ReligioneDiversadaFede

Alcuni anni passati intendevo la parola religione nella sua accezione più pura.

Per me la religione era da intendersi come una madre amorevole, distinta dalla filosofia che può tradursi  nella migliore delle ipotesi in un arido pensiero, dove la testa è dissociata dal cuore o può rimanere dissociata da esso.

Mi devo in un certo senso ricredere.

Purtroppo l’integralismo, prima quello cristiano e poi quello islamico,  hanno gettato tale parola dentro un cunicolo oscuro  dove addirittura la parola religio può venire associata alla parola intolleranza.

Ho scoperto che forse è meglio usare la parola fede e non più la parola  religione.

Per essere sincera nemmeno di questa parola mi sento molto sicura; io posso attribuire nella mia coscienza e comprensione etimologica  a tale parola ogni senso benevolo e amorevole,  ma  altri potrebbero intendere per essa una sorte di qualsivoglia credo.

Non sentiamo forse dire a piè di passo  che si può credere in qualunque cosa, vista la nostra libertà di scegliere? Quindi ci può essere chi crede nella scienza, chi crede nello yoga, chi crede in se stesso, chi crede in un qualunque guru  a cui decide di dare tutta la propria fiducia, ecc ecc ecc.

Ma forse, mi verrebbe voglia di ribattere,  la fede è qualcosa di più assoluto, di più specifico.

Decidiamo, giusto per capirci,  che meriterebbe  la parola fede, cioè merita la nostra fede, solo chi o cosa fosse in grado di salvarci, salvaguardarci, renderci o prometterci la felicità.

E  ancora qui qualcuno potrebbe voler fare la parte del diavolo  e sogghignare “Per qualcuno la felicità stà in una sballata, in un giro intorno al mondo, in una scopata, nel vincere al totocalcio….”

D’accordo, ma questa non è la felicità. Può considerarsi l’ebrezza di un attimo, la soddisfazione di un paio d’ore, l’illusione di potere togliersi tutti gli sfizi rimasti  disattesi, insomma, tutti palliativi della felicità, condizioni effimere e transitorie…

L’essere felici nel senso pieno e vero e profondo e indiscusso, siamo seri, è ben altro.

Noi lo sappiamo.

Come potremmo definirla, dunque?

La felicità è il pensare “Per quanto potessi vivere fino alla fine del mondo, non potrei credere e immaginare  di me stessa una condizione migliore di quella che sto vivendo o che ho conosciuto”

Facciamo esempi pratici, che poi sugli esempi concreti ci si capisce subito al volo.

E’ felice o si sente tale una madre che può accudire  il suo bambino tanto desiderato; è felice una donna che può vivere accanto al suo compagno in reciproco desiderio; è felice  una persona che sa di avere raggiunto un traguardo importante; è felice chi ritrova qualcuno di speciale  che credeva d’avere perso per sempre; è felice chi vive in totale pace con se stesso e il suo prossimo…

Come si può vedere si sono descritte tutte condizioni psicologiche/intime/interiori  che ben poco hanno a che fare con le sole condizioni materiali dell’essere (senza nulla togliere all’importanza dello stare bene anche da un punto di vista fisico)

Torniamo al tema della fede.

Cosa centra la fede con questi stati del tutto naturali e affatto astratti o trascendentali?

La fede sta nel legame che unisce il contingente con l’assoluto.

E’ un credo che ci proietta nell’immortalità.

E’ una visione che abbraccia la vita dopo la morte, l’eterno dopo l’attimo.

E’ quella categoria che ci distingue dalla condizione animale, puramente naturalistica.

Anche se poi penso che persino il mondo animale ha una sua nobiltà di spirito assolutamente  incantevole.

E’ la capacità tutta umana di superare il visibile per comprendere e fare proprio l’invisibile.

Aiutatemi a usare parole ancora più suggestive o autorevoli, se lo volete.

Chi ha fede crede in poche parole nell’impossibile. sì, perchè le cose possibili le potremmo fare tutti, più o meno, ma è quando si tratta di concludere cose difficili o improbabili, che allora si sgrana gli occhi.

E’ Davide che riesce a uccidere il gigante Golia con una banale e ridicola fionda; è un morto che viene resuscitato; è un uomo perso che ritorna a credere nella vita.

La fede è per chi ha conosciuto il dolore e dal dolore è stato  trasformato, trasfigurato, compromesso.

Fede dal dolore per la gioia.

Liberazione dal male verso il bene.

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