un nuovo sindacato?

Sto frequentando un nuovo sindacato. L’ho conosciuto per caso, grazie a una collega carissima, Annalisa Gabriele.

Già ne avevo parlato un poco prima di ora, ma vorrei approfondire e meglio conoscere chi sono, anzi, chi siamo e chi vorremmo diventare.

Siamo per lo più docenti, di ogni classe di concorso e di ogni provenienza, di ruolo e non di ruolo, giovani e meno giovani, che intendono per lo più mettere  le mani in pasta a quelle che sono le dinamiche che regolano il mondo scolastico, per poterle controllare (e non esserne controllati) e magari migliorare ove possibile.

La scuola si muove in una giungla di leggi, circolari e direttive  che nascono univoche e nazionali ma finiscono per venire applicate all’interno di ogni istituto come se fossero ad personam, o meglio, ad situazionem…

Ogni scuola è un mondo dove il proprio Dirigente scolastico in genere si uniforma a quello che fanno le scuole vicine e della propria rete. Spesso succede che l’errore di un singolo, o meglio, la cattiva prassi di una singola situazione, si propaga a macchia d’olio senza che nessuno se ne renda conto  o se ne faccia un problema.

Mi spiego meglio.

In questo momento è tempo di nomine docenti su posti a tempo determinato (visto che quelli a posto indeterminato sono ancora bloccati).

Proprio ieri è arrivata nei plessi  una circolare che diceva alle segreterie  di attingere dalla graduatoria vecchia fino all’avente diritto.

Ebbene, il mio Istituto     è già una settimana che sta nominando sulla nuova  provvisoria, solo  perchè la nostra  dirigente appena arrivata e fresca di nomina ci ha indicato per sentito dire dalle altre scuole che bisognava attingere da questa piuttosto  che da quella.

E’ solo un esempio banale di quello che tutti i giorni accade  o può accadere  dentro gli uffici della pubblica amministrazione.

Non sto denigrando   il buon lavoro di tanti amministrativi che  so lavorare sodo e sotto organico, oltre che sotto pagati; sto semplicemente dicendo che spesso la norma non viene seguita alla lettera, là dove si dovrebbe, mentre invece là dove ci vorrebbe un margine di elasticità e capacità interpretativa, viene spesso applicata con estremo rigore.

Sto dicendo che la vita reale degli insegnanti  precari   è nelle mani di decisioni  dettate da pregiudizi, da sensazioni, dal caso, da prevaricazioni, da interessi che non dovrebbero esistere, da priorità che finiscono per schiacciare i diritti di alcuni e da umori personali.

Bene. Questo sindacato è l’ ANIEF , che significa Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori. Nasce a Palermo negli anni 90,  sta raccogliendo adesioni tra gli addetti al mondo scolastico che stanno subendo vessazioni e ingiustizie da parte di un sistema burocrate e assente  che per quanto  non ha più l’autorità di un tempo, vista la subentrata Autonomia scolastica,  non ha saputo perseguire  la propria autorevolezza in termini di competenza territoriale.  Sono certa e siamo certi che il Ministero può fare molto molto di meglio.

Questo sindacato  in Lombardia è ancora poco conosciuto, non ha molto a che spartire con le classiche sigle sindacali che per lo più davanti alla falce dei tagli stratosferici ed implacabili non hanno saputo fare altro che emanare ovvie quanto sterili  dichiarazioni di dissenso.

Per non parlare della loro totale assenza di fronte alle assurdità di riconoscimento titoli e servizi.

Le irregolarità sono varie e variabili: c’è chi ha percorsi formativi  e periodo di  lavoro non riconosciuti o non adeguatamente considerati, c’è chi è stato assurdamente  cancellato da graduatorie permanenti senza nessun valido motivo, c’è chi attende di entrare nel ruolo da numerosi  anni di precariato, c’è chi si trova negati legittimi diritti come potere frequentare corsi di formazione come se fossero privilegi quando invece rappresentano il pane quotidiano di noi  insegnanti…

Insomma,  adesso  mi metto a conoscerlo meglio, e poi vi racconterò.

Per il momento so per evidenza  che grazie alle sue cause e alla sua valevole squadra di avvocati, sta seminando successi uno dietro l’altro, e sta obbligando il Ministero a rivedere a suon di decreti e di rettifiche  i suoi gravissimi  depennamenti quanto i suoi scriteriati  criteri di validazione.

Perchè la scuola è fatta da chi la frequenta dal basso, dalle aule dei suoi alunni, e dalle strade  delle sue città; da chi tutti i giorni mastica scuola e didattica; da chi sa perfettamente che quando viene respinto  un alunno  non è una sconfitta solo per questo studente, ma è una sconfitta soprattutto per la scuola che non ha saputo prevenire e scongiurare adeguatamente questa  purtroppo quotidiana  realtà; infine, da chi sa perfettamente  che  dobbiamo muoverci verso la Buona Scuola, la scuola che saprà nelle nostre speranze e nei nostri propositi   mettere in organico il suo piccolo esercito di supplenti girovaghi, e da chi saprà di fatto sostituire le vecchie logiche di  servizio con le nuove logiche legate al merito, alla competenza, alla passione.

Perchè questo lavoro si fa prima col cuore, e poi con la testa, non certo con la ripetitività e con il gettare fumo negli occhi di genitori e di studenti trattati ancora come asserviti e non come  “protagonisti diretti”.

Genitori ai quali non si può dire la verità, non si deve dire come stanno veramente le cose, perchè non servirebbe. Genitori  che ancora non hanno preso coscienza della loro reale forza decisionale. Genitori che se da un lato rappresentano una effettiva risorsa, dall’altro possono determinare un pericolo, una complicazione, un ingranaggio mal funzionante.

Alunni coi quali bisogna sapere parlare, parlare sempre, parlare con tempestività.

E cosa centra tutto questo con l’idea di un nuovo sindacato?

Centra, nella misura in cui il sindacato si pone l’obiettivo  di avere cura delle persone come soggetti di diritto a difesa dei diritti degli altri,  conserva la fame di farsi conoscere e di conquistare iscritti, non si adagia sul passato e sulle troppo vecchie conquiste, non precipita in ideologismi e meccanismi di privilegio.

Alla prossima.

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