi, non ha nulla a che fare con la cattedra di diritto ed economia. Cioè un conto è sapere tutto di diritto e le basi di economia, un conto è avere un esame che è prettamente di matematica… E non solo l’esame, ma c’è di mezzo il TFA che, per quanto comporti anche quell’esame, mi esclude per via del numero dei crediti, non sufficiente. Cioè se la mia università mi attribuisce 10 CFU per diritto privato, per il TFA devo avere almeno 12 CFU per diritto privato, altrimenti non posso accedere all’abilitazione…. È un casino….

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