una scuola inclusiva

La scuola sta lavorando da un po’ di tempo intorno  al  progetto di una scuola inclusiva.

Ci è  arrivata non per nobili cause, ma per ragioni di ovvia necessità; il settore all’istruzione è una grave spesa di bilancio, lo è sempre stata  ( come credo che tale dovrebbe rimanere),  ma  le ultime cosiddette riforme sono andate intorno  alle questioni con il solo preciso obiettivo di ridurre i salassi.

Dapprima si è scoperto che la scuola non funzionava (non che ci volesse un mago per capirlo), perché bocciava troppo o formava troppo poco.

Si è corsi ai ripari  in parte allungando il diritto allo studio (così i ragazzi non hanno bisogno per un po’ di anni di cercare un lavoro che non c’è).

Poi si è corsi ai ripari istituendo i tirocini formativi attivi che hanno improvvisamente tolto ai laureati in quanto tali, la possibilità di andare direttamente ad insegnare (così ci guadagna il mondo dell’università che è sempre stato  di gran lungo  il più favorito  e protetto  nello scenario  degli addetti all’istruzione).

Eppure come si insegnava ieri senza la cosiddetta abilitazione, si potrebbe ancora insegnare oggi, in quanto non saranno come non sono  i  due anni specifici aggiuntivi che conferiscono  o conferiranno  al docente la qualifica di essere uno che “sa fare”  quello che in cinque anni (ma ne bastavano  i quattro del vecchio ordinamento) ha imparato “a conoscere”.

Lo stesso enigma è riguardato le maestre diplomate  ante 2001,  che hanno dovuto aspettare una   sentenza europea  perché si continuasse a ritenerle tali,  nonostante quella nuova generazione di insegnanti  di scuola primaria che oggi hanno l’obbligo della laurea quadriennale (forse l’unica sopravvissuta)   se hanno l’intenzione di fare questo mestiere.

Fatica per altro ben ricompensata, sotto il profilo del punteggio, perché tramuta gli anni di laurea in anni di servizio effettivo ( e in più un valore aggiunto).

Non ho nulla contro chi cerca di darsi una formazione; io ne sono un esempio perché praticamente starei sempre a fare corsi…(che reputo il cibo del cervello); ce l’ho contro un sistema che prima concedeva DI TUTTO  E DI PIU’,  ed oggi non concede nemmeno il legittimo e doveroso minimo sindacale.

L’ultima  ma non unica  novità  anch’essa  molto chiacchierata  proposta dal Ministero  è stata quella delle prove Invalsi che continuano  a mietere vittime tra gli alunni e tra gli insegnanti, che di fronte a uno scarso rendimento verrebbero   configurati  come non capaci o non adeguati.

Ma chi avrebbe   voluto l’introduzione di questo cosiddetto  osservatorio nazionale? Sembra Confindustria, con il preciso scopo di monitorare il livello di competenze ed abilità realmente raggiunte  dalla giovane popolazione destinata all’immediato ingresso nel   mondo  del lavoro.

Nulla a che fare con la formazione, dunque, e con il diritto allo studio, o con il diritto  all’evoluzione della persona intesa nella sua  realizzazione di vita formale, informale e non formale…(la long life learning)

Torniamo alla scuola che spinge verso   la pianificazione  di un sistema inclusivo, attento alle diversità intese come punti di forza e non più   temute   come punti di  debolezza.

Nelle Parole siamo tutti bravissimi; il gruppo di lavoro per l’inclusione  (GLI)  dovrebbe mettere a schema i bisogni reali della propria realtà scolastica;  il caro vecchio  POF    dell’autonomia si sposerebbe a perfezione con   questo corollario di  premesse, preamboli ed obiettivi da raggiungere.

Ma poi c’è la realtà.

La realtà è che le risorse mancano e sembra non se ne veda una via di uscita in tempi significativi.

La realtà è che i maestri invecchiano, sono stanchi  e demotivati, ma non possono andare in pensione non permettendo l’ingresso di nuove e più fresche risorse.

La realtà è che anche nella scuola come in un qualunque ambiente lavorativo vige la prassi del fare sempre due pesi e due misure, per non dire del terzo, del quarto o del quinto modo di misurare.

Potrà una  Dirigenza siffatta, un’Amministrazione siffatta, una prassi di lavoro di base  condivisa e   siffatta, così   dispari, così poco onesta,  così obiettivamente  divisa e  mal combinata,  portare la tanto amata scuola sulla spiaggia dell’uguaglianza e dell’inclusività?

Forse come sempre ci stiamo un poco prendendo in giro.

Mi sta bene sognare, io sono un’ inguaribile sognatrice, e lo dimostro tutti i giorni nelle mie scelte (cerco di farlo,  ma poi sbaglio anch’io ogni tanto, perché non sono perfetta, ovviamente…);  allora bisogna pensare  che  i sogni richiedono il prezzo della coerenza   e della  dura perseveranza.

Forse anche la nostra classe politica poi saprebbe in merito al suo campo  dimostrarsi meno corrotta di quanto non sia, se avesse dei sogni da costruire.

Se la scuola deve diventare inclusiva, allora la società non può perseguire un modello dove domina l’esclusione, la competizione, l’inganno e il senso reciproco di sfiducia.

Personalmente mi appello alle famiglie e alle loro insostituibili risorse; anche voi, carissimi genitori, ormai fate direttamente parte di questo cambiamento, o meglio dire, bisogno di mutazione.

Senza la vostra collaborazione  e compartecipazione, la scuola fallirà nel suo intento.  Inutile nasconderselo e far finta che il problema non c’è, oppure continuare a pensare che i genitori è meglio non averli tra i piedi perché intanto hanno solo pretese.

In quanto insegnante penso che un bambino è a scuola quello che è a casa, ma può diventare a casa quello che forse può diventare a suola. E  in quanto genitore  penso  lo  stesso.

Mi piacerebbe passare la parola agli stessi alunni, ai giovani e giovanissimi, che per me  non sono solo possibili forze fuori controllo da tenere sottodominio, come tristemente  ci si trova a constatare  quando  il disagio del non essere stati inclusi  o inclusivi    prende il sopravvento.

Cari  bambini e adulti di domani,  come possiamo farcela?

Io combatterò e combatto per una scuola inclusiva, ma voi datemi il vostro entusiasmo e la vostra attenzione. Io combatto   e combatterò  per una scuola che funziona e che cambia, ma voi genitori datemi e dateci la vostra collaborazione e disponibilità. Io combatto e combatterò per una scuola  sociale cioè al servizio di tutti, ma voi colleghi datemi e diamoci  la nostra  competenza e professionalità di persone  mature e responsabili.   Sono così felice di stare dentro questa scuola che lavora e non che fa finta di riempire carte…!!!  🙂

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