La Primavera di Lisbona

Bauman: "Le emozioni passano i sentimenti vanno coltivati"

Era il 2000, e sono passati tredici anni.

Nel documento  iniziale poi   rivisto nel 2008  si parlava di  formazione permanente (perchè si impara tutta la vita), di triangolo della conoscenza ( istruzione, ricerca, innovazione),  di apprendimento formale e informale (perchè si impara ovunque e con chiunque), di conoscenza che deve servire anche  a creare nuovi posti di lavoro, di importanza del plurilinguismo, di necessità di competenze di base per tutti (contro il ritorno all’analfabetismo e l’abbandono scolastico), dell’importanza della formazione  prescolastica, dell’importanza della formazione superiore (volta a creare figure di eccellenza, di partenariato e di sostentamento economico).

Gli IFP (Istituti di formazione professionale) necessitano di essere rivalutati in un’ottica che integra e non che settarizza; nasce un modello di docente esportabile e di discente viaggiatore; si parla di elevare il livello delle competenze.

La formazione, ricerca e innovazione riescono ad avere un osservatorio europeo e non solo,  idoneo a rilevare i punti di forza e di debolezza del sistema in corso.

Nascono le tanto discusse Prove Invalsi  come strumento di controllo e di verifica  delle competenze di base, messe a rischio da una lunga e cattiva gestione della scuola che lavorava per obiettivi  e non per progetti,  sull’oggettività e non sulla soggettività.

Nella primavera di Lisbona  esplode accanto ad un’Europa unita solo sotto un mero aspetto monetario,  il concetto di neoumanesimo globale  e di educazione sopra ogni forma di istruzione e di formazione.

Prima educare, e poi insegnare, o meglio la prima forma di insegnamento è l’educare.

Una testa ben fatta, ci spiega Morin,   è meglio di una testa ben piena,   nel senso che non servono le nozioni, ci vogliono le capacità di trasformare la conoscenza in competenza, ossia in azione, trasferimento, traccia, consegna di un vissuto verso la domanda di una presenza.

Un bambino educato sarà un uomo capace di affrontare l’imprevisto, i momenti di crisi economica generale, l’ottica di una vita che richiede le capacità di cambiare lavoro e di diventare, perchè no, imprenditori di se stessi.

Nasce il motto che “Scrivere oggi, afferma Glissant, significa irrevocabilmente scrivere «alla presenza di tutte le lingue del mondo», anche quando non si parla che la propria. Questa poetica di apertura non nasconde gli elementi più problematici della globalizzazione.”

Contro la fluidità del tempo e di tutto ciò che contiene  Bauman oppone la solidità dei  sentimenti che rimangono   fermi pur nella  mobilità delle emozioni.

Morin,  Bauman   e Glissant  diventano i nuovi mentori della pedagogia e poetica attuale; Lorenzo Milani   rimane il grande vero maestro della pedagogia delle nostre radici.

I   Concetti chiave galoppanti devono essere: l’equità dei diritti, l’uguaglianza delle opportunità tra disuguali, la capacità personale e collettiva  di liberarsi dalle costrizioni con le opportune strategie, una nuova idea di cittadinanza da passiva ad attiva dove emerge centrale l’importanza della Costituzione come legame che unisce il  presente alla Storia.

Molto più banalmente tradotto: “Occorre comprendere per comprendersi e comprendersi  comprendendo”

 

Ecco da dove noi veniamo e qual’è la semplice  responsabilità che ci è stata data.

 

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